14/08/2018 La realtà supera la distopia


Ero indeciso se scrivere qualcosa al riguardo o tacere ma non ci riesco. Siamo fuori dall’ambito del blog ma da genovese devo scrivere quello che ho vissuto. Da ieri quando la mia compagna mi ha telefonato alle dodici, in qualche modo la mia realtà è stata distorta. Non ero sul ponte e non ho conoscenti tra le vittime ma il mio cuore si è fermato quando ho sentito quelle parole.

Un ponte è crollato…

Da quell’ annuncio non ho fatto altro che pensare a quelle persone coinvolte che ignare, si sono alzate per occuparsi della loro vita, per andare a lavoro, per andare in vacanza oppure semplicemente per spostarsi dalla zona di Ponente verso quella di Levante o viceversa.

Un incubo!

A lavoro, rinchiuso in questa bolla di ‘non accettazione’, a circa cinquecento metri in linea d’aria dal crollo, le sirene di tutti i mezzi coinvolti scandivano i minuti, attutite da una pioggia battente. Il traffico in tilt, le voci che di bocca in bocca che aumentavano o diminuivano le vittime e quella sensazione di fallimento morale, fisico e spirituale di cui tutti indirettamente siamo colpevoli. Perché tutti deleghiamo la nostra sicurezza in mani, che dovrebbero essere capaci ma che in un modo o nell’altro non lo sono. Perché nessuno, me compreso, incrocia le braccia in maniera seria o si riunisce per le strade per chiedere il minimo… non le strutture che magari possiedono i giapponesi, ma il minimo! Il tempo della fiducia nelle istituzioni, da parte mia, è definitivamente crollata ieri alle 11:50, quando sono morte (per il momento) trentasette persone e quando sono state strappate alle loro case quattrocento quaranta persone. Chi mi conosce lo sa, non amo Genova. Come termine di paragone ho Milano, dove ho vissuto quattro anni e pur avendo i suoi lati oscuri è una città che funziona. Non la amo, Zena,  proprio perché essendo una città con un potenziale immenso, chi non ha la macchina ci mette due ore per arrivare da una periferia all’altra, la metropolitana con le sue poche fermate copre una minima parte del suolo cittadino,i bus scarseggiano, le strade sono sporche, il centro la sera è improponibile e il lavoro scarseggia. Ma ci sono nato e il mio odio nasce dalla frustrazione e dopo le varie alluvioni e le relative cause umane che ne hanno aumentato il potenziale distruttivo, una catastrofe così grande non doveva succedere. La città è in ginocchio. E se non cambia l’andazzo di questa Italia malata, succederà come sempre. Rimbalzo di responsabilità, lavori portati avanti per anni e il ponte violentato dall’incuria diventerà un simbolo per chi ama la distopia, forse facendo pagare il biglietto per visitare il luogo dell’orrore. Chissà…

Intanto la viabilità sarà stravolta, le strade rigurgiteranno mezzi nel tentativo di raggiungere il centro passando o da Genova est o da Voltri, oppure se ne andranno in altri lidi, in altri luoghi. I traghetti e l’aeroporto non hanno più la loro uscita con conseguenze pesanti… In un minuto le decisioni prese negli anni passati hanno causato morti umane e morte ad una città che in qualche modo tirava avanti.

Spero di sbagliarmi,  spero che per una volta il promesso cambiamento avvenga, perché il 14 agosto 2018 può segnare  l’inizio di un nuovo modo di pensare o l’inizio della totale decadenza.

 

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