Intervista a Mario Pacchiarotti


Avevo una missione a Stranimondi. Investito di questo grande onore, da Luca Mazza e Jack  Sensolini, avevo un ordine preciso. Trovare Mario Pacchiarotti  per far apporre l’autografo sul libro N da meNare. Non essendo un cavaliere ne tanto meno una spia, l’intento é finito in nulla di fatto, anche se ho perso la vista a leggere i cartellini (che tutti avevamo con nome e qualifica, la mia mezzo-Nerd). L’incontro quindi è rimandato ad un incerto futuro prossimo venturo…

Mi spiace!!!

Lasciando da parte le mie solite distopie mentali, vi lascio alle sue parole. Un grazie ancora di cuore per il tempo che mi hai dedicato!

  1. La tua prima collaborazione?

Dopo aver pubblicato alcune cose in proprio, sull’onda del mio essere indie da sempre a partire dal software shareware, per passare all’editoria, ho pubblicato un racconto in un’antologia di Gainsworth, Occhi di Drago. Ma forse la cosa che più mi piace ricordare, parlando di scrittura in collaborazione, è l’appartenenza al gruppo Sad Dog Project. Si tratta di un gruppo di autori, quattro stabili e altri in collaborazione spot, che collaborano come un unico marchio editoriale. Esperienza molto significativa per me, sia dal punto di vista umano sia da quello letterario.

 

  1. Di cosa ti occupi oltre la scrittura?

Lavoro, naturalmente. Mi occupo di sicurezza informatica. Faccio qualche piccola attività di volontariato, orientata in due rami distinti: lo sviluppo dell’amore per la lettura e la scrittura e l’aiuto verso il mondo dell’handicap. E gioco online, mi trovi su Word of Warcraft, sono quell’Elfa bonazza che gira sempre nuda.

 

  1. Perché scrivi?

Sono sempre in estremo imbarazzo quando rispondo a questa specifica domanda. Sento tanti autori raccontare di aver sempre desiderato scrivere, di aver rincorso questa passione fin da piccoli. Io non ho mai sentito questa impellenza. Ho sempre scritto, per caso più che per passione, e mi sono sempre divertito a farlo. Ho inventato migliaia di storie nella mia testa, giusto per passare quella mezz’ora che mi serve per prendere sonno la sera, ma non ho mai avuto “bisogno” di scrivere. Fino a qualche anno fa. Avevo una cosa da dire, e ho scritto Baby Boomers. Ora continuo a farlo, soprattutto perché mi diverte, ma senza darmi obiettivi particolari. Scrivo alla giornata, diciamo così.

 

  1. Progetti per il futuro?

Andare in pensione. Avere più tempo per me, per fare le cose che amo, tra le quali anche scrivere. Pubblicare qualcosa entro il 2019, con o senza editore. Possibilmente rimanere vivo e vegeto per un’altra ventina d’anni almeno.

 

  1. Come si diventa Mario Pacchiarotti?

Un po’ ci nasci. Poi devi ricevere dalla vita il giusto mix di batoste e botte di culo. Scuoti bene, ma facendo attenzione che la miscela non “impazzisca”. Ed è fatto.

 

  1. Che cosa stai scrivendo adesso?

Un’antologia di racconti, forse anche due, di stile molto diverso. La prima sicuramente la vedrete uscire, in qualche modo, non vedo l’ora di far leggere quelle storie, un po’ strane ma che amo una per una. La seconda un po’ più intima, più mia. Vedremo che farne. Poi ci sono un paio di cose che ho iniziato a scrivere di respiro più ampio, e che non so quando e se finirò. Infine sto lavorando su uno scenario che mi prende molto, per il quale sto lavorando da qualche mese sull’ambientazione, i personaggi, il contesto storico, tecnologico, culturale. È una cosa enorme e gagliarda, forse troppo grande per uscirne bene. Ma mi diverto a pensarla, quindi per ora va bene così. Su questa roba scriverò, ma deve venire qualcosa di spettacolare, altrimenti la lascio nel cassetto.

 

  1. Da dove iniziare per seguire le tue opere?

Sicuramente dai racconti, Fughe è un buon assaggio. Poi il Papa Nuovo, che è una novella.  E’ gratis. E infine Baby Boomers. Poi, se ancora, ne avete voglia vi tocca aspettare che escano le cose nuove.

 

  1. Hai scritto molto in questi anni. Sei un autore che ha iniziato con il self, un consiglio a chi sta iniziando come me?

Sì, pare strano ma un consiglio da dare ce l’ho, anche se lo danno tutti, magari ripeterlo una volta in più può convincere che è l’unico davvero importante: continua sempre a scrivere. Possibilmente ogni giorno.

 

  1. Sei approdato nella combriccola di N da meNare. Com’è nata la collaborazione?

Devo solo ringraziare loro. Avevo scritto il racconto per Minuti Contati ed è piaciuto. Ora mi hanno fatto venire voglia di scrivere altra roba così, e probabilmente arriverà qualche altro racconto del genere. È un tipo di storie che in fondo sono nelle mie corde, e che ho divorato fin da piccolo.

 

  1. Senza esclusioni di colpe è il tuo racconto presente nell’antologia, puoi anticipare qualcosa a chi (pochi) non ti hanno ancora letto?

Ho iniziato a scrivere il racconto pensando a una scena precisa di un film, dove c’è Bud Spencer che mangia i fagioli in una taverna e Terence Hill che inizia una scazzottata. Pensavo di fare un omaggio a quella coppia, icona del meNare. Poi mi è sembrato brutto ricalcare completamente la scena, i personaggi hanno cominciato a fare il cavolo che gli pare, ed è uscito il racconto. Ma credo che lo spirito del grande Bud là dentro ci sia.

 

  1. Che cosa leggi per ispirarti?

Se rispondo tutto quello che mi capita, vale? Ecco, diciamo che presto particolare cura a riservare almeno una parte delle mie letture a roba “random”. Perché se leggi sempre le cose che sai ti piaceranno non scopri mai niente di nuovo, non ti sorprendi mai. Trovo tristissimo chi legge sempre gli stessi autori. Intendiamoci, massimo rispetto per chi lo fa, ma io non sarei in grado, mi annoierei.

 

  1. Film della vita?

Domanda difficile. Non sono un vero appassionato di cinema, anche se mi piace guardare film e serie. Diciamo che se provo a pensare dei titoli mi accorgo che hanno tutti una cosa in comune: il sense of wonder. Per capirci, robe come Il miglio verde, L’uomo dei sogni, Incontri ravvicinati del terzo tipo, roba così.

 

Intervista ignoranza eroica

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