Classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario, instancabile “nomade” editoriale e forse qualcos’altro su cui si può tranquillamente sorvolare. Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati tra giornali locali. Da anni si dedica stabilmente alla narrativa, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, forse in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta: ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi, che potete visionare alla sezione “Libri”. Nel campo della narrativa breve, numerosissime sono le sue partecipazioni alle più prestigiose, e innovative, antologie degli ultimi anni. Una persona a mio dire splendida che mi ha permesso di sbirciare nel suo mondo. Gentile, cortese e assolutamente conciliante nel non far caso alla mia poca esperienza nel settore. Un caposaldo da seguire e sicuramente da leggere..

 

  1. Per chi non ti conosce. Chi è Danilo Arona?

Sostanzialmente: un ragazzo di 68 anni, molto curioso, che esprime i suoi troppi interessi tra musica, cinema, letteratura e altro. Sono dispersivo e incostante. E mi piace così.

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Da piccolissimo. Credo a 10-11 anni. Scrivevo solo per me. Ma non ero affatto un ragazzino solitario. Avevo un sacco di amici con cui praticavo i giochi di strada degli anni ’50 (fulmine, ce l’hai, spannaccetta, etc…) e già tentavo di educare i primi ghostbuster ante litteram. Nel ’62 poi ci fu l’incontro fatale con la mastodontica macchina da scrivere Continental che apparteneva al mio prozio prete, episodio che ho romanzato ne L’estate di Montebuio. Non affermo di certo che quel frangente mi spinse a diventare scrittore. Dico solo che la Continental fu una tentazione in grado di suggerirmi che, da grande, mi sarebbe piaciuto esserlo.

  1. Il tuo curriculum è vario e pieno. Scrittore, critico cinematografico e giornalista. Come gestisci il tuo tempo? Sei schematico nella tua giornata o vai a braccio?

Il mio tempo oggi è ingestibile. Non ti affliggo sulle varie questioni per colpa delle quali la mia vita si è complicata. Sono costretto perciò ad andare a braccio.

  1. Per chi non ti ha ancora letto, ci consigli il libro con cui iniziare?

Per una questione biografica ti risponderei L’estate di Montebuio perché, tra le varie, è pure una metafora della nascita(e della morte) dello scrittore. Ma mi rendo conto che come “inizio” potrebbe essere impegnativo e magari pesante. Malapunta – L’isola dei sogni divoratori potrebbe diventare un buon approccio alternativo. Genuinamente horror, apocalittico, a suo modo “esoterico”, è tra i miei titoli uno di quelli che meglio mi rappresentano.

  1. Quali sono, se ci sono le regole non scritte per riuscire in questo mondo?

In tutta sincerità, io non so se ci sono riuscito. Ho più di quaranta titoli sul groppone, okay, e in genere non fatico a farmi pubblicare. Però non credo di essere un modello da prendere in considerazione. Perciò ritengo di non conoscere regole al riguardo. Come quasi sempre, bisognerebbe trovarsi al posto giusto nel momento giusto, magari alla scrivania giusta. Siamo nel campo delle possibilità e non delle regole.

  1. Il tuo racconto migliore?

Dopo faticoso e doloroso ragionare, Vale va bene pubblicato nell’antologia di Mondadori Onryo – Avatar di morte, in cui descrivo la struggente e impossibile storia d’amore tra un vecchio chitarrista quasi giunto al capolinea artistico e un tenero fantasma femminile. Un lavoro molto intimo che mi ha fatto parecchio male mentre lo scrivevo.

  1. Sono usciti diversi lavori in questi mesi, un libro in collaborazione con Edoardo Rosati La croce sulle labbra e varie antologie con tuoi racconti, come Il signore della notte. Storie di vampiri italiani e Solo il mare intorno. Hai un’immaginazione che sconfina in tutti i settori dove l’oscurità allunga le mani. Da dove trai ispirazione?

Dalla cronaca e dai mille episodi, bizzarri ed enigmatici, che nella stessa trovano posto. Per i ricercatori alla Charles Fort i giornali, tanto cartacei quanto virtuali, sono vere e proprie miniere d’ispirazione. Io temo di essere stato un ricercatore alla Fort.

  1. Un’altra tua collaborazione è Strän, il neogotico piemontese. Di che cosa si tratta esattamente?

Del tentativo di creare un genere riconoscibile di neogotico regionale con una squadra di scrittori, tutti amici fra loro, che siano ovviamente nati e residenti in Piemonte e che siano autori di storie fortemente legate alle suggestioni e ai miti del territorio. Il Piemonte ne abbonda: ogni suo castello, ogni paesino arroccato e ogni mistero irrisolto sono sul serio materiali preziosi per l’officina produttiva dello scrittore.

  1. L’autore che ti ha influenzato maggiormente?

Rispondendo al volo, di pancia, è un’autrice, Daphne Du Maurier, colei che scrisse il perfetto racconto Gli uccelli, di cui Hitchcock comprò i diritti per farne un film del tutto diverso. Ovvio, se ci ragiono, potrei cominciare a stilare un elenco, tanto lungo quanto inutile. Gli stimoli e le visioni dei grandi autori ti restano dentro e fuoriescono, quasi come per un parto, durante il processo di scrittura. Però, laddove ci riesco, tento di essere un autore personale e svincolato dalle influenze “alte”.

  1. Ho visto diverse interviste in cui dichiari di non amare particolarmente la definizione di scrittore horror. Perché se posso chiedere?

In tutta sincerità ritengo di non essere uno scrittore soltanto e puramente horror. Mi piace anche scantonare nel giallo e nel noir, ovviamente declinati alla mia maniera. Mi piace “contaminare” i cosiddetti generi. Alla fine per far paura non servono soltanto i mostri. La realtà di difficile interpretazione spesso può bastare.

  1. Ti hanno definito l’indagatore dell’incubo, a causa delle tue inchieste sul paranormale. Un episodio che ti ha particolarmente colpito?

Una lunga inchiesta su una catena di tragiche morti nella vicina (ad Alessandria) Valcerrina che purtroppo al momento  non posso pubblicare per ragioni sin troppo ovvie. Morti che riguardano persone molto giovani, tutte decedute per cause non naturali, quasi un’assurda maledizione. Ci ho lavorato a lungo con la collaborazione di una ragazza del luogo e, nonostante 400 cartelle, siamo a un punto morto e soprattutto con un prodotto difficilmente utilizzabile. La mia socia, che è nativa della zona, sostiene che la “Valle” – che, scritto così, pare una sorta entità, e temo che sia vero… – ci impedisce di rendere pubbliche le nostre interpretazioni. Posso combattere contro tutto, ma contro le valli, le montagne, le pianure che fanno paura e le colline che hanno gli occhi, purtroppo no. Ho conosciuto gente che ci ha provato e ci ha lasciato le piume. Se la risposta ti sembra troppo criptica, purtroppo non posso aggiungere altro.

  1. Domanda difficile da fare…Sembra che gli italiani leggono poco e sembra che coloro che lo fanno, sono attirati più da nomi stranieri piuttosto che dai nostri e la percentuale scende se ci inoltriamo in questo genere. Io stesso per decenni sono rimasto vittima di questa miopia. Secondo te, da cosa può essere causato questo fenomeno? Argomento ostico? Poca pubblicità? Poco interesse?

Nulla è così poco curabile come la miopia. Perché quella culturale è un pregiudizio. E nell’Italia del 2018 i pregiudizi sono difficili da sfatare. Comunque, per non farne un caso Italia contro il resto del mondo, tolto King anche tanti suoi illustri anglosassoni fanno una fatica assoluta a pareggiare i conti. Purtroppo, a certi piani alti, un italiano che scrive “gotico” fa ancora sorridere. E c’è malauguratamente da aggiungere che non sempre le vendite sono incoraggianti.

  1. Arona però non è solo scrittore, è anche un musicista. Saresti l’uno senza l’altro?

Assolutamente no. Ho molti lavori che incrociano musica e letteratura. Il punto in comune è certo la notte, dimensione spazio-temporale in cui si fa musica e accadono cose ai confini della realtà. Ho un lungo elenco di titoli che ci sguazzano, da Rock ad Ancora il vento piange Mary, da Palo Mayombe a Morgan e il Buio. I chitarristi sono una razza dannata che traffica con le tenebre, lo garantisce uno strimpellatore di Fender Stratocaster.

  1. Ultima domanda: un consiglio a chi vuol fare parte di questo particolare mondo della scrittura, come deve approcciarsi e con chi?

Come deve approcciarsi? Beh, per quel che ne so io, oggi devi avere una buona e introdotta agenzia. Data la situazione non così rosea per gli editori, temo sia indispensabile. Con chi lo deciderà il tuo agente. Quello che lui, o lei, dovrà fare è convincere il prossimo che tu non scrivi horror. Sì, ci assomiglia, ma non è horror. Quello lo scrivono gli anglosassoni. Difficile, eh?

 

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