FIRMAMENTO


Quest’oggi voglio dedicare l’articolo, non ha fantastiche visoni futuristiche o vicende ambientate nel passato ma ad una realtà  contemporanea che mi ha colpito molto, ovvero quella di Firmamento, una rivista digitale nata dall’idea di due ragazzi torinesi. Un format, che permette  a scrittori emergenti e non, di poter pubblicare e questa è cosa buona giusta, per cui ho sentito la necessità di conoscere meglio gli autori, quindi ho chiesto a loro un’intervista e nonostante i molteplici  impegni, mi hanno concesso un po del loro tempo.  Per cui senza più indugiare ascoltiamo cosa hanno da dirci…

 

 

Quando è nata l’idea della rivista e ha qualche significato personale il nome dell’editoriale?

Danilo. Mettere in piedi una rivista è un’idea che ho da tempo e che mi è frullata in testa a lungo, specialmente durante il 2017. Questo è un periodo di rinascita per progetti simili che, grazie al web e ai social, viaggiano bene in rete. Inoltre, il numero di aspiranti scrittori è in costante aumento, quindi una rivista che può mettere in campo un minimo di competenza e di visibilità verrà sicuramente intercettata da un buon numero di persone. Insomma: questo era il momento giusto. Tornando all’idea, nella sua prima incarnazione Firmamento era quasi una piccola casa editrice digitale, poi – come sempre accade alle idee non ancora complete – è diventata altro, prima un sito classico, poi una newsletter, assetto che alla fine abbiamo reputato essere quello giusto. A volte le idee non sono altro che rimaneggiamenti di quanto già esiste: la newsletter a cui mi sono ispirato è Medusa, gestita da Nicolò Porcelluzzi e Matteo De Giuli (basata sul sito Not). Il nome non ha un significato particolare, l’ho scelto perché è una di quelle parole che suonano bene e che hanno un certo peso.

Davide. L’idea della rivista mi è arrivata direttamente da Danilo, che l’aveva evidentemente già coltivata a lungo, quando, la scorsa estate, mi ha contattato con questo progetto in mente. La proposta mi ha colto in una fase di profonda reinvenzione, pertanto mi sono detto, perché no? Mi è sembrata davvero un’ottima opportunità per affinare le mie capacità e creare qualcosa di nuovo. Come ha già detto Danilo, la nascita di Firmamento è avvenuta per gradi, finché non siamo arrivati a quello che è adesso. Sul nome non credo ci sia altro da aggiungere.

 

Raccontateci un po’ di voi e di cosa vi occupate nella vita?

Danilo. Io ho studiato scienze biologiche all’università. Poi, durante la specialistica, ho mollato. Durante un periodo in cui tentavo di reindirizzare la mia vita ho realizzato che i libri erano la mia grande passione; mi sono reso conto che avrei dovuto iniziare nuovamente da lì. E così è andata. Ho cominciato a scrivere su alcuni blog collettivi e su alcune riviste letterarie online (Finzioni Magazine, Cultweek, Flanerì), poi sono arrivate le prime collaborazioni retribuite (con Il Tascabile e DMAG, per esempio) e ora, da alcuni mesi, lavoro per una casa editrice torinese come redattore freelance e sono nella redazione di ContemporaryArt Piemonte.

Davide. Anche io, come sai, ho studiato Scienze Biologiche, con la differenza che, prima di arrivare alla conclusione che una vita di laboratorio non faceva per me (anche se non escludo una carriera nella divulgazione scientifica), ho terminato la magistrale in Biologia dell’ambiente. Da quel momento in poi è stato un continuo reinventarsi e avvicinarsi alla mia vera passione, quella dei libri. Dopo la laurea ho conseguito un master in traduzione editoriale che ha felicemente portato alla pubblicazione di un libro per Astoria e mi ha permesso di conoscere professionisti del settore. Nel frattempo ho continuato a leggere e scrivere voracemente. Nel 2017 ho partecipato a un concorso letterario che ha avuto come diretta conseguenza la pubblicazione di un mio breve racconto, pubblicato sull’antologia Racconti torinesi, Historica ediz. Sempre lo scorso anno poi, dietro insistenza di un mio caro amico, ho aperto un blog letterario che gestisco con il suo aiuto e che, spero, possa crescere ancora.

 

È la vostra prima collaborazione?

Sì, ci conosciamo da poco tempo.

 

L’ostacolo più grosso che avete superato per realizzare la rivista?

A dire il vero non ci sono stati grossi ostacoli. Forse il più ostico è stato scegliere la forma migliore. Arrivare alla newsletter ha richiesto qualche mese di elaborazione mentale e la giusta dose di ispirazione.

 

La rivista nasce per colmare un vuoto presente nel web o avete voluto ricreare un modello editoriale a vostra immagine?

Di riviste, come dicevamo sopra, ne esistono davvero tante; e tante sono quelle che nascono ogni anno. Alcune di esse – cito due nomi: EFFE e The FLR; la prima è presente già da qualche anno, la seconda è relativamente recente – sono dei progetti di un certo peso nel panorama editoriale italiano. Firmamento ambisce a essere qualcosa di diverso e proprio per questo abbiamo deciso di scegliere la forma della newsletter, perché fino ad ora non ci sembra che nessun progetto l’abbia adottata. Quindi, in un certo senso sì, colmiamo una sorta di vuoto. Non sapremmo dire se il nostro modello ricalca la nostra immagine, ma ora, dopo alcune settimane di prova e il lancio dei primi due numeri/mail, siamo sicuri che sia un modello che funziona, che piace sia agli utenti che a noi.

 

Quale è il target a cui vi rivolgete?

Non abbiamo un target preciso, anche se è chiaro che Firmamento contiene materiale che guarda alla letteratura da un punto di vista preciso e non di massa (la sezione Telescopio, per esempio, nella quale pubblichiamo brevi saggi sul panorama letterario ed editoriale, contiene, in alcuni casi, testi rivolti a un pubblico interessato al tema, che non si ferma al titolo da classifica o delle major). Speriamo di essere letti da un pubblico variegato, ma sappiamo che lo zoccolo duro dei nostri lettori è composto da aspiranti scrittori e persone che gravitano attorno al mondo editoriale. Almeno per ora.

 

Siete da poco usciti con il secondo numero, come sta andando?

Siamo soddisfatti. Il numero di proposte che ci è pervenuto è buono, così come il numero di iscritti alla newsletter; quest’ultimo cresce giorno dopo giorno. Inoltre, e questa è la cosa che ci fa più piacere, riceviamo complimenti sia per l’idea di mettere in piedi una “newsletter letteraria” sia per la qualità dei testi che scegliamo di inserire nei numeri. Dato che puntare sulla qualità era il nostro obiettivo principale, siamo molto soddisfatti.

 

Avete un consiglio da dare, per chi aspira a vedere un suo racconto sulla rivista?

Il consiglio che riteniamo sia il più importante è questo: se aspiri a scrivere su una rivista (e il discorso vale anche per un sito o un concorso o una casa editrice), prima di tutto leggi quella rivista e i contenuti che pubblica. Sembra banale, ma non è così. Puntare alla pubblicazione significa prima di tutto puntare alla realtà maggiormente adatta al tuo scritto. Noi non abbiamo una specifica linea editoriale ma, per esempio, abbiamo dei limiti di battute. È inutile dire che abbiamo ricevuto scritti lunghissimi, che a prescindere dalla qualità non potremmo mai pubblicare nella nostra newsletter. Inoltre, ci piacerebbe ricevere delle mail di presentazione ben congeniate e complete; per riassumere: una breve biografia, qualche riga sul perché in allegato c’è quel preciso racconto e non un altro, e un nome completo come firma. Ecco, questo ci farebbe molto felici. Ma aggiungiamo una postilla: fate leggere i vostri scritti a qualcuno prima di inviarli (se fra i vostri conoscenti c’è un lettore esperto, inutile dirlo, rivolgetevi a lui senza paura).

 

Pensate già ad altri progetti o vi concentrate esclusivamente su questo, per il momento?

Per il momento non abbiamo altri progetti in mente. Entrambi curiamo un blog personale, un impegno che porta via molto tempo. Per ora ci accontentiamo di far veleggiare per bene Firmamento. Poi, si vedrà.

 

Avete una vita lavorativa piena, biologi entrambi e collaborate con svariate altre riviste, perché dedicare del tempo ad un progetto che nasce per passione e non ha un diretto ritorno economico?

Questo è un punto importante. Per prima cosa puntualizziamo che nessuno di noi due è un biologo di professione. Venendo alla domanda, riteniamo di fondamentale importanza un progetto come Firmamento, anche se non ha un ritorno economico diretto. Perché? Perché curare una rivista è un’ottima palestra: infatti, il confronto con altri autori permette di affinare la propria capacità di lavorare un testo, consente di sviluppare il proprio senso critico e di mettere alla prova la propria capacità di giudizio. Lavorando su testi altrui, attraverso la lettura delle proposte e l’editing di quelli scelti, si lavora al tempo stesso sulla propria scrittura e sul proprio stile. Inoltre, fondare una rivista permette di creare un piccolo spazio nel mondo editoriale – che, in verità, è piuttosto piccolo – e quindi di conoscere il panorama letterario da un punto di vista preferenziale. È risaputo che editor e direttori editoriali scandagliano costantemente l’universo delle riviste letterarie alla ricerca di talenti (sia autori che aspiranti redattori), per cui fondare una rivista è, fra le molte strade, una delle migliori da intraprendere per chi voglia lavorare nel mondo dei libri. Per concludere: sì, serve la passione, ma si tratta di un allenamento assai utile sotto molti punti di vista, anche in ottica lavorativa.

Secondo voi, perché leggere, scrivere e tenere la mente aperta alle visioni altrui, può aiutare ad affrontare meglio la propria esistenza?

Questa è una domanda personale, per cui diamo una risposta ciascuno.

Danilo. Per quanto mi riguarda, leggere è il modo che trovo più congeniale per arricchire la mia esistenza e allenare lo sguardo con cui osservo il mondo. Non sono mai stato un grande viaggiatore o un amante delle esperienze dirette, per cui la Biblioteca è diventata molto presto la mia via d’accesso preferenziale al mondo. Inoltre, trovo che i libri – al plurale, beninteso – siano in grado di formare persone che guardino la contraddittoria complessità del reale (questa è una citazione di Javier Cercas) come un aspetto positivo del mondo e non il contrario. Ritengo che nella vita di ognuno di noi e nel mondo che ci circonda non ci siano assoluti – e i libri sono, grazie alla potenza dell’immaginazione, dei perfetti modelli in grado di allenare le persone a vedere in scala di grigio. Come diceva Cortàzar, i libri sono creati appositamente per esercitare il senso critico, il dubbio, l’empatia e lo sguardo angolare, per formare generazioni di formulatori di domande e di dubbiosi. Quindi leggo affinché il mio sguardo sia dubbioso – ma non sono affatto sicuro che questa sia una risposta esaustiva. E perché alcuni libri sono dannatamente avvincenti; hai mai letto 2666 di Bolaño?

Davide. La lettura, secondo me, è un viaggio. E un viaggio è qualcosa che ti trascina in territori nuovi, inesplorati, al di fuori della propria “comfort zone”, e come qualsiasi nuova esperienza, sia che richieda un vero e proprio trasferimento geografico o meno, può essere qualcosa di gradevole o ripugnante ma, in ogni caso, donerà sempre una visione del mondo più ricca e più critica. Perciò, sì, la lettura, la scrittura, aiutano a rapportarsi con maggiore lucidità nei confronti del reale. Ma attenzione, purché valga sempre l’assunto “so di non sapere” e si mantenga un approccio razionale e attento.

 

Ringraziamo ancora Danilo e Davide per la loro collaborazione, per l’attenzione e la cura nella risposte e aspettiamo con ansia la prossima uscita della rivista. Per chi non fosse ancora iscritto può cliccare qui per accedere alla pagina Facebook della rivista.

 

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