Parlare di Clive Barker  è un onore. Chi è Barker? Questa è una domanda comune che mi rivolgono spesso gli amici e conoscenti, quando parlo di lui. Ahime, ai più è sconosciuto, almeno in Italia. Almeno non come il suo ‘rivale’ Stephen King.

Ho incontrato il suo lavoro appena quindicenne, non era un libro ,era un film. “Hellraiser, schiavi dell’infermo”.  Abitavo in un piccolo paesino e tra i pochi residenti ,vi era un ragazzo, Alessandro, un metallaro dentro e fuori. Per i miei, parlare con lui equivaleva a giacere con il diavolo, non hanno mai saputo che avevo fatto amicizia e che era stato lui l’artefice della mia passione per il genere Horror e per altri genere di filmetti, quelli con le donnine nude.

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Ne rimasi subito affascinato, cosi ho iniziato a cercare i suoi scritti e i suoi film. Perché mi piace cosi tanto? Perché c’è una sostanziale differenza tra lui e gli altri.  Non c’è morale. Non esiste il bene o il male ,almeno come lo intendiamo generalmente. I personaggi di King ,ad esempio, possono essere buoni o cattivi, esistono anche le vie di mezzo, quelli che non sanno che strada scegliere, ma tutti sono legati al loro destino e alla fine il ‘bene’ vince. Magari facendo parecchi danni o segnando per sempre i coinvolti, ma usciamo dal viaggio con una sensazione:se osi percorre strade secondarie ,paghi.  Ci sono poche eccezioni ad esempio in ‘Cose Preziose’ il male non muore, vince!  I personaggi comunque seguono la regola precedente.


Nei libri e racconti di Barker invece non ci sono regole. Il male e il bene sono indefiniti. I protagonisti seguono solo la propria indole, non hanno paura di essere chi sono. Non c’è spazio per Dio e il Diavolo, ma solo energie ,che raccolte vengono usate per fare qualcosa di positivo o negativo. A volte si può giungere anche ad un lieto fine, ma l’unica verità è che per raggiungere la meta, bisogna essere determinati, duri e pronti a sporcarsi le mani. Chi non ha queste caratteristiche viene spazzato via, cancellato anche dai buoni propositi di chi vuol ostacolare il presunto male supremo.

Le sue descrizioni sono crude e precise, ma con stile. Di seguito un paragrafo tratto dal libro  “Gioco Dannato”.

« È tutto qui quello che hai? » Rondine era furioso. Aprì il cappotto di Breer, lacerandolo.

« Non farlo », suggerì il Mangialamette.

« Fa un po’ caldo per indossare il cappotto, non trovi? » sogghignò il ladro. « Che cosa stai nascondendo? »

I bottoni cedettero quando il ladro strappò la giacca che Breer indossava sotto al cappotto: il-ladro rimase a bocca aperta alla vista dei coltelli e delle forchette che erano ancora conficcate nell’addome della sua vittima. Le macchie di liquidi seccati che scendevano dalle ferite erano soltanto leggermente meno disgustose delle strisce putrefatte che partivano dalle ascelle e arrivavano fino all’inguine. In preda al panico, il ladro premette il coltello ancora più profondamente nella gola di Breer.

« Cristo! »

Anthony, avendo già perso la dignità, il rispetto di sé e, lo sapeva ormai, la vita, poteva perdere ormai solo la pazienza. Alzò un braccio e afferrò il coltello con la mano unta. Il ladro lo lasciò andare un attimo troppo tardi. Breer, più agile di quanto la sua mole lasciasse supporre, torse la lama e la mano indietro, rompendo il polso del suo assalitore.

Rondine aveva diciassette anni. Aveva già vissuto una vita ìntera, per avere solo diciassette anni. Aveva assistito a due morti violente, aveva perso la verginità -con una sorellastra – a quattordici anni, aveva puntato sui cani, aveva visto film pomo, aveva preso pillole di ogni tipo con quelle sue mani tremanti: la sua era stata, pensava, una vita intensa e aveva imparato un sacco di cose. Ma questo non gli era mai capitato. Niente di simile, mai. Gli faceva male allo stomaco.

 

Il lettore viene catapultato in una spirale discendente che punta alle nostre paure, al nostro io più profondo, più buio. Le domande che si pongono i protagonisti sono quelle che celiamo dentro di noi, chi più , chi meno. Lasciano l’amaro in bocca, perché in fin dei conti tutti abbiamo immaginato di dar libero sfogo a quello che abbiamo dentro.,al di la delle convenzioni sociali. In quelle pagine lasciamo uscire la bestia, senza giudizio, senza colpa. L’uomo è fatto di vari sentimenti e celarli non aiuta, non completa, chi li abbraccia  trova l’illuminazione, comprende il mondo. Bisogna solo capire se si userà questa nuova conoscenza per salvarlo o distruggerlo.

In conclusione leggete Barker e troverete un ottimo compagno di viaggio parleremo ancora di lui!

 

 

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