Un autore che non ho avuto ancora il piacere di leggere, ma una sua opera è già presente sul mio Kindle in attesa, parlo di Requiem d’amore e di morte. L’ultimo lavoro, Damnation. Notte eterna, fa parte invece della lista di acquisti che farò entro la fine dell’anno. Inserisco la sinossi per farvi venire l’acquolina in bocca. Un ottimo autore, da non perdere!

L’inverno in Norvegia non offre grandi distrazioni, e le poche ore di luce sembrano non bastare agli abitanti di Bergen. Lo sanno bene Anders e il suo migliore amico Ingo, che cercano di spezzare la monotonia con la passione per l’horror e il metal. I due ragazzi non sanno però che presto dovranno mettere da parte i loro interessi per far posto a qualcuno di ben più strano, qualcuno che sceglie la terra dei fiordi proprio per la sua propensione alle tenebre. È così che, dopo aver assistito al misterioso incidente di un carro funebre, la loro vita si intreccia a quella di Agnes, la più bella ragazza mai vista da quelle parti, che però nasconde “tra i denti” un terribile segreto. Agnes infatti è una vampira e si trascina dietro una terrificante famiglia che si opporrà in tutti i modi al legame con i due umani. Ma neanche la terribile famiglia è al sicuro, un oscuro pericolo incombe su di loro: l’Ordine Arcano, una spietata setta di cacciatori di vampiri che minaccia la loro permanenza sulla terra.

Cortesemente ha risposto alla mia richiesta di concedermi l’intervista. Mi scuso con lui se non sono riuscita a proporla prima. Un grazie di cuore. Mi rifarò pubblicando a Novembre le recensioni dei suoi lavori.

Intervista

  1. Quando hai deciso che scrivere faceva parte di te?

 

L’ho deciso tardi. Diciamo che la chiamata si è fatta sentire una decina di anni fa, quando ho capito che attraverso la poesia potevo sfogare parte della mia interiorità, calmare qualche demone attraverso le parole. Si è aperta una vena nell’anima e ho iniziato a digitare (usavo gli MMS del cellulare poi il giorno le copiavo su un quaderno) versi liberi durante le notti insonni, lasciavo andare i pensieri e venivano fuori queste poesie di miseria, dolore, abbandono… nere per lo più, sensuali a volte. Leggere Baudelaire in quella fase mi ha ispirato. Quando la vena si è chiusa le ho poi raccolte nell’ebook “Requiem di amore e morte”, a distanza di tempo, per dare loro una forma di dignità. Ho invece iniziato a scrivere narrativa tra il 2010-2011… Insomma, non sono di quelli che a sei anni già sapevano cosa fare nella vita e poi l’hanno fatto (così almeno dicono). Ma è nella scrittura, che ho trovato un buon motivo per esserci.

 

  1. Di che cosa ti occupi oltre la scrittura?

 

Le mie passioni primordiali sono il Rock e il Metal, quindi ho pensato di dedicarmici. Collaboro con il sito TrueMetal e con la rivista mensile Rock Hard Italy. Interviste, recensioni, news. È quello che amo fare. Ovviamente, come dico sempre, tutto per la gloria!

 

  1. Domanda che sto ponendo a tutti gli scrittori, perché sviluppare i sogni o incubi su carta?

 

Perché costa meno che andare da uno psichiatra bravo! E costa meno delle droghe. Credo sia una necessità, e chi ne sente il bisogno lo fa con i mezzi che ha a disposizione. Ho sempre invidiato molto i musicisti, perché possono prendere il loro strumento in qualsiasi momento e trasformare in note i propri fantasmi, le proprie oscurità e tutto quello che dentro si smuove. Ho trovato i miei strumenti nella carta e nelle storie, e lì riverso il mio Io, che può essere imprevedibile e sopra le righe: insomma, non solo horror, ma anche pulp, surrealismo, weird, e perché no qualche sana trashata (basta leggere uno dei tanti racconti che pubblico sul forum Writer’s Dream per rendersene conto). Mi piace essere libero da etichette e di non facile catalogazione, cosa magari dannosa da un punto di vista ‘professionale’. Tornando al succo della domanda, credo che sviluppare sogni e paure su carta (o su qualsiasi strumento si voglia) renda liberi e migliori. Dubitate di chi non lo fa… forse il male si nasconde proprio lì.

 

  1. Chi è Simone Volponi?

 

Un tipo complicato che ha iniziato a farsi domande troppo presto…

 

  1. Che cosa stai scrivendo adesso?

 

Sto iniziando la revisione di un horror distopico ambientato in Italia, dovrebbe vedere la luce il prossimo anno. Si tratta di un romanzo molto violento, splatter per stomaci forti, ma anche divertente (a modo suo), con all’interno una non troppo velata critica socio-politica che ci sta bene. Continuo a scrivere racconti e ho in testa un po’ di storie horror che spero di sviluppare al più presto. Serve ricerca, e a volte i tempi si allungano mentre la nostra mente viaggia a tremila. Inoltre sono fatalista, cerco di non progettare troppo a lungo termine… faccio oggi quello che riesco a fare oggi.

 

  1. Di che cosa ha paura Simone Volponi?

 

Ah, su questo sono un tipo semplice e banale: della Morte. La definirei un’ossessione (o meglio, lo psicoanalista di cui sopra la definirebbe così). Per ragioni che non sto qui a spiegare, sento la Morte accanto tutti i giorni. È un pensiero continuo, malsano, ma è una consapevolezza troppo chiara per evitarla. Tutti dobbiamo morire, no? E tutto muore intorno a noi. Il resto è solo un passare il tempo in attesa che accada l’inevitabile. Ma è il come che più mi atterrisce. Mi si gela il sangue al pensiero di morire all’improvviso e prematuramente… stroncato, una parola orrenda. Credo sia dovuto, non solo al salto nel buio che attende tutti noi, ma soprattutto a ciò che resterà e a ciò che non sarà realizzato. Il lato brutto di avere un’aspirazione, un progetto, qualsiasi esso sia, è che non si può sapere se avremo il tempo per farcela, per fare tutto quello che la nostra mente elabora. Qualcosa rimarrà sempre irrealizzato, sospeso, spezzato. Harlan Ellison a trent’anni aveva paura di morire prima di aver scritto tutto quello che aveva da scrivere, e adesso mi sento come lui… senza averne la caratura, ovvio! Spero di avere il tempo necessario per realizzare le mie storie e magari, parafrasando un altro grande come Jack Kerouac, morire guardando almeno uno scaffale pieno di miei libri.

 

  1. Due libri, due opere sicuramente nere, ‘Requiem di amore e di Morte’ e ‘Damnation-Notte eterena’ che cosa puoi raccontare a chi ancora non ti ha letto?

 

“Requiem” può piacere sicuramente a chi ama le poesie oscure, romantiche, Baudelairiane. È il percorso più diretto per conoscere l’anima del sottoscritto, che a pensarci bene non importa a nessuno! Credo ci siano lame nere di disperazione e un riassunto di cosa è la vita là fuori (e dentro di noi). “Damnation” è il primo cucciolo di un branco di bestie che spero possano venire al mondo. Come ogni primo passo è lecita l’imperfezione, ma di fatto il mio scopo era quello di consegnare al lettore un romanzo avvincente, che scorresse bene, che fosse come un’esperienza cinematografica, con un susseguirsi di scene avventurose in grado di intrattenere. Si tratta di evadere dalla realtà, di non appesantire la mente di altri fardelli ma farla viaggiare. È anche il mio tributo a una figura fondamentale dell’horror: il vampiro. Si dice che le storie sui vampiri siano inflazionate, ma non credo sia vero. Sono sempre esistite e continueranno a esserci. Dipende dall’uso che se ne fa… c’è chi riesce a evolvere tale figura in modo originale e chi lo affossa riducendola a macchietta. Io ho scelto, in base alla storia che avevo in testa, di recuperare le caratteristiche classiche del vampiro, quelle tratteggiate da Bram Stoker. Più qualche piccola aggiunta mia, che sembra essere apprezzata.

 

  1. Domanda tecnica. Chi è l’artefice delle tue particolari copertine?

 

Sono molto orgoglioso della copertina di “Damnation – Notte eterna”. Avevo messo Watson edizioni tra le CE top nelle mie preferenze proprio perché presta una cura pazzesca alla veste grafica dei libri e investe su di essa. Per fortuna mi hanno scelto e ho potuto beneficiare dell’opera di Vincenzo Pratticò, i cui artworks sono fantastici, e ha davvero fatto un lavoro eccezionale. Ha donato un valore aggiunto al libro, che diventa così un volume da collezione davvero bello da possedere.

 

  1. Progetti per il futuro?

 

Da fatalista non faccio progetti per il futuro, li nascondo dentro di me e cerco ogni giorno di aggiungere un pezzetto sperando di vedere realizzato l’insieme.

 

  1. Autore e regista che più ti hanno influenzato?

 

L’autore che più di tutti mi sta influenzando è Joe Lansdale. Sono arrivato tardi a scoprirlo, ma è stato subito amore ed è l’unico di cui colleziono tutti i lavori (me ne mancano ancora un po’). La sua capacità di scrivere qualsiasi genere restando fedele al suo stile è un esempio. Non è pretenzioso, non perde tempo con pagine e pagine di belle frasi montate insieme per farsi bello… ti prende a cazzotti, ti butta in faccia qualcosa che fa schifo ai benpensanti per poi ballare sulle punte con brevi rasoiate di prosa poetica. Non annoia mai, come invece succede con troppi autori mainstream che si specchiano nelle pagine e nelle parole con storie trite, provinciali e pompose che nulla lasciano all’intrattenimento. Abbiamo bisogno di evadere dal grigiore quotidiano, e si possono trovare ragioni profonde, analisi dello stato umano e sociale anche (e soprattutto) in un romanzo d’azione, pulp, horror e così via. La famosa letteratura ‘di genere’.

Come regista Tarantino è sicuramente il peso massimo. E poi metto Rob Zombie, che seguo da sempre anche nella sua carriera musicale. È un’altra fonte di ispirazione per me.

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