SANGUE SPORCO


Il mio primo libro!

In teoria doveva essere pronto, a meta febbraio ma come sempre, il tempo è tiranno e prima di marzo probabilmente non sarà disponibile. Siamo in fase di editing e la copertina ci sta risucchiando in una sorta di limbo, dove un giorno sembra tutto a posto e quello dopo è da rivedere completamente tutto. Come Van Helsing era caccia del conte, io sto passando ore alla ricerca di refusi, di rientri mal riposti e di tutto quello che può ledere negativamente lo scritto. Cosi è la vita! Quindi, per quanto cerchi di trovare tempo per pubblicare articoli su libri altrui e serie tv, non riesco e chiedo venia a quei pochi lettori fedeli, che mi seguono!

Almeno il progetto è nella fase conclusiva e dopo anni di lotta con me stesso, ho finalmente qualcosa tra le mani che mi rende orgoglioso, mi sento come Victor Frankenstein nel suo studio, ossessionato dal suo lavoro, con il corpo smembrato e ricomposto del malcapitato, aspettando il fulmine che generi la creatura che porterà panico e desolazione nel mondo (in senso letterale intendo, non prendetemi troppo sul serio).

Per lambire, almeno in parte, la voglia di dar vita all’entità, ancora non completamente formata, vi offro un anteprima strutturale, che plachi, temporaneamente, la mia anima inquieta. Perché scrivere, per me, è diventato fisiologico, una sorta di azione quotidiana come mangiare e bere. Da più di un anno ho ripreso in mano la penna, dedicandomi alla mia passione, almeno un paio d’ore al giorno. Mi sono trovato, più e più volte, davanti a un muro e alla sensazione che forse non dovevo spingermi in questa landa desolata, armato solo della mia immaginazione, essendo potenzialmente rischioso e alquanto deludente. Avendo frequentato (ahimè, l’unica cosa che rimpiango veramente) solo la scuola dell’obbligo, la grammatica e la sintassi sono materie alquanto inavvicinabili, come le mura di Mordor. Non mi sono arreso e come Frodo ho portato il fardello cercando di incanalarlo, leggendo, studiando, cercando di migliorare e penso di essere finalmente pronto al grande salto.

Oltre a questo nella mia vita, è arrivata lei, la mia musa ispiratrice. Laura, che ha sovrastato tutte le voci negative, spingendomi ad osare incondizionatamente. Più volte mi ha detto che se io amo scrivere, devo farlo. Alla mia insistente domanda: «Ma la tecnica? I dialoghi? I personaggi?»

Lei mi ha risposto: «Scrivi, scrivi e scrivi e dove non arrivi ,studia. Cerca di capire come si compongono i dialoghi, la struttura dei personaggi. Una volta scritto, in fase di correzione, tagli, modifichi e rivedi il tutto.»

Parole sante. Nel rivedere in seconda bozza il manoscritto, certo di aver scritto un’opera di alto livello e perfetta, ho scoperto con sorpresa che era illeggibile, i personaggi piatti, i dialoghi monotoni e quasi inesistenti. Superare la paura di essere giudicato e mettermi alla prova è stato però esaltante, gratificante e ora la creatura è pronta per essere data in pasto a voi, critici feroci della carta stampata.

Al di là del risultato, però è veramente un traguardo importante e chi (molti tra i miei conoscenti) non lo capiscono, gli rispondo semplicemente che è una mia passione magica e catartica. Non c’è niente di più importante, che avere le proprie idee ed esprimerle, anche se sono forti e vanno contro il naturale pensiero. Sia che io scriva una fiction o racconti esperienze reali, cerco di esprimere il mondo dal mio punto di vista, è questo che amo più di ogni altra cosa. Come dicevo, un sacco di persone, dai colleghi, ai parenti, a chi ha incrociato la mia strada anche per poco tempo,  non hanno sviluppato idee proprie, seguendo semplicemente il flusso della massa e accontentandosi di quello che gli viene proposto. L’atto di creare invece ribalta la situazione, tramutandola da passiva ad attiva e cambiando radicalmente l’esistenza di chi si è messo in discussione.

Ed ecco a voi( squillo di trombe) la mia prima opera:

 

Memoria 7/15-738

 

In questo racconto ho cercato di rispondere ad una semplice domanda che mi ha sempre assillato. Cosa potrebbe succedere se un pazzo prende il potere e i suoi sogni di gloria si realizzano? Nella storia umana, ciclicamente abbiamo incontrato spesso queste figure, come Hitler e Stalin e mille altri, per fortuna però i loro sogni di gloria si sono sciolti al sole, magari dopo anni ma non hanno avuto seguito. Qualcuno li ha fermati prima che imponessero il loro volere a tutto il mondo.

Se nessuno era in grado di opporsi alla loro follia, il mondo come lo conosciamo che fine avrebbe fatto? L’uomo a capo di tutto avrebbe potuto controllare l’escalation di violenza innescata? Una volta raggiunto l’obiettivo, il dittatore come avrebbe reagito? Poteva in lui sorgere un dubbio sul suo operato?

Scrivere di Francesco mi ha appassionato e il mondo che ruota attorno a lui è sconfinato e pieno di sorprese, sicuramente nel prossimo futuro lo incontreremo nuovamente.

 

Il guardiano

In questo racconto parliamo semplicemente di vendetta, pura e semplice. Al protagonista vengono offerti dei “poteri”, fin qui nulla di nuovo direte voi. L’ epopea di un eroe nasce nella consapevolezza di usarli a fin di bene, personalmente però non amo molto la massima “a grandi poteri, derivano grandi responsabilità!”

Per cui il mio personaggio, una volta ottenuti, cosa ne avrebbe fatto?

Semplice, sfrutta la sua nuova condizione a proprio vantaggio, mettendo fine a diverse parentesi che riteneva ancora aperte, portando dolore a chi lo aveva in qualche modo denigrato. Qui ho lasciato andare l’immaginazione chiedendomi cosa farei io se…

L’incipit del racconto è nato da un flash, mentre ero disteso sul pavimento a guardare la tv, cercando di alzarmi, mi sono accorto che avevo il collo e parte della schiena intorpidita dalla posizione.

E se il pavimento si fosse all’improvviso liquefatto, inghiottendomi per poi imprigionarmi? E se la causa fosse soprannaturale?

Il racconto scritto nel 2014, è rimasto nel cassetto per anni, mutando sostanzialmente nell’ultima stesura.

 

Le colpe del padre

 

Cosa ci può essere di più infimo per un uomo, di far ricadere le proprie mancanze sulla sua prole? Il protagonista a causa di un suo comportamento, viene coinvolto in una ritorsione che forse intaccherà la sua eredità.

Volevo qualcosa di forte, non tanto per gli eventi in se ma per l’approccio alla situazione. Un mix di eventi hanno dato vita ai protagonisti ispirati a personaggi conosciuti incrociati ad altri totalmente inventati, scaraventando il lettore in una realtà, in questo caso non troppo fantastica ma dura e cruda.

L’ ambientazione nella piscina mi sembra buona e credo di essere riuscito a trasmettere abbastanza bene le emozioni che vive il protagonista.

 

La caduta

Il più vecchio, per nascita, dei miei racconti, correva l’anno 1996 quando, sulla mia vecchia macchina da scrivere, redigevo le dieci paginette che hanno dato vita a Tyler Orlandi. Inizialmente intitolato “Sleeping Time”, rimasi stupito di essere riuscito ad ideare una situazione parecchio al limite come questa.

Per natura sono claustrofobico e terrorizzato da ogni genere di costrizione, sia fisica che mentale e l’idea principale nasce proprio da questa mia paura, trovarsi chiuso in una stanza, ferito e senza avere la possibilità di fuga.

Volendo trasmettere questo al lettore, non sono ricorso ad ipotesi fantastiche ma ho utilizzato una causa reale che potrebbe realizzarsi. Il protagonista addormentato nella stanza dei giochi assieme a due ospiti, viene coinvolto nell’evento naturale, finendo rinchiuso in quella prigione che fino a qualche attimo prima era il suo regno. Quello che segue è, a mio parere, un evoluzione naturale della situazione.

 

Il ponte

 

Le vicende del protagonista, qui sono trattate in prima persona e rispondono semplicemente ad una domanda.

Come si reagisce alla perdita della persona che rappresenta non solo l’amore ma la perfetta metà del proprio animo?

Durante il pranzo dell’anniversario di matrimonio dei miei suoceri, ero sceso a rimirare la cascata formata dal piccolo torrente ,proprio sotto lo stabile e BANG osservando il ponte sopra la mia testa ho visto il protagonista compiere una determinata azione. Da quel singolo evento, ho ricostruito la vicenda.

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