L’incontro con questo autore è avvenuto da poco tramite la scoperta dell’antologia N di meNare, una combriccola di scrittori dedita al fantastico. Una scoperta inaspettata! Ho già scritto un articolo al riguardo e in settimana ne seguirà un altro. Quindi ha seguito della lettura, gli ho chiesto se era possibile rubargli un po’ di tempo. È stato subito disponibile ed eccoci qui. La sua scrittura è fluida e veloce come piace a me, riesce (con tremenda invidia da parte mia) a descrivere al meglio, il mondo dove si muovono i personaggi con poche parole. Non voglio aggiungere altro perché a breve scriverò un articolo sul suo romanzo e quindi vi lascio alle sue parole. 

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato da piccolissimo, avevo più o meno otto anni. Non ricordo la data precisa, ma ho un’immagine in testa: ero a casa di mia nonna (sempre stato ateo, i miei genitori la domenica mi lasciavano lì quando andavano a messa) e cominciai a scrivere una mia personalissima versione di Dragon Ball su dei tovaglioli. Poi mi sono procurato dei quaderni…

  1. Ti occupi di altro o ti dedichi solo alla scrittura?

Sono archivista storico, o meglio, dovrei esserlo. Ho studiato per lavorare su vecchie carte e pergamene, magari chiuso dentro un monastero, ma per il momento mi occupo di un archivio… meno antico. Insomma, faccio l’archivista per una società assicurativa. Gestisco anche un’associazione culturale e faccio da guida archeologica e divulgatore per i bambini delle elementari della zona. Per il resto, solo scrittura.

 

 

  1. Quando hai iniziato a pubblicare?

Allora, tecnicamente ho iniziato a pubblicare grazie ad alcuni concorsi già dal 2011: il premio per i primi classificati era, appunto, la pubblicazione. Ma il primo, vero contratto con un editore è arrivato nel 2017, quando ho pubblicato Maledetti dalle Fiamme con Watson Edizioni.

 

  1. Perché scrivi?

Potrei dire: “Perché mi diverto”, ma non è proprio così. Alcune volte, prima di buttare giù le prime righe è una vera e propria sofferenza, non trovo l’ispirazione, o addirittura la posizione giusta. Quando però attacco, all’improvviso, il tempo inizia a scorrere più velocemente, sto lì piegato sulla tastiera e scopro che sono passate 3-4 ore. Più che divertirmi, allora diciamo che scrivere mi rilassa. E poi non voglio mentire: scrivo perché sono vanitoso. Lo diceva anche Zafon nell’incipit de Il gioco dell’Angelo: “Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia”. Infine, scrivo perché non so disegnare, altrimenti avrei fatto il fumettista!

  1. Come sei entrato in contatto con la casa editrice per la pubblicazione?

Conoscevo già Watson, mi ci ero avvicinato tramite un amico già durante la stesura del romanzo. A cose fatte, fu una delle tre case editrici che mi risposero positivamente e allora la scelsi.

  1. Hai ricevuto molti pareri negativi all’inizio o è andato tutto liscio?

Più che pareri negativi, ho riscontrato un (imbarazzante) silenzio da molte case editrici. Dico “imbarazzante” perché specificano più e più volte sui loro siti che loro “leggono tutto”, “rispondono a tutti”, ecc. Avrei accettato di buon grado anche delle risposte negative, magari qualche critica costruttiva… e invece niente, mesi di attesa senza risposta.

  1. Sei soddisfatto dei tuoi scritti o vorresti metterci mano ogni volta che li leggi?

Quando rileggo quello che scrivo, in alcuni momenti mi esalto e dico “Figo, l’ho scritto davvero io?! Ero in forma quel giorno…”; altre volte mi deprimo senza pietà e mi rendo conto che bastava davvero una virgola in meno.

  1. Un aneddoto che ti descriva?

Uhm, questa è dura, non mi viene in mente niente. Ah, sì: sono nato nel febbraio del 1987, mentre a Sanremo vinceva “Si può dare di più”. E ho detto tutto…

  1. Il tuo scritto migliore?

Non esiste ancora, ma ci sto lavorando.

  1. Quello che vorresti non aver scritto?

Non c’è qualcosa che vorrei non aver scritto, se un racconto non mi piace lo interrompo e stop. Forse ci sono racconti che vorrei non aver pubblicato, o che ho pubblicato nel contesto sbagliato.

  1. Stai scrivendo in questo periodo e se si cosa?

Ho appena finito un racconto per una rivista, ambientato tra l’altro nello stesso mondo del mio romanzo. Ho pensato quindi di fare una piccola serie di racconti spin-off: stessa ambientazione, tante storie slegate tra loro, ma con un velato filo conduttore. Ah, e poi sto scrivendo la sceneggiatura del seguito del mio romanzo.

 

  1. Il libro o film che ti ha influenzato maggiormente?                                                                                    Libro: ultimamente mi lascio ispirare volentieri dalle opere di Joe Abercrombie, Il sapore della vendetta in primis, ma ho sempre adorato il Ciclo di Death Gate di Weis e Hickman. Film: la saga di Pirati dei Caraibi, non perché sia un capolavoro o la mia saga cinematografica preferita, ma perché adoro la struttura, i tradimenti, i cliffhanger improvvisi, i plot twist, personaggi che scompaiono e ricompaiono. I miei film preferiti sono altri, ma me li godo solo da spettatore e non combaciano bene con quello che scrivo.
  1. Domanda che non c’entra niente: Lost o Twin Peaks?

Twin Peaks tutta la vita.

 

  1. Parliamo di cose serie “Maledetti dalle fiamme”! Che cosa ci poi raccontare’?

Maledetti dalle Fiamme, “Maledetti” per gli amici, è un dark fantasy ambientato quasi per intero in una cupa città gotica, Touronne, che secondo alcuni lettori (e alla fine me ne sono convinto anche io, anche se inizialmente non era voluto) è la vera protagonista del romanzo. Ci troviamo in un mondo ispirato al nostro XVII secolo, sconvolto da una guerra che richiama la Guerra dei Trent’anni, e quindi pieno di disperati, derelitti, approfittatori e lerciume vario. Molti fuggono proprio a Touronne, la Città Libera, fuori dai giochi di potere tra Impero e Chiesa. Almeno fino all’inizio del romanzo. A queste vicende politiche e più “concrete” vanno ad aggiungersi le disavventure di Varamir, un giocatore d’azzardo che ha fatto un torto a uno dei capi della criminalità locale. E questo è solo il più piccolo dei problemi di Varamir: a fargli visita, oltre che gli sgherri di Capo Caronte, è anche il suo passato. Il ragazzo è infatti uno degli ultimi Bibliotecari, una setta di cercatori di conoscenza che sfidano l’oscurantismo e vanno a caccia di antichi libri e reperti di un’era dimenticata. Varamir ha rifiutato la sua missione per anni, ma dovrà riscoprire i vecchi insegnamenti del padre per salvare suo fratello e la donna che ama. Il tutto mentre, poco per volta, Touronne viene posseduta da un male ancestrale e da un Caos senza forma.

 

  1. In quanto tempo è stato scritto?

Tre mesi per la prima stesura (non lavoravo), qualcosa in più per rileggerlo cinque volte e correggerlo.

  1. Che tipo di difficolta hai incontrato, se ci sono state?

Io ho problemi con le scene un po’ più dinamiche, con i combattimenti o, in generale, dove ci si muove troppo. Penso siano quelle le fasi della scrittura che mi hanno dato più pensieri. Mentre vado come un treno quando si tratta di evocare incubi, descrivere visioni o situazioni cupe, parlare di mostri pieni di zanne e tentacoli. Penso comunque, visti anche i tempi rapidi di scrittura, di non aver avuto troppi problemi. Il difficile è stato arrivare a questo romanzo, dopo anni e anni di tentativi abortiti quasi sul nascere. Complice il tempo libero, ispirato da una scena di un film russo, ho scritto una sceneggiatura (che poi ho rispettato solo in piccola parte) e poi “sono andato”…

 

Ringrazio di cuore Giuseppe per la sua disponibilità. Mi ha dato piena collaborazione e in brevissimo tempo a risposto alle mie domande. Per chi avesse perso i suoi lavori, adesso non ha più scuse. Vi lascio i link così potrete rimediare alla mancanza.

Maledetti dalla fiamme

N di meNare

Il link per essere aggiornati sulle imprese eroiche della brigata di Ignoranza Eroica è questo: select your writer.

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