Scrivo in maniera acerba e assolutamente non professionale, chiedo venia per questo, ma sto migliorando. Non ho la presunzione di competere con chi lo fa per mestiere ma voglio, per mia natura, riuscire a fare il salto di qualità. Ci vorrà tempo, ci vorrà fatica ma ho la forza e la tenacia per affrontare questo percorso, lo sento nelle ossa e nella pancia. La mia prima fatica è stata pubblicata qualche mese fa. Oltre alla raccolta principale, troverete su Amazon, cinque volumetti, uno per ogni racconto. Una scelta fatta con causa, per rendere più agevole e facile la ritrosia a leggere nuovi autori. Io stesso quando mi approccio verso nomi che non conosco, cerco d’informarmi e di leggere qualcosa prima di prendere a scatola chiusa. Mi piacerà? Scrive bene? E’ il mio genere? Domande che assillano, chi come me, è sempre alla ricerca di nuove storie e nuove emozioni.

Sembra che i lettori abbiano gradito il modo d’esprimermi e ringrazio profondamente, perché in effetti, il mio ego è un piccolo vampiro verso le altrui attenzioni. L’editing è mio, nel senso che non è stato affidato a terzi ma ho veramente fatto miracoli (grazie a Laura, la mia stupenda compagnia). Vi rassicuro, non succederà più. Il libro è nato per gioco ma è stato affrontato in maniera del tutto seria ma in questi mesi mi sono reso conto che la questione è ancora più profonda del previsto. Per riuscire in questo mondo ci vogliono capacità e professionalità che ritengo ancora molto distanti ma esiste una qualità che mi contraddistingue. La determinazione. Aspettando una mia evoluzione in positivo, vi offro l’esordio che mi è costato una folta capigliatura bianca, prima castana!

 

 

 

La mia prima recensione per il Racconto Memoria 7/15-738 la trovate qui.

 

 

Il ponte

 

Davide ha una vita perfetta. Un buon lavoro, una relazione fantastica, una bella casa. E’ soddisfatto. Si è guadagnato tutto sputando sangue e cambiando vita. Non può chiedere di meglio ma durante i preparativi del matrimonio, un incontro inaspettato cambia tutto. La sua realtà sembra crollare e perdere consistenza e lui non può permetterlo.

Ho scritto pensando unicamente alla cosa più importante che ho nella mia vita e che cosa potrebbe succedere se mi mancasse. Chi ha letto questo racconto l’ha definito il più bello tra tutti quelli presenti. Probabilmente grazie all’empatia sviluppata verso il protagonista. E’ l’unico che ha qualche virtù rispetto agli altri.

 

…Chiusi l’acqua quando la pelle era rossa e raggrinzita per il calore. Senza asciugarmi mi diressi in camera seminando acqua ovunque e aprì l’armadio. Guardai l’orologio a parete in camera, le 11.40, Anna non si era ancora sentita tutta presa dall’evento. I suoi vestiti erano in disordine, come al solito. Non riusciva proprio a sistemare le cose, era più forte di lei, quante volte mi chiedeva aiuto perché non trovava una maglietta o una gonna. Avevo provato a trasmettergli il mio rigore ma era fatta così e in fondo la amavo anche per questo…

 

Le colpe del padre

Il protagonista è il classico prototipo del fallito, sposato ad una donna che non ama, senza scopo e senza un lavoro fisso, affonda la sua esistenza tra il bar di quartiere, il gioco e quando può cerca il calore delle puttane genovesi. Un suo comportamento però causa una serie di eventi che lo porterà a toccare il fondo più nero, mettendo a rischio non solo la sua esistenza ma di tutti i suoi cari.

 

Questo è il racconto meno strano e più convenzionale della serie. Parte da un semplice presupposto. La costrizione forzata e la conseguente claustrofobia. Sono sensazioni che mi fanno paura e ho scritto per esorcizzarle. L’idea nasce e si sviluppa attorno a una semplice scena che ho visualizzato andando in piscina. Ho anche cercato di rendere i personaggi più articolati, più complessi e ne ho inseriti molti di più, rispetto agli altri quattro.

 

…Una sensazione di freddo, lo riportò alla realtà. Aprì gli occhi e per qualche istante, i sensi provarono a negare la realtà che stava vivendo, il suo corpo ondeggiava leggermente, sospeso magicamente nella vasca. Si guardò attorno, poteva respirare e non per grazia divina, gli avevano applicato al viso una maschera che gli copriva tutto il volto. Sulla schiena, sentiva il peso di una bombola di ossigeno. Era legato mani e piedi, inchiodato in quell’assurda realtà…

 

La caduta

Il protagonista Tyler Orlandi, è un imprenditore di successo, amante del rischio e imbevuto di eccessi. Durante una delle festicciole organizzate dal suo assistente, entra in gioco una forza naturale, che non era contemplata nell’equazione.

La stanza dei giochi, si trasforma in una prigione dalla quale non può uscire. Solo, senza contare le ospiti e una presenza che lo disturba, dovrà vedersela con la sfida più grande che abbia mai affrontato, combattere per la sua stessa sopravvivenza.

 

Il racconto risale al 1996, uno delle mie prime idee complete e trascritte su carta. Dalla prima stesura tanto è cambiato sia nel protagonista, sia nella struttura della storia, tranne la causa della prigionia e il finale. Una gioia per me essere riuscito a pubblicarlo, dopo anni di tentennamenti e revisioni. Il più splatter.

 

La fase R.E.M. stava terminando. Il dolore lo stava svegliando. La natura che lui odiava tanto, aveva incrinato il suo mondo. Alla fine, la fortuna che aveva accompagnato la sua vita, si ritrasse in un colpo. Sotto una trave, nata difettosa in fabbrica, grazie a operai poco disposti a perdere ore di lavoro per controllarla, il suo destino si decise. L’energia liberata dalla scossa sbriciolò una parte dell’asse portante, facendo crollare tutto quello, che era appoggiato sopra.

Aprì gli occhi.

Il battito cardiaco passò dai normali sessanta, a cento/ cento venti, aumentando il flusso sanguineo e accelerando gli impulsi elettrici che trasmettevano il dolore.

Iniziò a urlare e a muoversi. Vide Angela immobile, mentre la figlia pareva muoversi a scatti, ma non era messa bene, il torace sembrava sfondato da qualcosa.

Il dolore aumentò ancora di più, innescando una reazione a catena, movimento/sofferenza che lo portarono a svenire dopo pochi secondi.

 

Memoria 7/15-738

 

Un racconto fantascientifico/distopico .

Francesco è l’unico sopravvissuto alla catastrofe globale. Anzi è lui l’unico vero responsabile della distruzione dell’umanità. Ambizioso e senza scrupoli, grazie al ritrovamento di un minerale dalle proprietà particolari, mentre era ministro degli interni, la sua scalata al potere non ha avuto freni, conferendogli un potere illimitato. La guerra però si sa, non si può gestire e per quanto i suoi poteri siano spropositati non potrà impedire l’ecatombe. Rimasto solo, cercherà la strada della redenzione cercando di riportare la vita in mondo avviato a una lenta morte, assieme al suo assistente robotico, Nik. Lacerato dai pochi ricordi che ancora detiene, è ossessionato dagli unici che ha cancellato, per far posto a nozioni all’epoca per lui indispensabili, durante la sua scalata al potere. Tra questi l’unico suo vero rimpianto. Laura. Donna amata in un lontano passato e che per colpa delle sue mire ha perso.

 

Anche questo racconto ha origini antiche. Nato dalla consapevolezza che non tutti sono eroi per una volta avrei voluto vedere il mondo distrutto, invece che salvato da un manipolo di uomini mascherati. Ho cercato di affrontare tematiche come il senso di colpa e la solitudine chiedendomi se un mostro sarebbe in grado di provare un senso di rimorso per le sue azioni.

 

Le porte elettriche si aprirono e si chiusero dietro di lui. Lei era lì, nella vasca di crescita.

«Gli organi interni stanno reagendo bene» lo informò «abbiamo applicato delle piccole differenze a livello strutturale, per impedirne il collasso, come avvenuto in passato».

Mentre parlava, nuovi parametri vennero visualizzati, sul vetro che divideva l’ambiente in due, rendendo la vasca isolata dall’esterno, per non compromettere l’esperimento.

«La pelle quando sarà pronta?»

«Abbiamo dei problemi a stabilizzarla. La diminuzione dell’ossigeno all’esterno crea scompensi, che non siamo ancora in grado di risolvere».

«Non m’interessa, voglio che viva, fargli indossare la tuta all’esterno, è un problema secondario.» disse con amarezza «Vi do ancora sei mesi, se non trovate le risposte giuste, userà l’involucro. Non riesco più a vederla in questo stato, ossa e muscoli, non rappresentano il mio ideale».

«Prevedo il settanta per cento di riuscita, con i tempi che mi hai dato» specificò Nik.

«Voglio il cento!» quasi gridò «Sono stufo di avere a che fare con bulloni e metallo.»

«Non ho bulloni, nella mia strut…»

«Era un modo di dire» gli appoggiò una mano sulla spalla di carbonio, cambiando intonazione di voce «non è colpa tua, mio buon amico, se non sei umano!»

Si perse con lo sguardo dentro la vasca e cercò di ricordare, sforzandosi oltre ogni limite, ma non aveva niente a cui attingere. Nik capì cosa stava provando e proiettò su tutti gli schermi una sua immagine.

Francesco trasalì.

 

Il guardiano

 

Una casa, una storia da raccontare, un uomo, un ospite misterioso, una richiesta. Sono questi gli ingredienti che troveremo nel racconto.

La storia nella storia. Un uomo racconta la propria esperienza a un amico.

L’uomo addormentato davanti alla tv dopo aver sognato un mondo allucinante, trova conforto nella realtà ma per pochi minuti. Un ospite inatteso lo costringerà a una prova non richiesta, chiedendo di compiere una scelta.

 

Per me il racconto migliore della raccolta, ma rimane un mio mero giudizio. La vera protagonista è la vendetta pura e semplice. Come si comporterebbe l’uomo medio se investito di poteri fuori dal comune? Abbraccerebbe la luce o si lascerebbe andare sguazzando e incanalando tutti i suoi istinti animali?

 

Volevo urlare, gridare, strapparmi via il pavimento di dosso e correre senza riserve, fuggendo via da quell’incubo, invece iniziai a piangere. Lacrime copiose e dense, segnarono il mio viso e i bruchi si mossero.

Riuscì a percepire ogni loro movimento, il rumore delle loro zampette rimbombava ed echeggiava nella mia testa, poi vidi una cosa che mi sconvolse ancor di più.

Il bruco a pochi centimetri da me, tramutò. La testolina si fuse per ricomporsi in un volto a me noto, solo le piccole chele nere non mutarono. Persi i sensi, ma fui immediatamente riportato alla ragione, non mi era concesso andarmene, dovevo rimanere vigile.

Il volto era di mio padre! Scorsi mutare anche gli altri. Vidi mia madre, mia zia e mia nonna. Ed erano solo i primi.

Giudizio. Non poteva esserci niente di buono in quello che stava accadendo…

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