Quando parlo di quest’autore, lo sapete sono sempre emozionato. Paolo Di Orazio ha cambiato il mio modo di leggere e di vedere il mondo dei libri. In questa mia personale recensione ho cercato di spiegare quello che ho provato durante la lettura, spero di aver raggiunto l’obiettivo.

Intervista a Paolo Di Orazio

Editore: Cut Up collana Incubazioni N.1

Pagine: 261

Illustrazioni Paolo di Orazio

Prefazione: di Stefano Fantelli.

 

Non so se ti piacerà quello che vedrai nel mio diario maledetto. Io sono morta cento volte. La gente scopa col cadavere della mia anima.

 

Edizione speciale limitata in 666 copie numerate con disegno a mano di Paolo Di Orazio e variant cover. Il territorio della penisola si costella di cadaveri di bambini mutilati e seviziati. La firma dell’assassino è la limatura dei loro denti. I ritrovamenti presentano analogie coi racconti di Debbi, prostituta borderline, sul lettino dello psicanalista. I rapporti mercenari di Debbi la proiettano in un mondo astrale governato dal coniglio Ribes, che sembra replicare o anticipare lo scenario dei crimini. Per il maresciallo Vanacura, esperto in casi paranormali, non solo sarà quasi impossibile ricostruire il rebus di un caso destinato all’insabbiamento di Stato, ma sfiorerà solo una delle porte che l’inferno sembra voler forzare sul mondo.

 

La stessa estetica della collana Incubazioni è coinvolgente, il prezzo, la quarta, le note dell’autore tutto ha un preciso significato.

Un’entusiasmante storia di questa protagonista piegata dalla società, dalla famiglia e da se stessa, spinta a colpi di cazzi, di cinghiate e da nuove e allucinanti pratiche, che la trascinano in un mondo dove l’immaginario coniglietto Ribes ha una sua funzione, che qui non verrà rilevata.

Ogni volta che leggo una sua opera, il mio cuore ha un sobbalzo. Ormai è la quarta volta che mi addentro in questo mondo ma non riesco ancora, in nessun modo, a preparami.

Questa volta non è il solito ebook ma una sacrosanta copia cartacea. Ordinato, è giunto il giorno dopo e mentre scartato il pacco mi sentivo un po’ come Zio Frank alle prese con la scatola di Lemarchand. Un dono capace di regalare emozioni forti, incastonate tra la pura gioia e l’eterno dolore. Da buon feticista della carta stampata, ho annusato, toccato, osservato e infine mi sono dedicato allo sfoglio, per poi prendere di petto la lettura. Come dicevo ogni libro è un viaggio e nell’ordine in cui li ho letti, ogni sua opera mi ha avvicinato ancora di più al centro di quest’inferno di carta. Ogni pagina una palata di umori e sangue, che ci avvicina inesorabilmente alla sua mente.

I capitoli sono cadenzati da titoli bizzarri che danno un’idea precisa di cosa si andrà a trattare, divertendo e spingendo a immaginare, ma solo per qualche istante, perché nulla è nascosto a chi ha la fortuna di leggere Di Orazio.

Alcuni passaggi sconvolgono nella loro brutalità e anche se vanno di traverso, tutto passa e si sorride appagati da quest’adrenalina, che alza al limite l’asticella del piacere/dolore psicologico.

Piccolo Spoiler (forse solo per me).

Il romanzo è connesso ad un altro. Alcuni personaggi, sono gli stessi che hanno camminato nella Roma infestata da licantropi e vampiri in Vloody Mary.

 

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