Sarò sincero, quando mi sono informato su Marco sono rimasto piacevolmente colpito. Lui è chiaro, diretto e sincero! Leggendo la sua intervista capirete perché affermo questo. Una dote rara in questo mondo, non tanto perché ho avuto a che fare con persone false ma perché da quel poco che ho visto, i compromessi sono all’ordine del giorno. È il mercato, il pubblico che decide chi deve vivere o morire, metaforicamente parlando e per chi abbraccia una chiara direzione può essere difficile ritagliarsi uno spazio. Marco ha deciso di seguire la sua strada e ha ottenuto un buon risaltano. Ora capirete perchè!

Marco Crescizz è nato nel 1983 a Brescia.

Da tempo si dedica alla narrativa fantastica, soprattutto horror e fantascienza. Le sue opere sono connotate da una forte componente provocatoria. Un mix di satira, humour demenziale e pulp nell’accezione più ampia. Ha pubblicato diversi racconti su riviste e fanzine. Suoi racconti sono apparsi acnhe in antologie di sci-fi e horror. Odia la censura, di qualsiasi tipo. Ama la birra.

 

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Intorno ai 16-18 anni, in quel periodo. Frequentavo molti blog che parlavano di scrittura legata al genere fantastico come Gamberi Fantasy, La Tela Nera, Malpertuis di Elvezio Sciallis e seguivo molte fanzine. Alla fine mi sono trovato molto bene su Scheletri.com dove sono stato una presenza fissa per molti anni, ricordo che c’era un bel fandom e nel forum ci si scambiavano opinioni e idee sulla scrittura. Inoltre il concorso 300 parole era un bel banco di prova per confrontarmi con gli altri, alcune storie erano dei colpi di genio e la sana competizione non mancava. Ci si bastonava parecchio, ci si sentiva più liberi di dirsi le cose rispetto a oggi e c’era una bella sinergia bilanciata anche da chi curava il sito. I ruoli erano un po’ più definiti: chi voleva scrivere, chi editare, chi solo leggere.

Invece oggi tutti fanno tutto e i lettori “puri” mancano.

  1. Quando scrivi hai un metodo e se si come è organizzata la tua giornata?

Ho una scaletta pronta che mi aspetta e so esattamente cosa devo scrivere, quali scene o cosa andrò a revisionare. Scrivo nei ritagli di tempo, purtroppo non riesco a farlo tutti i giorni come quando avevo 20 anni. Se oggi mi metto a scrivere ho bisogno di slot di tempo di almeno due ore, altrimenti non riesco a recuperare bene la storia e a immergermi nell’ambientazione e a incastrare bene i dettagli.

  1. Riesci a mantenerti solo scrivendo o ti occupi di altro?

Per la fortuna dei miei genitori e di mia moglie mi occupo di altro.

Riuscire a vivere di scrittura in Italia è difficilissimo. Se poi si parla di speculative fiction è peggio che darsi una mazza chiodata sullo scroto. Puoi fare l’editor, l’agente letterario, organizzare seminari, tradurre romanzi, fare corsi di scrittura o gestire tavolate di giochi di ruolo, ecco, così forse puoi fare dei soldi. Ma non conosco nessuno (forse il mitico Di Marino aka Il Professionista, che però non scrive solo di fantastico) che riesca a vivere di sola scrittura e che sia in grado di pagarsi, chessò, le spese condominiali o l’assicurazione dell’auto.

Oggi più che mai gli anticipi per gli autori sono risicati se non inesistenti e bastano mille copie scarse per far festeggiare un editore. Se proprio vuoi provare a fare cassa devi lanciarti sul self-publishing e trovarti una nicchia di lettori che ti seguono… ma anche così è dura perché senza un editore ogni minima spesa diventa a carico tuo. Se stili costi e ricavi e fai un bilancio delle spese, faccio fatica a immaginarmi di vivere così.

  1. Quando hai iniziato a pubblicare?

La mia prima pubblicazione certificata risale al 2004. Un concorso per un libro dove sono stato selezionato come autore in una raccolta. Da lì ho piazzato diversi racconti in antologie horror o sci-fi di editori ormai scomparsi. Non ti faccio l’elenco perché sarebbe inutile e in ogni caso i miei racconti erano piuttosto ingenui. Ad oggi non si trovano più, a quei tempi non esistevano gli ebook che regalano l’immortalità nel bene o nel male.

  1. So che hai partecipato a dei concorsi com’è andata?

Ho partecipato a moltissimi concorsi, soprattutto quando ho iniziato a scrivere. Mentirei se ti dicessi che ho buoni ricordi. Ne sono sempre rimasto deluso. Nella mia personale esperienza purtroppo posso dire che molti erano truccati, e la cosa è venuta fuori regolarmente. Spesso a causa di circoli di amicizie e di organizzatori incapaci e poco professionali. Altre volte perché la giuria non ha rispettato il proprio regolamento, difendendosi dietro una elasticità che aveva del ridicolo.

Parlo di sette o otto anni anni fa, oggi non so se le cose siano cambiate, ma partecipo raramente ormai. Col tempo i concorsi riguardo la narrativa di genere hanno perso prestigio, e io ho smesso di perdere tempo a scrivere racconti adatti a uno o all’altro premio. Preferisco scrivere quello che voglio e cosa mi piace. Se proprio dovessi dare un consiglio a chi organizza i concorsi, direi di raccogliere le candidature in modo anonimo e di evitare conflitti di interesse di ogni tipo. Sembra facile, ma non lo è.

  1. Hai ricevuto molti pareri negativi all’inizio o è andato tutto liscio?

Non è andato mai nulla liscio. Neppure oggi. Ma è giusto così, è quello che mi ha fatto crescere. Sono stato costretto a impegnarmi di più e sono riuscito a togliermi delle soddisfazioni. Prima su tutte quella di pubblicare quello che mi piace e non di scrivere qualcosa per vederlo pubblicato. C’è una differenza enorme in questo.

I miei racconti sboccati, violenti, bizzarri, sono sempre stati un problema per gli editori. O per problemi di censura o perché troppo strani per le antologie che comunque devono avere un filo conduttore. Gli editori, anche se non lo ammettono, odiano la commistione di generi, vogliono che le storie siano etichettabili per poterle vendere a un target.

Oggi è più facile pubblicare, tutti lo fanno.

E non parlo solo dei self, dico proprio che è impossibile non arrivare a un editore e questo meccanismo ha abbassato, se non distrutto, la credibilità del settore. I lettori “puri” si sono allontanati perché 9 libri su 10 che si pubblicano sono prodotti osceni, e l’ambiente del fantastico si è ridotto a una nicchia di appassionati lettori/scrittori che si cannibalizzano da soli.

Tutti editano, tutti scrivono, tutti fondano riviste, tutti aprono case editrici, agenzie letterarie e fanno bene, io stesso sostengo un sacco di progetti interessanti anche se muoiono dopo un paio d’anni. Però mi trovo spesso davanti a prodotti amatoriali, poco validi e mi dispiace perché dietro ci vedo l’impegno, la fatica e il tempo di chi ci ha investito, ma la verità è che molti prodotti sono mediocri.

Se tutti fanno tutto c’è un settore che latita e che invece aiuterebbe tutta la scena a crescere: la critica.

Ma la critica è morta.

Questo è un altro concetto fondamentale.

Tutti hanno qualcosa da perdere, nessuno esprime più un parere o prende una posizione. Il mercato è liquido, frammentato, saturato e ognuno ha ragione o torto a metà.

Gli editori devono, hanno il compito, di tornare a fare da filtro per il bene del lettore. Invece puntano a racimolare qualche spicciolo. Ho divagato, sorry.

  1. Sei soddisfatto dei tuoi scritti o vorresti metterci mano ogni volta che li leggi?

Se fosse per me non pubblicherei nulla, perché continuerei a riscrivere e cesellare il testo. “Brandelli d’Italia”, per dire, ha impiegato dieci anni a vedere la luce. Non ne ero mai soddisfatto e ancora oggi lo vorrei asciugare. Ma per fortuna sono andato oltre.

Quello che mi tormenta sempre è: ho scritto bene o male? È un bel romanzo, almeno da non vergognarsi, oppure è una porcheria come le tante che ingolfano il mercato? Non mi fido del parere di nessuno, purtroppo, solo di chi non conosco. Ecco perché il regalo più grande è leggere una bella recensione di qualcuno che è capitato per caso su uno dei tuoi testi e lo ha apprezzato.

  1. Quali sono se ci sono le regole non scritte per riuscire in questo mondo?

Non ci sono regole, è solo un viaggio interessante. E no, non si riesce, qualunque cosa significhi.

  1. Il tuo racconto migliore?

Non è ancora stato pubblicato. Nessuno paga i racconti e questo è davvero triste. Capisco che i soldi non ci sono ma se uno volesse scegliersi gli autori per una bella antologia dovrebbe investire di tasca sua. Non parliamo di cifre astronomiche. Finché tutti saranno presi dalla smania della pubblicazione come riconoscimento, la qualità sarà sempre bassissima. Gli editori, e lo ripeto, devono tornare a fare da filtro per garantire delle belle storie. Se non si trovano non devono far uscire l’antologia. Mi piacerebbe leggere una antologia di genere fantastico con almeno dieci racconti validi con scrittori che sono stati pagati perché l’editore li ha fortemente voluti in scuderia con quelle storie, con testi editati e che abbiano da dire qualcosa.

  1. Quello che vorresti non aver scritto?

Tutto quello che ho scritto mi è servito come esercizio. Ogni cosa, ogni parola. Comunque il computer è pieno zeppo di roba illeggibile.

  1. Stai scrivendo in questo periodo e se si cosa?

Sto scrivendo un romanzo per Antonio Tombolini Editore, collana Vaporteppa. Un Horror sul quale però ancora non posso dire nulla.

  1. Il libro o film che ti ha influenzato maggiormente?

Avrei una lista infinita. Ma oggi, ora, scelgo “Rabbia” di Palahniuk, un’opera incredibile.

  1. Che cosa stai leggendo adesso?

Sto seguendo tutte le uscite di Independent Legions perché propone romanzi che aspettavo da tempo in Italia come ad esempio “Morte con carne” di Shane McKenzie, ma oggi come oggi sto leggendo “La marcia Carnale” di Mellick III per Vaporteppa, autore di punta della Bizarro Fiction. Un romanzo divertentissimo e crudo.

  1. Se un nuovo lettore t’incrocia per la prima volta, cosa gli consigli di leggere per primo?

Sicuramente “Alieni Coprofagi dallo spazio profondo” perché è breve. Una novella da 100 pagine che si legge facilmente. Se uno trova divertente leggere di alieni che si mangiano la merda perché scoprono che sul loro pianeta è una potente droga, ok, allora può passare a “Brandelli d’Italia”, un romanzone corposo, cupo e violento, ma con sprazzi di grande follia e divertimento.

  1. Ora dedichiamoci alla tua ultima fatica ‘Brandelli d’Italia’. Le premesse sembrano ottime. Ci puoi dire qualcosa in più?

Inizio con la quarta di copertina per dare un’idea dell’opera.

“A seguito di una guerra nucleare che ha sconvolto il pianeta, l’Italia è ridotta a un’isola governata da un dittatore ecclesiastico chiamato Papa Cesare che gira con un esoscheletro potenziato.

Alfredo, insieme all’amico Dario e a un ragazzo ritardato di nome Tibbuth, sopravvive in queste lande aride portando in tour un violento show di torture.

La precaria stabilità che Alfredo si è costruito però vacilla nel momento in cui scopre che Tibbuth è un androide inviato da qualcuno per spiarlo.

Questa nuova realtà darà il via a una catena di eventi che spingerà Alfredo a indagare i recessi di un’Italia ridotta a brandelli, guidandolo attraverso villaggi sommersi dalla giungla, fosse infestate da cannibali, strani robot, pericolose spogliarelliste e improbabili personaggi storici.”

È un romanzo sul quale ho investito moltissimo tempo, dieci anni, e sono stato più volte sul punto di cestinarlo. Alla fine l’ho dato in pasto a Franco Forte che ne ha curato l’editing: lo ha distrutto e ne ho dovuto riscrivere gran parte. Fatto questo ho provato a inviarlo al Premio Odissea di Delos e sono riuscito a piazzarlo in finale. Quindi Silvio Sosio mi ha proposto di pubblicarlo nella collana Delos Digital.

  1. Domanda per gli aspiranti scrittori: come sei riuscito ad arrivare ad una casa editrici importante come la Delos?

Credo di aver risposto sopra: anni di esercizio nella scrittura, un buon editing e qualcosa di buono da dire.

 

Grande Marco, proprio ieri parlavo degli andamenti del mercato e di come interpretare le voglie dei lettori. Il tuo libro Alieni cropofagi è un libro coraggioso e che sicuramente taglia fuori parte del pubblico commerciale ma non noi amanti del genere! Volevo fare un appunto le domande non sono in press diretta e quindi alcuni risposte, come l’ultima, possono essere una parziale ripetizione delle precedenti ma non taglio, se non me lo chiede l’interessato lascio tutto esattamente come è stato chiesto e risposto. Primo per il rispetto verso chi mi ha donato del tempo e secondo per non simulare quello che non è. L’intervista è in differita, anche perchè attualmente non avrei le risorse per raggiungere in loco le varie persone con cui ho avuto il piacere di parlare e mi evito figure alquanto non professionali vista la mia ansia da prestazione che mi perseguita nel face to face! Marco ne è TESTIMONE, anche per messaggio riesco a incasinare un po’ le cose!

QUINDI COMPRATE, LEGGETE E PARLATE A CHI VI CAPITA DI QUESTI INCREDIBILI SCRITTORI CHE VIVONO TRA NOI, NEL NOSTRO PAESE!

 

 

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