L’ostentazione incredibile di chi si sente superiore

 

Sono un po’ sconcertato, devo ammetterlo. In questi giorni ho avuto una brutta esperienza in questa nuovo mondo, di cui taccio, perché finirei per dire cose che in realtà non mi appartengono, ma gettate fuori solo per impulso. per cui dedico l’articolo ad un’altra questione spinosa. La difficoltà di farsi capire.

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Sto seguendo una moltitudine di scrittori, di pagine Facebook e sto leggendo una marea di libri e il mio livello di conoscenza aumenta giorno dopo giorno in maniera incredibile ma tutto questo porta con se anche un lato oscuro. Se da una parte ho trovato un manipolo di artisti aperti e invogliati a parlare di se, pronti al confronto e al consiglio, dall’altra un piccolo gruppo sembra trincerarsi dietro ad un alto muro fatto (sembra) di superbia e saccente superiorità!

Specifico ulteriormente che la maggioranza si è dimostrata aperta verso di me e che gli sono immensamente grato!

Dico questo perché leggendo un articolo di uno scrittore che ho imparato ad amare e mi sono sentito preso in causa, almeno in maniera indiretta.p

Sembra che il male superiore sia l’avvento del self publishing, che in qualche modo esista un mercato nero per comprarsi le recensioni su Amazon e che il mercato sia pieno di merda, tranne pochi eletti. L’unica cosa sensata che ho letto è quando si parla di evoluzione naturale, ovvero che chi non sa scrivere rimarrà nel dimenticatoio degli scrittori falliti. Approvo e questa parte dovrebbe annullare la premessa. Perché vietare di scrivere a chi vuole farlo? Se uno non è bravo, appunto non sarà recensito o avrà pessime recensioni, ergo non può danneggiare lo scrittore con la S maiuscola. Parlando delle mie mi tocca ammettere che sono poche. Ne ho tre! Una, so che è stato un mio collega, una appartiene a un vero scrittore che ha letto il libro e l’ultima (che è la prima in ordine cronologico) è di una perfetta sconosciuta. Tutte concordano che le storie sono belle ma pieni di errori ortografici. Penso di essere riuscito in altri ue mesi a eliminarli. Speriamo bene!

Questo viaggio è iniziato in punta di piedi a novembre dell’anno scorso, spinto da una crisi di mezza età, che mi ha fatto capire che il mio sogno stava marcendo nel cassetto e che gli anni passavano senza che avessi fatto qualcosa per renderlo concreto.

Non ho pretese, forse ambizioni ma non pretese. Ho finito gli studi con la licenza media e poi non ho combinato niente per anni, distratto dal finto divertimento e dalla autocommiserazione. Questo era il vecchio me. Da nove anni mi sono ripreso e ho ricostruito tutto. Così ho tirato fuori il mio sogno e l’ho reso concreto. Dal blog al libro, cercando di avviare rapporti con questo mondo che ritengo fatato e magico. Come ho spiegato in un altro articolo L’innocenza perduta il libro prodotto completamente da me è stato figlio della mia esigenza. Ho realizzato la copertina da un mio quadro, ho studiato, letto e (poco) compreso come pubblicarlo grazie al meraviglioso sito di Libroza, ma per mere questioni economiche l’editing non è stato fatto. Ho cercato nel mio piccolo di correggerlo e di farlo controllare a tutti i conoscenti. So che è un’opera acerba e so che per il prossimo, metterò via i soldi e investirò per una cosa che oggi so essere indispensabile. Ma perché privarmi di un piccolo traguardo, anche se imperfetto? Perché invece di cento ottimi libri su Amazon ne trovo tremila? Da lettore, ancora prima di aspirante scrittore eseguo una scelta, cerco, capisco e poi compro. Difficilmente ho comprato un libro che poi non ho terminato e difficilmente ho concluso un libro che mi sia piaciuto al cento per cento. Fa parte del compromesso, soprattutto su nomi sconosciuti come il mio.

Se leggete una mia recensione o un mio articolo e lo paragonate a chi lo fa per mestiere, chiaramente ci sarà una diversità di stile, di cura e scelta nelle parole. Ieri ho letto una recensione su Amazon scritta da un autore che con poche parole esprime in maniera articolata e perfetta, quello che io in settecento parole non sono riuscito a fare. Mi deprimo? No. Perché non sono del mestiere. Sto seguendo dei corsi e so che di strada ne ho molta da fare ma credo fortemente nella libertà di parola e di pensiero a differenza di certi personaggi che militando una’ appartenenza politica aperta, cercano, sembra, una repressione per chi non è altezza del compito. Non travisate le mie parole, credo che l’artista in se ha una marcia in più, rispetto a chi perde il tempo a lobotomizzarsi davanti alla tv, ma tutto a un limite.

Lasciateci provare e se son rose, come si dice, fioriranno. Se poi, nel mio caso non riuscirò a raggiungere buoni livelli e sopravviverò ad un fegato esploso per non aver retto il colpo, continuerò a scrivere per i pochi che (forse) mi leggeranno!

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