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Oggi incontriamo l’autrice già recensita nel mio Blog con il libro che mi ammaliato e affascinato. Parliamo di Maria Elena Cristiano e del suo Me and The Devil.

Sono rimasto incantato dalla storia lineare, senza sbavature e ricca di conflitti. Un ottimo cocktail di sesso, droga e affari sporchi in una Los Angeles all’apice della cultura pop. Da non perdere! Come l’intervista qui sotto, per cui non perdo altro tempo e sentiamo cosa ci racconta l’autrice.

  1. Me and the Devil! Iniziamo subito da lì. Come ti è venuta l’idea?

 

E’ nata una sera di un paio di anni fa, mentre bevevo birra e guardavo la Tv insieme al mio compagno. Lui, grande appassionato di blues, mi raccontò la leggenda che aleggia attorno a Robert Johnson che narra del patto con il Diavolo che il grande chitarrista del Mississippi siglò in cambio di fama e denaro. Brani immortali come Me and the Devil hanno, nei decenni, rafforzato la convinzione che il musicista, morto in circostanze misteriose a soli ventisette anni, avesse davvero intrecciato una stretta collaborazione con Lucifero in carne e corna.

La mattina seguente a questa illuminante chiacchierata, mi sono messa al lavoro sul mio fidato portatile scovando ogni notizia su Johnson, ascoltando la sua musica e lasciando la mia immaginazione a briglia sciolta. Coinvolgere nella storia un gruppo Heavy Metal californiano dei ruggenti anni ’80 è stato, invece, un tributo alla musica che ha caratterizzato e segnato la mia adolescenza.

 

 

 

  1. In quanto lo hai scritto e che (se ci sono state) difficoltà hai incontrato nella stesura?

 

Sono piuttosto celere nella prima stesura delle mie storie. In genere, dopo un periodo di documentazione, inizio a scrivere di getto, senza usare scalette o sunti della vicenda che vado a narrare. Lascio che i miei personaggi si esprimano in libertà, portandomi dove vogliono e dove non sono mai stata. Nel caso di “Me and the Devil” ci sono voluti un paio di mesi per scriverlo e altrettanti per correggerlo. L’argomento mi divertiva, adoro la figura narrativa e simbolica di Satana, il primo ribelle della storia, e vivo con la musica in perenne sottofondo, quindi non ho incontrato particolari problemi nel redigere il romanzo.

 

  1. Quando hai iniziato a scrivere per la prima volta?

 

Ho scritto il mio primo romanzo a diciassette anni. Una vera, autentica, incredibile, fantastica schifezza. Un canovaccio imbottito di stereotipi da cinema horror di serie C, dialoghi raffazzonati e mostri di carta pesta privi di spessore. Si intitolava “The book”. Ne conservo gelosamente la copia scritta a mano su un quaderno a quadretti nell’ultimo cassetto della scrivania, da cui non uscirà mai. E’ il mio mostro in cantina. Per quanto fosse sciocco e scontato, è stata la prima “cosa” che ho davvero amato in vita ma.

 

  1. Ti occupi di altro? Ci racconti qualcosa al riguardo?

 

Dirigo da diversi anni un’agenzia di servizi letterari: Babylon Café.

Siamo una squadra formata da ottimi editor, agenti letterari, revisori, traduttori, grafici e pubblicitari. Assistiamo gli autori nel complicato processo creativo, scortandoli attraverso il labirinto dell’editoria italiana. Aiutare gli scrittori ad esprimere al meglio il loro potenziale è una mission che perseguiamo con passione e ottimi risultati. Potete visitarci all’indirizzo: www.babyloncafe.eu

 

  1. Perché scrivi?

“Perché sennò sclero” (cit. Caparezza).

Non riesco ad immaginare la mia vita senza la scrittura. Invento storie da sempre. Creo personaggi senza nemmeno volerlo. Osservo le persone come un entomologo e annoto mentalmente tic, vizi, virtù e debolezze che poi uso per creare intrecci narrativi quanto più possibile vicini alla realtà.

 

  1. In genere chi sta vicino a chi scrive, rischia di essere fagocitato dalla sua passione. Tu riesci a controllare il diavolo che ci sussurra all’orecchio di scrivere?

 

Da questo punto di vista sono molto fortunata. Il mio lui, Davide, è il mio più fedele lettore. Abbiamo discusso insieme gli epiloghi e gli sviluppi narrativi di tutti i romanzi che ho scritto. E’ il revisore dei miei testi. Il mio più grande sostenitore e critico. Detesta l’horror, ma sono la sua scrittrice preferita. E’ un uomo unico.

 

  1. Hai ricevuto molti pareri negativi all’inizio o è andato tutto liscio?

 

Non sono mai stata aspramente criticata. Le recensioni del mio primo romanzo “Immortali” (Kimerik 2012) sono state tutte abbastanza positive. La mia seconda fatica letteraria “L’isola delle bambole” (Europa Edizioni 2016) è stata accolta molto bene da lettori e critica e “Me and the Devil” sta mietendo consensi del tutto inaspettati. E’ un romanzo di genere, che tratta di Satana, Blues e Rock. Una storia per appassionati di horror e musica “tosta”. Un libro rivolto ad un cosiddetto pubblico di nicchia. Invece, contro ogni previsione, sta raccogliendo consensi in maniera trasversale, e non nascondo che ne sono davvero orgogliosa.

 

  1. Sei soddisfatto dei tuoi scritti o vorresti metterci mano ogni volta che li leggi?

 

Dopo averli corretti e affidati ad un editore, evito sistematicamente di rileggerli. La tentazione di ricominciare tutto daccapo è sempre troppo forte.

 

  1. Visto che ti occupi anche di questo settore, con BabylonCafè, se il manoscritto è finito e sembra essere un buon racconto/romanzo, cosa bisogna fare?

 

Farlo leggere a qualcuno non coinvolto nella stesura: noi scrittori raramente riusciamo a mettere a fuoco con distacco le criticità dei nostri manoscritti, siamo troppo coinvolti e affezionati a trama e personaggi. Se non abbiamo un amico/parente competente in materia, allora è buona norma sottoporre il libro alla valutazione di editor esperti che possano mettere in luce vizi e virtù dell’opera. Una volta corretto e perfezionato lo scritto, se abbiamo molto tempo, molti amici e moltissima costanza possiamo avventurarci nell’intricato mondo del self publishing o delle piccole case editrici con contributo. Ma se vogliamo davvero fare seriamente gli scrittori e dare alle nostre creature di carta il rispetto che meritano, allora la strada migliore è quella di affidarsi ad un agente letterario che rappresenti i nostri scritti presso case editrici di rilevanza e distribuzione nazionale.

 

  1. Quali sono se ci sono le regole non scritte per riuscire in questo mondo?

 

Caparbietà. Inventiva. Passione e divertimento.

 

  1. Un aneddoto su di te?

 

Mio malgrado sono laureata in Medicina, ma non ho mai esercitato la professione. In un mio racconto, “Anamnesi di un delitto”, che potete leggere sul mio sito personale www.mariaelenacristiano.com , ho descritto una delle sezioni di cadavere che ho eseguito durante il corso di Anatomia Patologica. Nel racconto il mio alterego se l’è cavata piuttosto bene, nella realtà io sono fuggita dalla finestra per vomitare in un cespuglio…

 

  1. Parlaci un po’, se vuoi, del tuo primo libro L’isola delle bambole. E’ simile alla tua ultima fatica o si discosta?

 

“L’isola delle bambole” è il primo capitolo di una saga di acchiappa mostri. Un’allegra brigata di indagatori dell’occulto alle prese con la soluzione di miti ed antiche leggende. L’eterogeneo gruppo è composto da un sedicente medium, ex gigolò di vecchiette, da un vampiro che si nutre solo di sangue animale, da un fantasma adolescente e da una giornalista d’assalto. La loro prima avventura li ha portati nelle paludi di Città del Messico, su una lingua di terra, la Isla de Las Munecas, dove lo spirito dannato di una bambina semina morte e distruzione fra teste di bambole e corpi di plastica legati ai rami degli alberi. L’ho scritto dopo un viaggio in Messico, durante il quale ho visitato la laguna di Xochimilco, sulle rive del lago Texcoco, dove ho potuto visitare questo sterminato cimitero delle bambole e parlare con chi lo custodisce. Come la maggior parte dei miei scritti, anche “L’isola delle Bambole” prende le mosse da una leggenda metropolitana, per sconfinare nell’immaginifico.

I miei anti-eroi sono ripartiti per una nuova avventura che dovrebbe essere pubblicata a breve.

 

  1. Stai scrivendo in questo periodo e se si cosa?

 

Sono al lavoro sulla rifinitura di un’antologia di racconti, ma un progetto ancora embrionale.

 

  1. Il libro o film che ti ha influenzato maggiormente?

 

Tutti gli scritti di Stephen King, Matheson, Lovecraft, Barker, Poe, Dick, Kafka, Hesse ed il famigerato Crimine Esposito. I film di Craven, Romero, De Palma, Schumacher e mille altri.

 

  1. Che rapporto nella vita reale con la paura?

 

Mi affascina. Tento sempre di descrivere le mie personali fobie, paranoie e paure. Sono fermamente convinta che il terrore sia la sorgente del coraggio, la radice del nostro carattere e che solo conoscendo ciò che ci impaurisce possiamo tentare di sondare il nostro Io più profondo. Se fossimo capaci anche di sconfiggere e addomesticare le nostre ansie, allora potremmo riuscire a diventare essere umani sereni.

 

Ringrazio di cuore Elena per il tempo prestato a questa intervista. E’ sempre un piacere parlare con gli autori e sto prendendo molto gusto a farlo, perché al di la delle loro creazioni è bello sapere anche cosa fanno e come vivono la loro vita. Oggi abbiamo incontrato una dottoressa che lavora nell’ambito della scrittura e scrive lei stessa, regalandoci avventure al di la dell’ordinario. Meraviglioso!!!

Detto questo, convinto che seguirete e recupererete, se non avete ancora letto, i lavori di questa giovane autrice vi auguro buona lettura e vi lascio il link dell’altro suo romanzo, che io non ho ancora letto (pardon, il tempo è tiranno!).

L’isola delle bambole

Grazie ancora per la disponibilità e state attenti… se le cose vi girano troppo bene, potrebbe esserci lo zampino di qualcuno…

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