In genere cerco di scrivere o di intervistare un autore che ho già letto. Purtroppo non ho ancora avuto il piacere di leggere Musumeci, perchè appena ho chiesto all’autore se era disponibile al mio personale interrogatorio, non solo ha accettato ma una volta spedite, mi ha risposto subito. In scaletta ho il suo libro ma essendo schematico, l’autore che incontro finisce in coda ai precedenti, per cui rientrerà nelle letture autunnali. Ciononostante sono rimasto colpito da questo romanzo e dal suo ideatore che ha delle premesse molto interessanti.

 

  1. Chi è Raffaele Musumeci? 

Sono un giornalista professionista, appassionato di Fantasy e Horror, legato a doppio filo alla mia terra, alle mie origini e alle mie tradizioni. Scrivo da sempre, per mestiere (lavoro al Giornale di Sicilia) e per diletto. “Marabecca” è stato il primo libro che ha trovato una pubblicazione.

  1. Quando hai pensato di scrivere la prima volta?

Giovanissimo. Ho nel cassetto più di un centinaio di racconti e qualche libro, ma fin da ragazzino “giocavo” a scrivere giornali. 

  1. Di che cosa ha paura Raffaele? 

Della stupidità imperante che regna di questi tempi un po’ dappertutto. Gli zombie sono in mezzo a noi, solo che hanno facce rispettabili ed eminenti pancioni, invece di volti maciullati e dei ventri gonfi dei gas della putrefazione. Ma sono molto più pericolosi delle creature dell’incubo eterizzate da Romero.

  1. Si può vivere di sola scrittura in Italia?

Solo se sei fortunato, becchi il filone giusto e vendi decine di migliaia di copie. Altrimenti, resta un hobby.

Qualcosa sul tuo romanzo Marabecca?

Racconta delle paure che ci creiamo da soli, in senso figurato, ma anche vero. E naturalmente affonda le radici nelle tradizioni paurose della mia terra. “Marabecca” è il mostro che infesta i pozzi, lo spauracchio usato dalle mamme e dalle nonne per tenere i bambini lontani dalle pericolose cisterne.

  1. Da dove hai tratto ispirazione per il tuo romanzo?

Non sono uno scrittore, sono un giornalista. Racconto fatti, cronache. Non ritengo la mia una “ispirazione”, ma la capacità, forse paranormale, di vedere storie che si svolgono in dimensioni alternative, e raccontare ciò che vedo. Infatti spesso ho fretta di finire le storie che scrivo per sapere, anche io, come vanno a finire…

  1. Progetti futuri?

Tutti i libri che ho nel cassetto sono figli miei, voglio loro bene, e i figli si sa, so’ piezz’e core. Ma il mio sogno nel cassetto è pubblicare il monumentale Fantasy in sei volumi che ho impiegato 12 anni per completare…E’ il lavoro di una vita.

  1. Il libro che ti ha influenzato più di tutti?

Sicuramente “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. Ci sono arrivato leggendo i gialli classici, da Agatha Christie a Chandler. Leggendo gialli sono arrivato al capolavoro di Eco che mi ha aperto squarci di altra letteratura. Da lì in poi, fermarmi è stato impossibile. Sono un lettore bulimico e onnivoro. Un latro che mi ha molto ispirato è stato ovviamente Stephen King.

  1. Autore italiano, oltre a te che consiglieresti ai lettori di Dimensione parallela?

Sto leggendo Antonio Lanzetta, “Il buio dentro” e “I figli del Male”. Un bell’autore di Thriller, autore emergente come me, forse emerso anche un po’ meglio. E poi, per gli appassionati di storie sentimentali, Noemi Failla e il suo “Sfiorare il Cielo con un dito”, mia collega nelle edizioni Carthago. Magari come genere è meno calzante, però, per “Dimensione parallela”. Meglio allora il fantasy di Miriam Caruso “La trilogia dell’Orecchino – La Leggenda”, sempre edito da Carthago, primo libro di una interessantissima trilogia di cui aspetto con ansia il secondo capitolo.

  1. Domanda di rito. Che cosa consigli a chi vuole provare a portare a termine un romanzo e pubblicarlo?

Prima di tutto serve la storia. Avere un’idea chiara di come comincia e come finisce. E soprattutto saper scrivere in buon italiano. Merce rara, oggi.

  1. Com’è organizzata la giornata quando stai scrivendo?

Inutile organizzarsi quando hai una storia in testa. Si scrive quando si può e quando si vuole, altrimenti la storia ti infesta anche il sonno e non riesci più a vivere. Mi pare fosse Bukowsky che diceva “Scrivo per intrappolare sulla carta i demoni che mi infestano la mente”, o qualcosa del genere.

Per comprare il libro questo è il link

Grazie ancora del tempo che hai dedicato a me e al Blog, rispondendo alle mie domande. È sempre un onore leggere i pensieri di chi scrive romanzi, doppio onore quando si tratta di persone che usano la parola scritta in maniera professionale (L’ansia da prestazione è alta… Avrò azzeccato gli accenti, le virgole, avrò fatto le domande giuste?) però sei riuscito a comunque a rilassarmi. Quindi grazie ancora Raffaele, di cuore!

 

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