ZetaFobia di Gualtiero Ferrari


Zetafobia libro finalista del premio Odissea di Gualtiero Ferrari uscito nella collana Odissea della Digital Fantascienza.

Prima cosa sono doverosi i complimenti a questo scrittore per il coraggio che ha avuto nel parlare di un argomento trito e ritrito e che quindi rimane di difficile gestione. Dopo anni di film e filmetti sull’argomento e due serie tv che personalmente adoro (non tuti condividono il mio pensiero) riuscire a stupire usando i mangiatori di carne umana non è facile.

Lui ci ha provato e il risultato è strepitoso.

Gualtiero Ferrari nasce a Torino nel 1970. Sposato, con un figlio quattordicenne, cresce e vive in questa splendida città, salvo trasferirsi alcuni anni all’estero, per motivi di studio e di lavoro. Parla fluentemente l’inglese, il francese e quel minimo di tedesco necessario a ordinare del cibo caldo e una birra fresca. Di formazione economico-scientifica, più che umanistica, si è avvicinato alla lettura nel corso dell’adolescenza e si è rifugiato nella scrittura, ormai adulto, durante un difficile periodo personale. Attualmente lavora presso un’azienda di meccanica di precisione, Zetafobia è il suo primo romanzo.

Editore: Delos Books

Pagine: 346

Domenico, un chimico con tendenze paranoiche, abita alle porte di Torino insieme alla moglie Lucrezia e al figlio Sebastiano. Il protagonista si trova a fronteggiare una pandemia d’influenza aviaria, il cui virus evolve tramutando gli infetti deceduti in zombie. I Governi mondiali, impreparati a una crisi di questo genere, reagiscono troppo tardi, permettendo al morbo di dilagare e condannando la società civile al collasso. Isolati dal resto del mondo, nella casa ora trasformata in una fortezza autosufficiente, la famiglia riesce a ricreare un angolo di normalità, al riparo dai mostri cannibali che infestano la metropoli e i sobborghi. La speranza arriva sotto forma di un reparto corazzato dell’Esercito che tenta la riconquista del capoluogo piemontese. Una serie di circostanze impreviste daranno il via ad una corsa contro il tempo, al termine della quale Domenico dovrà decidere se resistere sino alla morte, o giocarsi il tutto per tutto con un espediente disperato e definitivo.

 

Il libro scorre fluido, senza tentennamenti, senza un paragrafo in cui si può mettere in discussione la scena o il dialogo. I personaggi funzionano alla grande e mentre si evolvono le situazioni, non sappiamo cosa aspettarci. Assolutamente non scontato visto il genere.

E’ ambientato in una Torino che diventa pagina dopo pagina surreale. La descrizione dei ponti saltati, la suddivisione in settori, i militari che cercano di salvare…sto dicendo troppo.

Quante volte ho sognato nella mia mente malata, di vedere una città italiana in una situazione tipicamente americana. Strade vuote, macchine bruciate, saccheggi, devastazioni e quella paura che ti fa guardare mille volte indietro e cento volte avanti, perché non sai quello che ti aspetta nel tuo palazzo, nella tua via e nel tuo quartiere.

Io abito a Genova ma i paragoni li ho fatti immediatamente con Torino, grazie all’autore che è stato in grado di regalarmi un’immedesimazione immediata (Genova è citata e…)

Anche l’approccio del protagonista alla situazione distopica non è tirata ma concreta.

Il paranoico che accumula scorte è difficile inquadrarlo nella nostra realtà quotidiana, invece nella storia tutto gestito al meglio. Il protagonista vive alle porte di Torino assieme alla moglie e al figlio e ha paura per il futuro. Ogni scelta che attua nel manoscritto, è una conseguenza di un mondo che va alla deriva, dove le certezze non esistono più e tutto è talmente in bilico che sembra ovvio accumulare provviste, fare scorte di pile e filtri per l’acqua, ecc. Non si pensa mai, ecco questo non è possibile, anzi a dirla tutta, viene voglia di emulare il protagonista, perché il dubbio che possa accadere una situazione simile è alto nella nostra società.

Poi non siamo catapultati nella situazione distopica già in atto, ma siamo accompagnati passo passo nel decadimento globale. E anche qui tutto è perfetto. Non si pensa mai, questo è impossibile. No. Tutto avviene per una causa ed è plausibile, reale, per quanto può essere reale che un morto si risvegli, sia chiaro.

Ci sono delle parti in cui il protagonista svolge delle mansioni tecniche e ci spiega tutti i passaggi di quello che fa. Ebbene, l’esposizione scritta non ci tedia ma ci rende partecipi e ansiosi che tutto vada secondo i piani del protagonista.

 

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2 risposte a "ZetaFobia di Gualtiero Ferrari"

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