Dal 2003 al 2009 ha ricoperto il ruolo presidente di Yavin 4, associazione culturale dedicata al mondo del fantastico e della fantascienza e dal 2003 al 2011 ha curato le prime otto edizioni del concorso letterario a tema fantascientifico Space Prophecies, da lui ideato.

Ha ricevuto diverse segnalazioni al Premio Lovecraft e pubblicato vari racconti su alcune raccolte e riviste tra cui Writers Magazine Italia.

Ha vinto il Premio Urania nel 2010 con il suo romanzo d’esordio Il re nero pubblicato nel novembre del 2011 sul numero 1576 della collana Urania.

Da gennaio 2012 collabora con la rivista di cinema Nocturno. Nel 2014 è stato finalista al Premio Italia in due diverse categorie (articolo e racconto su pubblicazione professionale). Nel 2015 è stato finalista al Premio Italia nella categoria “articolo su pubblicazione professionale” con il saggio sul regista David Cronenberg La Nuova Carne.

A maggio 2016 è uscito il suo secondo romanzo La terza memoria, sempre nella collana Urania sul 1630, Arnoldo Mondadori Editore.

Nel giugno 2018 è membro della giuria di Estasia, festival del cinema asiatico di Reggio Emilia.

Vive a Bagnolo in Piano (Reggio nell’Emilia) e svolge l’attività di consulente informatico.

Intervista

  1. La tua prima collaborazione?

Ciao Walter, prima di tutto grazie per lo spazio che mi concedi.

La mia prima collaborazione risale veramente a una o due vite fa. Era, se ricordo bene, il 1994 e sono entrato nella redazione del giornale locale. Mi occupavo di articoli su cinema, videogiochi e tutto quello che affascinava (e affascina) un nerd insospettabile come me.

  1. Di cosa ti occupi oltre la scrittura?

La scrittura, in tutte le sue forme, occupa buona parte della mia giornata perché di lavoro faccio il programmatore perciò, anche in quel caso, si tratta comunque di scrivere. Codice, pagine intere di caratteri accatastati uno sull’altro, ma sempre scrivere è!

  1. Perché scrivi?

Bella domanda. Ora come ora, al netto di eventuali pubblicazioni, scrivo perché in effetti non posso farne a meno. Intendiamoci, alla base c’è sempre il desiderio, il piacere e la voglia assoluta di essere letti e di capire se quello che scrivo piace. Ma in effetti, dopo tanti anni di scrittura continuativa, è diventata una cosa che mi fa stare bene. Scarica un certo di tipo di tensione, ne accumula un tipo diverso, mi rimette in ordine, scatena altre tensioni positive. Insomma, ormai è diventata una componente fondamentale della mia vita. Che si tratti di recensioni, brevi saggi, racconti o romanzi. Ciò detto, non sono uno di quelli che viene travolto dal guizzo creativo incontrollato che deve a tutti i costi buttare sulla pagina in quel momento: per me la scrittura è sempre concentrazione.

  1. Progetti per il futuro?

Al momento sto curando e chiudendo le prossime pubblicazioni e cercherò di impegnarmi al massimo per promuoverle come meritano. Insomma, in autunno raccoglierò i frutti del lavoro dei mesi passati.

  1. Chi è Maico Morellini?

Che domanda difficile. Sono un grande appassionato di cinema, di horror e di fantascienza. Sono cresciuto tra giochi di ruolo, Guerre Stellari, Lo Squalo e libri fantasy. Mi piace scrivere e sbarco il famoso lunario facendo il programmatore. Sono molto curioso e, nel senso buono, vittima di compulsioni a tempo che mi fanno esplorare generi musicali, letterari e anche altri ambiti. Gioco a tennis meno di quanto vorrei e sto al computer più di quanto dovrei.

  1. Che cosa stai scrivendo adesso?

Come accennavo poco fa, al momento mi sto occupando delle prossime pubblicazioni. Ho diverse idee in testa, idee che vanno dalla fantascienza al weird, al ritorno a Polis Aemilia. Ma devo portare ancora un po’ di pazienza e mettere in fila le cose.

  1. Da dove iniziare per seguire le tue opere?

Dunque, dal 2011 a oggi ho sperimentato cose abbastanza diverse perciò non c’è un vero e proprio punto di partenza. Se si vuole seguire la mia (spero) crescita letteraria, è necessario partire da Il Re Nero (Mondadori), passare per la serie I Necronauti (Delos Digitale) e arrivare a La Terza Memoria (Memoria). Sono molto fiero del mio ritorno al weird con il racconto Spettri di Ghiaccio (Collana Miskatonic) e anche di come ho esteso Polis Aemilia con l’antologia Voci della Polis (Vincent Books). E sono molto curioso di scoprire le reazioni al mio prossimo romanzo in uscita a ottobre.

  1. Un consiglio a chi sta iniziando come me a muoversi in questo mondo?

Non avere fretta. Essere curiosi e disponibili, e ricordarsi che c’è sempre da imparare. Non farsi mettere pressione e trovare il proprio ritmo. E avere pazienza. Perché soprattutto nel mondo del fantastico c’è sempre da dimostrare quanto si vale, un po’ come se ogni pubblicazione fosse la prima. Questo non è necessariamente un male, ma se si pensa di poter raccogliere gloria e di avere continui riconoscimenti, ecco, non è esattamente così.

  1. Hai scritto molto in questi anni, hai vinto premi, collabori con riviste, come riesci a garantirti questa produttività senza far scemare la qualità delle tue opere?

Intanto ti ringrazio per il complimento implicito nella domanda. In realtà non saprei. Sono piuttosto manicale nelle cose che scrivo e mi piace l’idea di offrire qualcosa, dove possibile, di originale. Idee nuove, soprattutto. Quando mi chiedono di partecipare a un’antologia di racconti per esempio, non riciclo mai un vecchio racconto ma ne scrivo sempre uno nuovo su misura per quel progetto. Questo da un lato è faticoso ma secondo me dall’altro ti porta a cercare sempre di fare il meglio che puoi.

  1. Sei approdato nella combriccola di N da meNare. Che cosa ci racconti al riguardo?

Come dicevo, son curioso ed entusiasta di natura. Quando Luca Mazza e Jack Sensolini (pirotecnici curatori dell’antologia) mi hanno proposto di partecipare al progetto ero un po’ intimidito perché la filosofia di N di meNare era un po’ fuori dalle mie corde abituali. Ma proprio perché mi piace scrivere di tutto ho raccolto molto volentieri l’invito e ho provato a spingermi fuori dalle mie zone di comfort.

  1. Weird Po, il tuo racconto nell’antologia citata sopra, di cosa tratta?

Weird Po racconta del viaggio di un gruppo di disperati che cercano una via di fuga dalla minaccia degli Alchimisti. L’Italia, come il mondo intero, è stata trasformata in un enorme laboratorio a uso e consumo degli Alchimisti che usano i loro talenti per condurre orribili esperimenti. Rigorosamente con cavie umane. Qualcuno cerca una via di fuga attraverso il greto essiccato del Po che è diventato un cimitero di morte e sabbia. Insomma, qualcosa di allegro.

  1. Da che cosa trai ispirazione?

Non credo ci sia una sorgente vera e propria. A volte le idee mi arrivano da qualcosa che vedo, altre volte (come nel caso di Weird Po) cerco di immaginare un’ambientazione e una situazione particolari. Come accennavo qualche riga fa, per ma la scrittura è soprattutto concentrazione e se anche alla base ci può essere una scintilla inaspettata, poi dietro ogni cosa che scrivo c’è tanto lavoro e tanta riflessione.

  1. Qual è il film di fantascienza e il libro, che ti ha definitivamente spinto a diventare scrittore?

Ci sono romanzi o racconti che mi stupiscono per struttura, linguaggio o anche solo per la storia e per fortuna mi capita abbastanza spesso. Quando questo succede mi sento ancora di più stimolato a scrivere e di certo le buone storie scritte da altri sono per me un bel propellente. Se però dovessi individuare un punto preciso che, a posteriori, mi ha spinto a immaginare storie, direi che è il 1983. Nel 1983 ho visto per la prima volta Guerre Stellari al cinema (Il Ritorno dello Jedi) e di certo ne sono rimasto completamente travolto. Se dovessi pensare a qualcosa che mi ha fatto scattare per la prima la voglia di raccontare storie di fantasia, direi che quello è proprio Star Wars.

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