Nove anni senza sapere che avevo letto un grande autore, unico nel suo genere.

 

Editore: Corbaccio il 31 dicembre 2010

Autore: Alan D. Altieri

Pagine: 398

Illustrazione di copertina:

Tenebre. Non esiste altro nella Germania dell’anno Domini 1630. Tenebre, carestia, morte, pestilenza provocate da una guerra che sembra eterna. Ma nemmeno questo assurdo bagno di sangue è in grado di fermare Reinhardt Heinrich von Dekken, Principe di Turingia, uno dei nobili cattolici più potenti, più temuti del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Nella mente di von Dekken – uomo nel cui passato grava un incubo di annientamento che rifiuta di dissiparsi – ha preso forma un disegno di potere assoluto, una struttura di dominio destinata a sconfiggere perfino il tempo stesso. Nel percorrere questa strada fin troppo simile al lastrico dell’inferno, von Dekken non ha esitazioni, non conosce ostacoli, non si piega alla coscienza. Eppure, come in una profezia dell’Apocalisse, il suo destino è inestricabilmente, inesorabilmente legato a quello di un altro uomo. Un guerriero senza nome, enigmatico e letale, proveniente da una terra ignota. Un eretico in nero che di Reinhardt von Dekken sembra essere l’antitesi assoluta. Mentre questa doppia spirale continua a serrarsi su se stessa come un groviglio di serpenti velenosi, un sanguinario capitano di ventura e un implacabile inquisitore stringono una sorta di blasfema alleanza, una coraggiosa donna di fede è costretta ad affrontare un pericolo innominabile che si annida nelle viscere di un oscuro monastero, un misterioso «osservatore» di eventi attraversa terre devastate alla ricerca di una risposta tenuta troppo a lungo sepolta e un mite costruttore di lenti è costretto a diventare un costruttore di armi. Al fulcro di tutto questo si erge Magdeburg, la possente, orgogliosa città luterana sul fiume Elba decisa a resistere alla guerra eterna e alle forze dell’Impero. Una città sulla quale incombe un terribile destino di ferro e fuoco. Primo volume di una temeraria Trilogia di Magdeburg, L’Eretico è un monumentale affresco gotico immerso nel vortice della Guerra dei Trent’anni. Ed è anche la storia di un amore impossibile e struggente, in un mondo dove la furia più cieca non conosce limite

 

Non conoscevo Altieri ma in periodo oscuro della mia vita mi ha tenuto compagnia.

Mi sento stupido e ignorante, ma comunque lo scrivo. Fino a poco tempo fa, non sapevo chi era Alan D. Altieri! Un post su Facebook, per la ricorrenza dalla sua precoce dipartita, mi ha colpito e ho indagato.

Negli ultimi tempi, mi trovo spesso, troppo, anzi quasi sempre, a confrontarmi con la mia vasta lacuna nerdiana. Così scopro, poco dopo che era uno scrittore, un traduttore e sceneggiatore. Laureato in ingegneria meccanica, ha lavorato tra l’Italia e gli Stati Uniti ma questo tutti (tranne me) ne erano al corrente.

Il nome però mi smuove qualcosa, per quello decido di approfondire ancora di più. Ed ecco la scoperta! Finalmente dopo anni, correva l’anno 2009, ritrovo l’autore, di una trilogia che mi aveva appassionato e colpito. Libri letti e divorati in pochi giorni, comprati per pochi euro in una bancarella a Firenze. In quel frangente non me la passavo molto bene, né di testa né di pecunia. A causa di scelte sbagliate, ero finito per strada. L’unica gioia della mia vita era la lettura. Seduto sotto un porticato storico, non ricordo bene dove, mi sono immerso nella guerra dei trent’anni.

Sto parlando della trilogia di Magdeburg.

I romanzi mi sconvolsero (nel senso positivo) in quanto era un libro anomalo e crudo, terribilmente crudo.

Nel corso del tempo, ho mantenuto il ricordo della storia ma il nome dell’autore è sfumato. Non chiedetemi perché non mi sono informato prima, non lo so, ma sono felice di questa riscoperta e chi non riesce a comprendere sino in fondo, semplicemente non ama leggere, perché rispetto a questa mattina, mi sento più completo. Di colpo ho scoperto nuovi libri, nuove connessioni (ogni autore ne genera) e una nuova storia da raccontare.

Oltre naturalmente all’ammirazione per questo personaggio, che non ho avuto il piacere di conoscere, quando era in vita.

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