Oggi ho/abbiamo la fortuna di avere un maestro di questo genere. In questi mesi ho avuto l’onore di incontrare altri mostri sacri e Nicola Lombardi con estrema umiltà e stile ha accettato di unirsi a questo meraviglioso gruppo. Nonostante sia uno scrittore che ha raggiunto e raggiungerà traguardi importantissimi e con un ampia produzione di qualità, si è dimostrato subito disponibile e ha risposto con celerità alle domande.

Ho letto, per il momento solo ‘La Cisterna’ e ne sono rimasto coinvolto sin da subito. Un grande libro che consiglio a tutti (a breve una recensione sul blog). Consiglio che sicuramente sfonda una porta aperta, perché chi non conosce Lombardi, non è un’amante di questo genere. Proprio in questi giorni sono riuscito a reperire un suo libro cartaceo “Terrore Profondo” che cita nell’intervista e nei prossimi mesi inizierò a recuperare le sue opere, quindi sarà un lungo e piacevole interludio nell’oscurità da lui creata. Non posso aggiungere altro perché le mie parole non renderebbero giustizia a Nicola. Ancora un grazie dal profondo del cuore!

  1. Il tuo primo racconto a quando risale?

– Escludendo la messe di ingenui raccontini adolescenziali che conservo per affetto, bel lontani da occhi estranei, il primo racconto che ho osato proporre a lettori extra-familiari risale al 1983, “Lupus in fabula” (una sinistra governante passeggia di sera in compagnia di due incauti bimbetti, mentre sorge la luna piena…); l’ho pubblicato due anni dopo sulla rivista “La Loza”, periodico locale del mio paese, Portomaggiore, inserendolo poi nel 1989 nella mia prima raccolta personale, “Ombre”, ormai un cimelio!

  1. Di che cosa ti occupi, oltre che di scrittura?

– Cosa faccio per sbarcare il lunario, intendi? Be’, la mattina seguo la contabilità di un istituto scolastico ravennate, mentre al pomeriggio mi trasformo in libraio. Ma considero queste (ahimè necessarie) attività solo parentesi fra un orrore e l’altro!

  1. Potresti vivere senza scrivere?

– Credo che nel mio caso sarebbe più corretta la domanda “Potresti vivere senza horror?” E la risposta sarebbe “no”. Vedi, l’horror – in tutte o quasi le sue innumerevoli declinazioni – è parte integrante e imprescindibile della mia formazione mentale, mi accompagna fin dall’infanzia. La scrittura, del resto, è lo strumento che mi è più congeniale per gestire, plasmare e divulgare tutto il materiale prodotto dall’immaginazione, e in questo senso ne ho bisogno, pur considerandola sempre un mezzo, e non un fine.

  1. Hai vinto anche il premio Polidori 2013 con il romanzo “I ragni zingari” e hai scritto altri innumerevoli libri e  racconti. Una carriera piena di successi. Da dove iniziare per seguire le tue opere?

– È presto detto, dal momento che la mia bibliografia non è certo imponente. Chi volesse fare la conoscenza del mio mondo potrebbe cominciare appunto con “I ragni zingari”, passando poi a “Madre nera” e a “La Cisterna”, oltre a “La notte chiama”, scritto a quattro mani col vecchio amico Luigi Boccia. Per quanto riguarda i racconti, che sono parecchi (e sparsi per ogni dove), temo che i volumi in cui in passato li ho raccolti siano attualmente di difficile reperibilità. Spero comunque di poterne curare presto delle riedizioni. Per informazioni più precise, rimando al mio sito, www.nicolalombardi.com.

 

  1. Quali sono i fondamentali concetti per chi vuole gettarsi (come me) nel mondo della scrittura creativa?

– Innanzitutto, occorre la conoscenza: leggere il più possibile, in modo da farsi un’idea solida del panorama e della produzione esistente, sia passata che contemporanea, almeno nel settore in cui si intende operare. Poi viene la padronanza, ovvero l’obiettiva consapevolezza di poter gestire correttamente il mezzo-scrittura, senza approssimazioni nè incertezze (ricordiamoci sempre che la concorrenza è sterminata, e agguerrita). Arriviamo quindi al concetto di creatività vera e propria, il cui potenziale è definito unicamente dai confini della nostra immaginazione, che va tenuta costantemente in esercizio. Se mi permetti un ultimo consiglio, aggiungerei che è assolutamente necessario riuscire a sviluppare un severo senso di autocritica, con tanta umiltà, imparando a riconoscere i limiti delle proprie creazioni e impegnandosi per superarli (e il fatto di leggere altri autori per confrontarsi obiettivamente con loro è di immenso aiuto, in questo senso).

  1. Un aneddoto su di te o sulla tua scrittura?

– Magari non è proprio un aneddoto, ma di certo è una curiosità. Nel 2010 ho vuto l’onore di prestare il volto a un personaggio per un albo a fumetti. Sul quarto numero di “Factor V” – serie vampiresca ideata da Sergio Stivaletti e proseguita poi da Luigi Boccia – il sottoscritto appare in un cameo (tre tavole!) nei panni del folle dottor Kempton. Se qualche collezionista di fumetti vuole divertirsi a cercarmi…

  1. Scrivi, traduci, collabori e sei un membro dell’Horror Writers Association. Qual è il segreto per riuscire a far tutto e a farlo bene?

– Non è poi così tanto, quello che faccio; e in quanto a farlo bene, rimando come sempre il giudizio alla generosità dei lettori. Il tempo a disposizione è quello che è: scrivo durante i quotidiani tragitti in treno (sono pendolare tra Ferrara e Ravenna) e la pausa pranzo, asserragliato in libreria. Potrei fare anche molto di più (ho amici la cui prolificità mi lascia a bocca aperta), ma tant’è… A sostenermi nel portare avanti più attività contemporaneamente, comunque, c’è la sola cosa che davvero conta: la passione. Cerco sempre di fare quello che posso, e di farlo al mio meglio, anche perché migliori sono i risultati e maggiori sono le possibilità che io possa continuare a rimanere decorosamente sul campo, cosa che per me, l’avrai capito, è vitale.

  1. Parlando di merito e qualità, il romanzo “La Cisterna” nella versione inglese ha raggiunto il Preliminary  Ballot. Come ci si sente a far parte di quell’eseguo numero di scrittori che rappresenta il meglio a livello mondiale per la produzione di genere?

– È una soddisfazione immensa, naturalmente, perché conferma che decenni di impegno nel settore per raggiungere certi risultati qualitativi e certi riconoscimenti non sono andati sprecati. Ma, Stoker a parte, già il fatto di essere stato incluso in antologie al fianco dei più grossi nomi dell’horror letterario internazionale (e per questo ringrazio sempre Alessandro Manzetti) è un traguardo che mai mi sarei sognato di raggiungere. Se quando ho iniziato a scrivere, da ragazzino, mi avessero detto che un giorno avrei pubblicato racconti accanto a mostri sacri quali Campbell, Barker o Straub, non ci avrei creduto. O forse sì, perché è proprio credendoci che ci sono riuscito.

  1. Parlando sempre di questo meraviglioso romanzo, “La Cisterna”, senza anticipare niente ai lettori, ci racconti qualcosa al riguardo? Pensi che sia possibile che si (ri)proponga un simile scenario?

– “La Cisterna”, giusto per riassumere, è un romanzo distopico ambientato in un imprecisto futuro (comunque non molto lontano dall’oggi), e delinea un particolare, tremendo sistema giudiziario-detentivo attuato da un regime dittatoriale, il NOM, Nuovo Ordine Morale. Le Cisterne sono le nuove carceri – piuttosto radicali, e non aggiungo altro – e il lettore è invitato a seguire le vicissitudini del custode di una di esse nell’arco di un anno, dall’assunzione alla conclusione del suo mandato. Il tutto all’insegna della claustrofobia e dell’allucinazione. Le fonti letterarie che posso citare quali ispirazioni più o meno dirette sono le opere di Kafka e soprattutto di Buzzati, autore che adoro e al quale ho tributato alcuni omaggi nel corso della narrazione. In quanto all’idea che io possa ritenere possibile la (ri)proposta di uno scenario simile, posso solo dirti questo: magari non proprio in questi termini, decisamente esasperati, però… credo che attualmente, nel mondo, esistano sistemi repressivi forse anche peggiori. Gli orrori reali sono sempre, immancabilmente, peggiori di quelli immaginati, per quanto efferati essi siano; e questo per il solo fatto di essere reali.

  1. Di che cosa ha paura Nicola Lombardi?

– Ah, qui si apre un mondo… Escludendo in prima battuta tutte le paure oggettive e condivise, sociali o personali, legate ai mille rischi che il vivere comporta, posso dirti che la mia paura più grande, a livello puramente individuale, sarebbe quella di perdere per strada l’entusiasmo e la fantasiosa follia che mi porto dietro da sempre, quei motori che (oltre agli affetti familiari, naturalmente) mi spingono a trovare sempre nuovi stimoli nel grigiore ripetitivo e non di rado nauseante della quotidianità. Poi, volendo entrare nel merito, posso aggiungere che ogni mio racconto è il parto di paure auto-indotte; intendo dire che, se davvero ci si auspica di spaventare o turbare il lettore, chi crea dovrebbe essere il primo a lasciarsi coinvolgere emotivamente dalla materia trattata, almeno secondo la mia esperienza, per cui se già provo un brivido nell’immaginare certe situazioni è probabile che quel brivido, attraverso le parole, si dirami secondo le aspettative. In quanto a temi specifici, comunque, posso dirti che mi inquietano parecchio le storie imperniate su infestazioni/possessioni diabolico-demoniache (la serie di “Paranormal Activity” mi ha terrorizzato!)

  1. Ho scoperto (penso di essere l’unico in Italia a non saperlo) che hai portato su carta due famosi film di Dario Argento. Potresti colmare la mia infinita lacuna e raccontarmi qualcosa in più su questi meravigliosi progetti?

– Dunque, nel lontano 1994 la romana Newton & Compton ha deciso di riproporre una raccolta uscita per Sonzogno nel 1975, “Profondo Thrilling”. Si trattava di tre novelizations tratte dai primi gialli di Dario Argento, a firma di Nanni Balestrini; per aggiornarla, però, hanno pensato di aggiungere anche “Profondo Rosso”, che ho avuto l’onore di vedermi commissionato, e “Tenebre”, scritto da Luigi Cozzi. È stata un’esperienza impegnativa e stimolante, incollato a videoregistratore e cassetta VHS (già…) per trascrivere fedelmente ogni dialogo e inserirlo in un’adeguata (spero) cornice narrativa. Tre anni dopo si è dato un seguito a questa operazione, realizzando una raccolta molto più horror oriented, vale a dire “Terrore Profondo”. Io ho chiesto espressamente di potermi occupare di “Suspiria”, da sempre il mio cult movie, in assoluto, e qui la mia soddisfazione ha davvero toccato l’apice. Entrambe le novelizations, poi, sono state ristampate dalle edizioni Profondo Rosso all’interno di monografie dedicate interamente ai due film in questione.

  1. Per il 2018/19 che cosa ci dobbiamo aspettare da te, in termini di opere?

– Entro quest’anno prevedo di riportare alla luce il mio cupo, intimissimo romanzo “Madre nera”, uscito un paio d’anni prima de “La Cisterna”, riproponendolo in una nuova veste con la collaudata Dunwich Edizioni. Inoltre, con la Independent Legions Publishing avrò l’onore di pubblicare la sanguinaria novella “Il letto rosso” (che l’anno prossimo uscirà anche in lingua inglese). Per le edizioni Weird Book, poi, oltre a tradurre bellissimi fumetti horror, sto ultimando la cura di “Malongo”, un’antologia di racconti horror-western che vedrà radunate alcune fra le più prestigiose penne italiche. Per il 2019 – oltre a nuove traduzioni (tra cui un terzo volume di Seabury Quinn) e a partecipazioni ad antologie italiane e straniere – ho in programmazione una raccolta personale di racconti dark fantasy dedicati a Clark Ashton Smith che… ma manteniamo ancora un po’ di mistero, che non guasta mai!

 

Qui potete trovare alcuni dei lavori di Nicola Lombardi

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