Oggi abbiamo un grandissimo artista italiano. Paolo di Orazio!

Ci sono persone con le quali la sintonia è immediata e con lui è stato così. Quando mi è stato consigliato il libro, ho visto la copertina e i miei neuroni si sono accesi. Ho letto le prime righe e sono partito. Come ho scritto nell’articolo dedicato a Vloody Mary l’autore è incredibile…e mi ha coinvolto spingendomi ad una lettura ossessiva e compulsiva finendo, in paio di giorni il libro.

Mi sono sentito esattamente come quando da ragazzino ho incontrato il genere per la prima volta  e qui devo tediarvi un secondo. Abitavo in un piccolo paesino sopra Genova con i miei genitori fanatici Testimoni di Geova e io per la gioia familiare, avevo socializzato con l’unico metallaro presente (brutta gente diceva mia madre). Il suddetto ( oltre a passarmi il primo porno della mia vita) mi iniziò a questo mondo fantastico fornendomi un Vhs del film di  Clive Barker “Hellereiser”. Di Orazio mi ha regalato questo tuffo nel passato, riempendo il presente con un affascinante e truculento mix di sangue, cuori, vampiri e Licantropi. Quindi non posso che amarlo!

Ora dopo aver scritto più del dovuto, vi lascio alle sue parole.

Vloody Mary. Iliade necrolesbo di una deejay rock in una nera giostra di licantropi, morti viventi e amori terminali che insanguinano Roma

 

  1. Domanda secca. Perché l’horror e le sue derivazioni?

 

L’horror è sempre stato per me un mondo intenso, esaltante, sin dalla lontana infanzia. Adoravo quella sensazione di ignoto e indefinito, imprevedibile. I fumetti e i film, poi i dischi delle colonne sonore mi hanno da subito suscitato un tipo di godimento oscuro, un’estasi subbugliante, intima, tutta per me, che gli altri (non tutti, ma tutt’ora) non possono comprendere. Direi, un sentimento primordiale, vicino al sentirsi selvaggio e speciale. Qualcosa che si è radicato in tempi remoti e che quindi ha influenzato per sempre il mio immaginario, diventando in seguito la mia voce creativa. Mi immedesimavo completamente nei personaggi delle storie che leggevo, immaginavo di sentire la presenza dei mostri disegnati e la loro forza, il loro respiro. Per me, una storia dell’orrore corrispondeva a un trip onirico multisensoriale. Ho imparato a leggere sui fumetti a 4 anni, mia madre mi comprava tutti i fumetti che volevo, in special modo quelli che contenevano un teschio in copertina. Nella prima infanzia ero già un tossico irrecuperabile dell’horror.

 

  1. Il tuo primo scritto quando è venuto alla luce?

 

Nei primi anni Ottanta, come esercitazione di sceneggiatura al mio laboratorio di fumetto. In realtà, il soggetto di una storia. Al racconto vero e proprio, Caramelle, sono arrivato nel 1988 e la prima stesura è la medesima pubblicata nel libro Primi Delitti (1989). Concepito originariamente come un polpettone a scene e sketch di dialogo diretto e indiretto per farne un fumetto, la forma è stata mantenuta come soluzione narrativa del libro per volere dell’editore Acme.

 

  1. La tua prima collaborazione?

 

1986-1988 per una società di servizi editoriali, in qualità di redattore, correttore di bozze e scrittura di mensili hardcore.

 

  1. A quella ne sono seguite tante altre! Independent Legions è una di queste, ma non l’unica. Ci poi aiutare a scoprire dove sono state convogliate in questi anni, tutte le tue energie?

 

Provo a riassumere nel minor spazio possibile 30 anni di attività differenziata, totalmente dedicata all’horror. Ho coordinato e fatto da nume tutelare di «Splatter» e «Mostri», ho pubblicato romanzi, racconti e fumetti in antologie e libri da solista per Granata Press, Castelvecchi, Urania, Rizzoli, Aurea, Clair de Lune, Nicola Pesce Editore, Coniglio editore, Beccogiallo, Sergio Bonelli Editore, Radio Rai, Vincent Books, Cut-Up Publishing, «Heavy Metal», «Cattivik». Ad oggi, ho pubblicato 4 libri di racconti, 7 romanzi, e Black & Why? il mio Necronomicon di fumetti e illustrazioni dal 1987 al 2015 (Cut-Up Publishing). Grazie al mio amico Alessandro Manzetti (primo autore italiano premiato con il Bram Stoker Award), sono diventato membro della Horror Writers Association e, sia in coppia con lui sia assieme ad altri autori internazionali di massimo nome (Straub, Barker, Ketchum), abbiamo pubblicato in antologie in inglese. Uno dei miei racconti più noti, L’Incubatrice è finito nella selezione mondiale Best Horror Of The Year (2015) curata da Ellen Datlow, riferimento assoluto del pianeta per la narrativa di genere.

  1. Io ho iniziato con Vloody Mary, romanzo crudo e duro. Per chi non ha avuto il piacere di leggerti, che libro consigli per avvicinarti al tuo pensiero?

 

Dato che sono il peggior giudice di me stesso, posso dire che ogni titolo ha il suo carattere, a partire dal già citato Primi delitti (1989), iniziatore dello splatterpunk italiano. Vloody Mary (Independent Legions Publishing, tiratura limitata) è molto indicativo per la mia nuova fase come autore, iniziata nel 2014 anche per merito di un altro amico autore Stefano Fantelli. Sono molto legato ai miei ultimi due titoli Debbi la strana (Cut-Up) e Il morso dello sciacallo (Vincent Books), anche se il primo è completamente cupo e psichedelico, mentre il secondo è il mio trionfo dello splatterpunk dove l’ironia gronda copiosa tra percolato umano e sovrannaturale. Questa triade di libri (Vloody, Debbi, Sciacallo) è dominata dall’antieroe Red Vanacura, ex-maresciallo sensitivo esperto del paranormale. Mi permetto di consigliarvi altresì il mio freschissimo Putridarium (Independent Legions Publishing), novella vincitrice del Premio Laymon 2017, prima edizione, a cui abbiamo accorpato Acque sinistre; due inediti che rappresentano il mio ritorno al racconto horror medio breve drammatico, dopo il granduignolesco e vittoriano Spaghetti western freakshow (Miskatonic University), in cui ho giocato con i mostri e la follia humour che amo da sempre.

 

 

  1. Se un acerbo quarantenne senza arte né parte come me si vuole approcciare a questo mondo, cosa deve fare?

 

Come autore? Bisogna scrivere molto, anche quando non si ha voglia, e misurarsi con altri autori, leggendo e parlando di quel che scrivono, fare rete e collaborare. Come già stai facendo, d’altronde. Partecipare ad antologie e presentazioni, eventi e premi. E’ un viatico che ti condanna alla solitudine, a patto che i tuoi cari comprendano che la scrittura è una missione e non (come capita a me da sempre) un hobby narcisistico.

 

 

  1. Fai parte di quegli autori che mi hanno conquistato, tutti quelli che ho letto e recensito mi sono piaciuti e li ho amati ma tu assieme ad altri quattro siete in testa alla mia classifica generale. Arrivo con la domanda. Non so se apprezzerai il paragone di cui ho già accennato nell’articolo su Vloody, ma solo Barker mi aveva colpito in maniera così forte. L’autore di Cabal ha influenzato in qualche modo la tua scrittura?

 

Paragone apprezzatissimo, anche se sempre mi inginocchierò dinanzi al Maestro assoluto del Body Horror. Lui ha realizzato la reinvenzione rinascimentale del racconto moderno, nato assieme alla nuova onda del cinema dei metà Ottanta (anni che hanno influenzato il mondo e in maniera preponderante la mia scrittura). Dopo aver assimilato i pilastri (Dante, Verga, Poe, Lovecraft e King), Barker è stato il calcio nelle palle che ti rende uomo dopo che hai pianto lacrime e sangue. Ebbene sì, l’uso sfrenato dell’immaginario di sir Clive mi ha fatto da propulsore finale. E molto ha influito il lavoro linguistico del suo primo traduttore, Tullio Dobner. In particolar modo, i primi tre de I libri di Sangue, ovvero Infernalia, Ectoplasm, Sudario, nonché il sublime romanzo Gioco Dannato.

 

 

  1. Ho fatto questa domanda a quasi tutti gli scrittori che ho intervistato. Perché secondo te in Italia si leggono con più facilità gli stranieri, piuttosto che un autore nostrano?

 

In realtà non so se accada realmente questo. Io non mi fido di quel che dicono le fascette sui libri, né delle classifiche. D’accordo, gli scaffali delle librerie sono pieni di titoli importati, ma… come facciamo a sapere chi legge cosa? A parte i nostri personali contatti diretti, a patto che non abbiamo una talpa che lavora nella distribuzione di varia, non è detto che gli stranieri siano tra i preferiti. Se invece restringiamo il campo all’horror, ci sono in circolazione più italiani che stranieri.

 

 

  1. A che cosa stai lavorando in questo periodo?

 

Attualmente sto traducendo in inglese Vloody Mary per Independent Legions Publishing, che prenderà titolo Dark Mary nella sua edizione destinata al mondo. Sto lavorando al libro Cadaveri & Polpette per Cut-Up Publishing, un greatest hits di strisce da me scritte e disegnate. Dopodiché ho in calendario strettissimo la revisione del seguito di Debbi la strana, e una sceneggiatura per la serie a fumetti The Cannibal Family.

 

  1. Che cosa ti piace di più di questo lavoro?

 

L’affetto dei miei sostenitori, vecchi (da 30 anni) e nuovi (l’entusiasmo con cui mi scoprono). Inestimabile.

 

  1. Tu, come Danilo Arona sei un musicista quindi è dovuta la stessa domanda: Paolo di Orazio scrittore potrebbe esistere senza Paolo di Orazio musicista?

 

Domanda crucialissima. La musica è sempre stata dominante nel mio cuore, da che ho coscienza. Ha accompagnato le mie letture d’infanzia legandosi indissolubilmente alle immagini a fumetti e alle suggestioni letterarie dei miei libri. Fare musica è diventato praticamente un momento di atletica leggera, pesante, sfiancante, ma il giorno che dovessi smettere di suonare non implicherà la fine della mia necessità di ispirarmi ai miei dischi preferiti: Profondo Rosso e Suspiria (Goblin), Tubular Bells (Mike Oldfield), The Lamb Lies Down On Broadway (Genesis), Pawn Hearts (Van Der Graaf Generator), Aladdin Sane (Bowie), Burn (Deep Purple), The Houses Of The Holy (Led Zeppelin). Questi, alcuni dei dischi che mi hanno fatto il lavaggio del cervello a turno, dall’anno della loro pubblicazione. Responsabile di questa collezione, una sorella più grande.

 

 

  1. Chi scrive come te, senza filtri, incontra molto spesso il disappunto del tipico uomo dalla mentalità chiusa. Tu scrivi da tanto tempo, com’è cambiato il panorama italiano da quando hai iniziato?

 

Ora sta soffiando un pericoloso vento buonista che manda in tilt le coscienze e già sta facendo seri danni. Gli amanti dell’horror, grazie a Dio, se ne fregano. Ma, a parte loro, sono rari i casi in cui i miei libri producono il dubbio che io sia malato di mente, sadico o misogino. Alcuni continuano a chiedersi perché scrivere horror quando al mondo c’è tanta sofferenza. Gli stessi che restano allibiti e sospettosi quando scoprono che in realtà io sia facilmente impressionabile e calmo (tranne quando sono al volante). Non capisco il nesso tra immaginario creativo e mondo contingente. E’ incredibile, c’è veramente un grosso problema a capire che la mente umana, talvolta, sia una prodigiosa macchina di idee. Cazzo, chissà chi ha scritto L’Inferno, Il Macbeth, le fiabe dei fratelli Grimm. L’horror, perché l’Horror? Non è il culto del male, è fiction. Negli anni Ottanta-Novanta non esisteva questo orrore per l’horror. Era considerato una speciale fabbrica di sogni.

 

  1. Di cosa ha paura Paolo di Orazio?

 

Dell’ignoranza.

 

  1. L’immaginario collettivo descrive l’artista, come una persona incasinata e disorganizzata ma la realtà sembra diversa. Chiedendo agli altri autori, quasi tutti mi hanno detto di essere abbastanza schematici e organizzati. Tu come gestisci il tuo tempo? Usi l’agenda o vai a braccio?

 

Agenda elettronica. Il mio punto di riferimento assoluto è il computer. Controllo il calendario ogni giorno, per stare al passo con le consegne e le faccende burocratiche, altrimenti è la fine. L’agenda di carta non so gestirla, mi perdo, non fa per me.

 

 

  1. Ultima domanda…Dormi con la luce accesa o spenta?

 

Spenta, ma con le serrande alzate perché adoro le luci della notte e quelle del mattino che mi consentono di essere svegliato con delicatezza. La sveglia non la uso da anni poiché rappresenta uno stress cardiaco troppo forte, per me. Dormire col buio totale mi porta a un sonno da cui svegliarsi è difficile. Ho sempre odiato le finestre chiuse che non lasciano entrare l’alba. Non sono mica un vampiro!

 

Posso aggiungere qualcos’altro?

Decenni di attività artistica, sia da scrittore sia da musicista, un pilastro in questo mondo ma comunque una persona disponibilissima. Abbiamo a lungo parlato e sono veramente rimasto incantato. Risposte tra l’altro date con estrema velocità rispetto alla mia richiesta e che si sono dimostrate come avete visto, ponderata, ragionate e per nulla superflue. Ancora un grazie e spero di riuscire a farmi firmare una copia cartacea dei suoi capolavori!

Per chi vuole gustarsi i suoi lavori, come il sottoscritto può cliccare qui!

 

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