Cal Lightman vs Patrick James

Vorrei vedere un crossover con Cal Lightman e Patrick James, ovvero Lie to me  che si fonde con The mentalist.

 

Lightman è un dottore specializzato nel riconoscere, tramite lo studio delle micro espressioni facciali, le emozioni, in primis la menzogna. Possiede uno studio in  società con la dottoressa Gillian Foster, con diversi collaboratori ,ma solo due risultano protagonisti, Eli Loker e Ria Torres. La sua collaborazione viene richiesta il più delle volte dall’ente federale, ma si destreggia con efficacia anche tra aziende e privati cittadini bisognosi di aiuto.

Ha un passato burrascoso, il classico genio disturbato che dice tutto quello che pensa, senza reali conseguenze. E’ divorziato, con una figlia a carico, quattordicenne. E’ arrogante, dispotico ed incline all’autocelebrazione. Lui deve ,anzi “ha sempre ragione”, però questi difetti vengono colmati da una forte morale ed un pizzico di altruismo.

Patrick James è un uomo distrutto dal dolore, moglie e figlia vengono uccise da un noto Serial Killer conosciuto come “John il rosso”. Venuto a conoscenza che il CDI (California Bureau of Investigation) ha preso in carico l’indagine sull’aggressore della sua famiglia, decide di donare le sue conoscenze per aiutare genericamente con i casi in corso, in cambio di informazioni su John.  Qui sono quattro le figure principali, oltre al  protagonista, Teresa Lisbon, responsabile dell’ unità, Kimball Cho, Wayne Rigsby, Grace Van Pelt. Nel corso della serie s’incontrano altri personaggi come J.J. LaRoche, appartenente agli affari interni e successivamente capo temporaneo del CDI, al quale l’iniziale antipatia viene sostituita nel corso delle puntate da vera stima. Nella serie, ogni personaggio viene approfondito molto bene, si impara a conoscerli, ad apprezzarli, per i difetti e i pregi che hanno. Cho, il migliore con la sua personale mimica facciale(Lightman  probabilmente con lui fallirebbe), mantiene la stessa espressione in ogni situazione, nelle sette stagioni, le volte che ha sorriso si contano sulle dita. Rigsby è  il classico ragazzone americano , sportivo e dedito al lavoro, però è anche un romanticone ingenuo e un appassionato divoratore compulsivo di cibo. Van Pelt è figlia di un militare con una grande voglia di far carriera, religiosa e attenta ad avere sempre un comportamento corretto. Nel corso delle stagioni si scioglierà un po’, riuscendo persino a sporcarsi le mani sotto le stravaganti richieste di Patrick. C’è anche un piccolo mistero dietro al suo personaggio. Durante le riprese della quinta stagione, per diverse puntate, entrava solo nelle inquadrature da seduta, risultava quasi fastidioso il fatto che non si alzasse mai da quella sedia. In una scena la vediamo di spalle e quando si gira rimane dietro al carello che stava spingendo. Frustrante!!! Immagino che visto la sua lontananza dal lavoro per il “corso” all’ Fbi e che al suo ritorno non c’erano più inquadrature a mezzo busto, la spiegazione più ovvia possa essere la sua maternità.

Teresa è un maschiaccio, dedita al lavoro e passa sicuramente più tempo ad oliare la pistola che a truccarsi, Il rapporto con Patrick, dopo una brevissima diffidenza, diventa profondo e si riesce già ad intuire una possibile storia d’amore.

Patrick prima della tragedia, svolgeva l’attività di sensitivo, si faceva pagare profumatamente per messaggi giunti dall’aldilà da proferire in un’atmosfera alquanto sciamanica, lui stesso afferma che truffava la gente e che “il mistico” non esiste. A causa proprio di una sua constatazione su John il rosso richiesta in tv, subisce la vendetta del killer, sulla sua famiglia. Per riuscire a sopravvivere tramuta le sue reali abilita, ovvero di saper leggere le persone(esattamente come Lightman), aiutando la polizia, ma realmente ha solo uno scopo, trovare ed uccidere John. Il personaggio è raffinato, intelligente, arrogante e presuntuoso ma su Patrick questi difetti diventano pregi, li porta come un abito tagliato su misura della migliore stoffa.


The mentalist rispetto a Lie to me ha una marcia in più, le storie i personaggi sono più contorte, più elaborate, pochi sono gli episodi in cui risulta piatta la sceneggiatura, ma come dicevo prima è James che fa la differenza. Amiamo quell’uomo, a cui la vita gli ha portato via tutto e capiamo il suo dolore perché è consapevole di essere vittima e  carnefice di se stesso. Fregando la gente, ha attirato il male nella sua esistenza è questa la linea di fondo, però solo grazie a quell’evento traumatico lui riesce ad evolvere diventando finalmente un “Buono”.

Anche Lightman ha avuto il suo lutto e cosi come il suo alter ego, la  vita prende una direzione diversa grazie a quell’evento, non drammatica e sconvolgente come in the Mentalist, ma comunque d’impatto. La madre si toglie la vita e lui, già dottore, si tormenta per non averlo capito. Però per quanto abbia doti fuori dal comune ,la serie non riesce ad elevare il personaggio come si deve, questo probabilmente per il fatto che non c’è un filo conduttore che porta lo spettatore a guardare la puntata successiva, se per qualche motivo si salta una puntata, nulla cambia e si può proseguire la visione senza problemi. E’  veramente un peccato, perché Tim Roth è un grande, che adoro e ho seguito sin dalle sue primissime comparse e non è certo colpa sua se la serie perde d’impatto puntata dopo puntata.

Queste due serie parallele tra loro ci insegnano che essere egocentrici, presuntuosi è quasi un bene rispetto alla mediocre normalità e io il più volte durante la visione sono stato coinvolto nei loro deliri di grandezza, dimenticandomi però che oltre a quelle doti, ne serve una in particolare che non mi manca del tutto, ma nella quale non eccello, ovvero l’intelligenza. Loro possono permettersi di essere cosi, come nella realtà lo era Steve Jobs, Albert Einstein ecc. Io, se mi comporto da arrogante, risulto solo un piccolo frustrato che guarda gli altri dall’alto in basso.

Immaginate un attimo con me, come potrebbe essere una serie con loro due. Dopo la sigla iniziale ed il probabile omicidio, i due arrivano, uno con la tazza da tè in mano e l’altro gesticolando e dinoccolandosi come sempre, guardano la scena del crimine, radunano le persone e risolvono il caso i circa due minuti, dove aver scambiato qualche parola. In sette minuti si chiude l’episodio con i titoli di coda. Non molto pratico ed efficiente dal punto di vista narrativo, certi personaggi sono condannati a rimanere soli, la grandezza è single!

Per concludere guardare Mentalist, come ho letto in un altro articolo, è veramente un ‘esperienza di vita. Ami la serie, ami i personaggi e non puoi fare a meno di vedere tutte e sette le stagioni e quando arrivi alla fine, porti  il lutto nel cuore, perché anche se puoi rivederla dall’inizio, non sarà più la stessa cosa.

Lie to me invece, per quanto come detto sia grande il personaggio, arrivi alla fine ma con sollievo. La rivedrei? Non lo so.

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