Show, don’t Tell!


Il mio nuovo mantra.

Show, don’t tell!

Fino a due mesi fa non sapevo neanche cosa voleva dire. Oggi lo ritrovo ovunque.

Il mio primo incontro con questa frase risale a un’intervista di Roberto Recchioni per la presentazione del fumetto “Monolith”.  L’autore ci spiega che per una scrittura vincente bisogna appunto ‘mostrare e non dire’. Perfetto per il fumetto, mi dico ma io scrivo (ci provo) racconti, quindi il mio cervello ha scartato immediatamente l’idea considerandola inutile.

Qualche giorno dopo vedo un’intervista a King che afferma la stessa cosa, anzi lo consiglia come primo punto.

Show, don’t tell

Cosi mi ricordo di aver letto, diverse volte, “On writing” dove lo enuncia più e più volte.

E’ iniziato a sorgermi il dubbio che forse come ‘apprendista scrittore’ non avevo (ho) capito un c****.

Per vie traverse ho avuto un incontro con lo scrittore italiano Livio Gamberini su Skype e come prima cosa mi dice:

«Lo sai che bisogna mostrare e non dire?»

Così mi sono risvegliato da quel torpore romantico che mi ha spinto a pubblicare un libro con il self Publishing e sono stato scaraventato nella nuda e cruda realtà.

La realtà è che gli scrittori sono persone preparate, hanno studiato, hanno scritto sin da piccoli e se non hanno scritto centinaia di libri come King, hanno scritto per riviste, per giornali, insomma hanno dedicato la loro vita alla parola.

Io cosa ho fatto?

Mi sono fermato alla terza media e poi ho lavorato come semplice operaio. Quindi non ho le reali competenze di base. Non sono qui a piangermi addosso, non sono proprio il tipo, per cui ho messo subito in atto un piano per ribaltare la situazione.

Ho scaricato manuali di scrittura e ho preso appuntamento per avere lezioni di scrittura creativa. Prima non volevo, anzi storcevo il naso verso questa forma d’insegnamento perché pensavo appunto a tutti gli scrittori di successo internazionale che non si sarebbero abbassati a tanto. Ma come dicevo, loro hanno studiato, io no e dopo aver affrontato una lezione devo dire che è (passatemi il termine) tanta roba!

Mi piace studiare e sin da piccolo pur non avendo proseguito la scuola, ho avuto sempre più libri che amici al mio fianco, quindi una certa cultura è presente in me ma non basta. Non mi basta!

In secondo luogo, per quanto abbia sfornato una raccolta di racconti, io non so niente di scrittura.

In queste due settimane, ho imparato la terminologia, le varie linee di scrittura, come approntare la stesura, la trama, i personaggi, ecc. Certo, ritengo che i miei scritti siano buoni racconti ma risultano ingenui, acerbi e stilisticamente scorretti. Nella mia spontaneità pensavo che bastasse correggere gli errori ortografici, i refusi e le imprecisioni più evidenti di forma, per avere un buon libro da dare in pasto ai lettori ma non è così. Almeno se si vuole superare lo Step da scrittore amatoriale a scrittore ‘professionista’ e io voglio farlo.

La realtà però è diversa, faccio fatica a capire dove inserire le virgole, i verbi mi uccidono, per non parlare poi dei dialoghi e di come caratterizzare un personaggio.

Gli obiettivi che ho raggiunto a oggi sono tantissimi, non è perfetta la mia vita ma quasi, soprattutto perché nel 2009 vivevo per strada, perso nella mia personale follia, ridotto a un parassita umano incapace quasi di lavorare. Ho ricostruito tutto a fatica e ho ritrovato me stesso. Ora voglio di più! La strada è lunga, difficile ed estenuante ma se c’è una cosa che mi accomuna con gli scrittori è l’ossessione per questo mondo, l’amore per la lettura e la voglia di dare sempre di più, spingendo senza farsi intralciare da eventuali battute d’arresto.

Mi diverto a leggere i primi articoli che ho scritto come la premessa di questo blog, o la pagina di presentazione del mio libro, dove enuncio a chiare lettere che ho fatto un editing accurato per quanto amatoriale. Rido, al massimo una correzione bozze…

Perdonatemi se potete, scrivo ingenuamente ma ho deciso di non cancellare niente perché ogni articolo è figlio del suo tempo. Ogni parola scritta mi offre l’idea della strada che ho percorso finora e mi spinge a proseguire ancora più deciso.

Ringrazio tantissimo chi mi sopporta, perché da buon scrittore sono ‘abbastanza egocentrico’ e non è facile vivere con me, ma il supporto agli inizi è vitale e Laura ne da più di quanto pensa. La amo ancora di più per questo.

In conclusione vi rimando cliccando qui a un racconto scritto di getto, in prima bozza dedicato a chi considero divinità incontrastate del ventunesimo secolo, ovvero gli scrittori. Troverete tutti quelli che sino ad ora ho incontrato metaforicamente sulla mia strada. Lo pubblico così, perché voglio lasciare una prova del mio cambiamento. Voglio vedere se apprezzerete la revisione che appronterò al racconto nei prossimi mesi, rispetto a questa forma acerba dello scritto.

Buona lettura e ricordate “ Show, don’t Tell!”

 

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