Intervista a Giorgio Borroni


Classe 1977, ha conseguito il diploma in Fumetto, Scrittura Creativa e Zbrush alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Dopo la laurea in Lettere Moderne a Pisa, ha insegnato traduzione in un master universitario dello stesso ateneo. Ha curato le edizioni di Dracula (Barbera) e Frankenstein (Feltrinelli), ha tradotto romanzi e fumetti per Giunti, Liberamente, J-pop e BD. Come illustratore ha collaborato con alcune webzine ed è stato editor, oltre che sceneggiatore, per Cagliostro E-press. È tra i giurati della kermesse di cinema horror Selva Nera Fantastic Film Festival.  Sempre in tema di cinema, ha recitato il ruolo del morto vivente in Zombie Massacre di Luca Boni e Marco Ristori e quello di un esoterista dark in Go, Dante! Go! Go! Go! di Alessio Nencioni. È autore di un saggio antropologico-letterario che riguarda Ariosto e i guerrieri berserk, Le tre follie di Orlando, per Tralerighe. Alcuni suoi racconti horror sono stati pubblicati in antologie a tema e altri sono diventati audiolibri distribuiti da http://www.ilnarratore.com.

sputavo sangue finto dritto in camera…

  1.  
    1. Quando hai iniziato a scrivere?

    La data ufficiale che uso sempre è il 2014, anno in cui ho seguito un illuminante corso di Scrittura Creativa. Poi ci sono le date non ufficiali, tipo il 2001, quando sono arrivato in finale con un racconto a dir poco imbarazzante in un contest universitario e, tanto per aggiungere altro imbarazzo, un paio di anni dopo, il giorno in cui mi sono presentato per la prima volta al mio relatore per chiedergli di poter dare la tesi con lui… ecco,  si ricordava di me a causa di quello scritto, porca miseria, pure il titolo! Il volumetto con il best of del contest è sempre seppellito fra i libri di uno scaffale di camera mia,  ne ho avvelenato le pagine,  hai presente Il Nome della Rosa?

    1. Di che altro ti occupi oltre alla scrittura?

    Per vivere faccio l’insegnante e il traduttore freelance. Tuttavia mi vado a complicare la vita in altri modi: mi cimento in illustrazioni digitali che finiscono sulla copertina di una webzine, da poco modello in Zbrush e mi fabbrico cravatte texane di dubbio gusto (che però ho il coraggio di indossare),  sto finendo di recitare nelle ultime scene di un film commedia di prossima uscita dove faccio la parte di un darkettone fuori di testa (strano, eh?),  ho fatto l’editor di una casa editrice indipendente di fumetti, la Cagliostro, e scritto testi da galera per un gruppo metal. Attualmente sto seguendo i lavori di tre bravi disegnatori che stanno realizzando fumetti su tre mie sceneggiature. Poi non tutti sanno che tempo fa di notte andavo a cacciare lupi mannari, ma è dispendioso perché le pallottole d’argento costano e allora ultimamente ho ripiegato sulla Meditazione Trascendentale per darmi una calmata, peraltro non riuscendoci.

    1. Quando hai iniziato a pubblicare?

    Nel 2008 ho pubblicato un eserciziario di Letteratura Italiana e ho curato alcuni classici della Letteratura, ma se ti riferisci alla fiction ho iniziato nel 2015, anche se amici, parenti e conoscenti lo hanno saputo solo 3 anni dopo perché ho vissuto tipo “Batman / Bruce Wayne” nascondendo questo tipo di attività… lo so, potevo usare uno pseudonimo, ma sottovalutavo internet.  Pensa che nessuno legge i titoli di coda dei film, invece un mio ex compagno del liceo mi ha messaggiato chiedendomi cosa ci facevo nei titoli di un film di zombie… aveva sgamato alla grande la mia partecipazione come comparsa zombie al film Zombie Massacre, sputavo sangue finto dritto in camera… fatto per cui oggi sono una specie di leggenda fra i miei alunni dodicenni. Quindi mi sono detto: “Macchissenefrega? Non puoi nasconderti per sempre!”

    1. Hai ricevuto molti pareri negativi all’inizio o è andato tutto liscio?

    Mi è andata piuttosto bene con le recensioni negative, sono davvero poche, considerato che non si può piacere a tutti. Caso a parte sono quel paio di recensioni negative con account palesemente falso a seguito di discussioni sui social.  Poi ho ricevuto alcuni commenti perplessi da alcuni scrittori della porta accanto, ma se tu inizi un libro con una descrizione che finisce poco prima del capitolo 2 e nel primo non succede niente, beh, se sei perplesso per ciò che scrivo vuol dire che io sto andando nella esatta direzione in cui voglio andare, tenendomi alla larga dalla strada che stai imboccando tu. Ovviamente apprezzo le recensioni positive perché rendono giustizia a chi ha creduto in me, chi si sta impegnando per distribuirmi o chi mi ha editato, ma per il resto ringrazio il recensore in ogni caso per il tempo che ha speso su un mio lavoro e torno a deprimermi, aloha!

    1. Sei soddisfatto dei tuoi scritti o vorresti metterci mano ogni volta che li leggi?

    Non rileggo mai niente dopo la sua pubblicazione. Un’opera finita deve camminare con le sue gambe e andare in giro da sola per il mondo a spargere ignominia sul sottoscritto. In pratica è come andare in guerra: o vinci o perdi e per questo motivo almeno per me (e so che sbaglio) la scrittura come “esercizio” non esiste. Tu scrivi qualcosa per un proposito e alla fine questa cosa deve cavarsela in maniera dignitosa. Quindi, no, non ritorno mai su un testo già editato a patto che non si debba riconvertirlo in un altro medium: in questo caso ho rimesso mano a Orrore d’Autunno per farne una versione a fumetti, ed è venuto fuori qualcosa di “diverso”, come è giusto che sia.

    1. Consiglio per gli esordienti. Come muoversi in questo astruso mondo per raggiungere qualche risultato?

    Nessuno. Sono un pessimo esempio da seguire: non posso consigliare di farsi conoscere partecipando a concorsi e progetti collettivi perché gli uni mi deprimono e riguardo alle antologie… beh, sono un asociale. Non posso consigliare di scrivere ogni giorno perché io scrivo una volta ogni morte di papa e me ne strafrego dell’esercizio, in parte perché ho un gran talento nell’affossarmi e in parte perché non riesco a dire forzatamente qualcosa se non ho niente da dire. Non posso manco consigliare di avere parte attiva nelle community, perché per quanto io mi comporti da Mahatma Gandhi trovo sempre da litigare… un paio di “scrittori” mi hanno chiesto l’amicizia su Facebook e se non li ho eliminati io mi hanno bloccato loro dopo poco: sai come è, se voglio sentire pontificare magari vado a sentirmi l’Angelus in Vaticano. Come se non bastasse, a causa di problemi di salute che mi porto dietro da un po’ ho pure perso un paio di occasioni di pubblicazione che mi erano state offerte. Insomma, volete sfondare? Ecco, girate “Il Grande Macello”,  un reality su di me e dopo fate tutto il contrario.

    1. Il tuo racconto migliore?

    Satyros, indubbiamente. Perché se tu fai qualcosa esattamente come intendevi farla, suscitando le reazioni che volevi suscitare… allora hai vinto tutto. Ah, a proposito, metto i paletti: non intendo parlare del suo controverso finale.  Ne ho parlato solo una volta alle editor di Escrivere.com che questo racconto me lo avevano commissionato e spero vivamente che abbiano cancellato quell’email.

    1. Stai scrivendo in questo periodo e se si cosa?

    Come ho detto prima, per me la regolarità è una mera utopia. Fra i tanti impegni che ho qualcosa ho buttato giù, sono circa a metà di un progetto ultrasplatter che forse mi costerà molto in immagine, è una cosa così feroce e spietata che credo finirà per portarmi dei casini. Pensa, ho raccontato la trama a uno psichiatra e mi ha pregato di smettere perché gli veniva da vomitare. Mettiamola così, se verrò licenziato da scuola la cosa farà così clamore che Chiambretti  mi inviterà come ospite del suo show … potrò andare in TV senza passare prima dal GF, il che è cosa buona, visto che avrei problemi a usare lo stesso bagno usato da altri 10 concorrenti e comunque per il carattere che mi ritrovo finirei in nomination già alla prima puntata. Dopo il trionfo in TV  prevedo di buttarmi sulla musica diventando il cantante di una band electro-pop così nihilista da far sembrare i Depeche Mode degli scolaretti in gita,  in modo da suscitare accessi di depressione collettiva già al primo concerto e di beccare un casino di soldi dagli sponsor: naturalmente facoltosi leader di sette religiose, ma non di quelle da suicidio collettivo, o rischio di non incassare.

    1. Il libro o film che ti ha influenzato maggiormente?

    Se dovessi scegliere solo un libro e un film? Per i libri direi L’Uomo della Casa della Carne, di George R.R. Martin, un’opera semplicemente perfetta che mi è rimasta impressa quando avevo 16 anni: glielo ho pure scritto al buon George, che nel 2005 mi ha pure risposto alla mail ringraziandomi di essermi ricordato di quell’opera così dolorosa da scrivere… e tra le righe credo pure sia stato grato di non essere stato tartassato con le solite domande su quando finirà GoT!

    Per il film ti do una risposta un po’ strana, perché è roba un po’ bistrattata dalla critica, ma che trovo sia un capolavoro. Homeboy, con Mickey Rourke… a mia discolpa dico che è piaciuto anche a Bon Dylan, che è pur sempre un premio Nobel! Ma il bello è che su Ebay mi sono aggiudicato a prezzo irrisorio un bel po’ di memorabilia della pellicola… pensa se mi piaceva un Colossal!

    1. Una delle qualità che apprezzo in te è la schiettezza. Dici quello che pensi senza peli sulla lingua. Quali vantaggi o/e svantaggi hai avuto nell’essere te stesso in questo mondo?

    Di vantaggi non ce ne sono tranne quello di sentirsi più o meno in pace con se stessi. Purtroppo il mondo di oggi è fatto di reti di contatti con cui devi mantenere rapporti pur tappandoti il naso. Il problema è che non ci riesco, se il re è nudo inutile che mi dicano che veste Armani: è nudo e basta. Questo mi ha creato un po’ di problemi sul lavoro e soprattutto sui social. Pensa che per aver detto che non avrei acquistato una certa graphic novel gli scagnozzi dell’autore, uno famoso che cura anche un blasonato fumetto, hanno fatto un meme su di me in un gruppo chiuso a cui manco ero iscritto, invitando il suddetto autore a unirsi a loro, e lui da “gran signore” non ha certo disdegnato!  Lo trovo triste: cioè, ti pagano per scrivere, mi segui?  Ti pagano pure per curare una collana, mi segui sempre? Aspetta, ti pagano pure per fare due schizzi che manco un bimbo dell’asilo farebbe … E tu perdi tempo su Facebook a prendere per il culo un nessuno (il sottoscritto) perché ha detto che non compra il tuo libro? Lo sai quanti Signor Nessuno ci sono in Italia che criticano? Se tu dedichi in media un quarto d’ora per ognuno di loro in una discussione su un gruppo, dopo ti spari le pose con una media di tre post al giorno su Facebook… quanto tempo ti resta per scrivere?

    In definitiva, sono felice di essere come sono. Non raggiungerò mai traguardi alti, ma fondamentalmente la mattina posso anche guardarmi allo specchio senza distogliere lo sguardo. Quanti possono fare la stessa cosa? E soprattutto, come accidenti fanno a radersi senza tagliarsi o sono tutti degli stramaledetti hipster?

    1. Come scrive Giorgio Borroni?

    Male, ma oculatamente. Mi spiego. La scrittura è un atto onanistico ignobile e vergognoso agli occhi di Nostro Signore: per emendare questo peccato o ci si fustiga ogni sera con un gatto a nove code fatto di filo spinato, oppure  ci si vota del tutto all’intrattenimento del lettore:  modestamente la mia schiena non presenta alcuna cicatrice. Se decido di scrivere lo faccio pensando a chi fruisce, a chi ha malauguratamente deciso di darmi una chance,  perché dal canto mio esprimo qualcosa, ma il fruitore non si ferma alla prima pagina solo se io so intrattenerlo. Quindi pianifico la trama nei dettagli, anche i dialoghi. L’improvvisazione, con le dovute cautele, la lascio alle sottotrame e non navigo mai a vista. Nella compagnia c’è sempre qualcuno che si assume la responsabilità di raccontare una barzelletta, ma se deve ogni volta spiegarne il finale o se si dimentica parti della storiella, o se in definitiva non fa ridere… prima o poi la compagnia lo terrà con sé solo se offre da bere: “Ce la racconti dopo la barzelletta, Ciccio! Intanto offri ‘sto giro!” E visto che sono pure astemio, sai che mi frega di pagare la birra agli altri?

    1. In che genere ti classifichi come scrittore?

    Difficile domanda. Al corso di scrittura creativa scrivevo roba Cyberpunk perché lo trovavo più semplice, visto che davano pochissimo tempo: niente documentazione, tanti svarioni techno e un po’ di worldbuilding se non puoi avere raffronti sulla geografia di un luogo. Midnight Club è nato in 20 minuti, nella sua prima stesura, il titolo originale stesso era autoironico: “Scusami William Gibson”. Mi sono dopo poco focalizzato però sull’Horror, magari anche mescolandolo con altri generi fra cui la Fantascienza e il Distopico,  ma in definitiva non mi pongo limiti: non so nemmeno se domani riaprirò il Word per continuare quello su cui sto lavorando o premerò “CANC” e tanti saluti. Figuriamoci se posso prevedere se continuerò con l’Horror o mi metterò a scrivere fiabe per bambini (poveracci!).

    1. Perché gli audio libri?

    Per due motivi fondamentali. Il primo è che sono un accanito fan degli audiolibri: in auto ho una chiave da 32 giga e li ascolto mentre viaggio, li trovo divertenti, utili per la didattica e stimolanti, e sono lieto che stiano avendo sempre più riconoscimento in Italia. Il secondo è che sono un paraculo. Nel senso che, quando mi sono trovato nel 2014 con quelle due o tre cose che avevo prodotto durante e in seguito al corso di Scrittura Creativa, mi sono detto che o le pubblicavo in qualche modo o le buttavo. Mi spiace buttare via pure i mouse rotti, quindi ho optato per il self-publishing: avendo lavorato per una grossa casa editrice so come è considerata la narrativa di genere e non ci ho neanche provato a spedirli in giro. Self dunque… ma su Kindle, come sai, rischi di essere una goccia nell’oceano, quindi mi sono detto che magari preferivo essere parte di una nicchia… ma almeno una nicchia di cui ero fan.  Il resto lo sai.

    1. Il finale di Midnight Club mi ha fatto impazzire, ma non è piaciuto a tutti: perché secondo te?

    Guarda, proprio oggi ho beccato una recensione negativa in cui mi si dice che “finisce sul più bello”. Il fatto è che, ci sarebbe da obiettare, quando arrivi alla fine il più bello lo hai già ascoltato nei 24 minuti fino ad allora. Volevo dare uno spaccato di una vita di un artista sfigato in un futuro prossimo,  il combattimento finale è solo un pretesto: non è Rocky Cyberpunk, parla di scontri illegali fra creatori di ologrammi in cui il KO è inflitto da un bell’attacco di panico, per la miseria! Dog Fight, a cui mi sono ispirato, lo ha già scritto Gibson.

    Come è quel celebre racconto di Hemingway? Un tizio chiede a un altro se è fidanzato e quello risponde di sì. Fine. Diresti a Hemingway che si è interrotto sul più bello? E questa è la spiegazione delle intenzioni, ma veniamo ai motivi tecnici. Se tu costruisci uno spauracchio “ciarliero” come Pennywise di It allora puoi scrivere un tomo, se invece lo spauracchio basa il suo carisma su poche ma ben definite caratteristiche non puoi insistere più di tanto: rischi di svelare i fili dietro la marionetta, quindi ecco perché il “mostro finale” si vede poco. Comunque grazie per averlo apprezzato, sei un buongustaio.

ho raccontato la trama a uno psichiatra e mi ha pregato di smettere perché gli veniva da vomitare

 

Qui sotto vi lascio tutti i link dove poter scrutare nelle opere e nella vita dell’artista Giorgio Borroni:

Facebook

Audiolibri 1

Audiolibri 2

Ebook

Deviantart

 

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