L’ispirazione di Walter Fabianelli


Volevo partecipare al concorso di Scheletri 300 parole per un incubo ma mi sono reso conto oggi, che l’elemento soprannaturale richiesto non c’era. Che fare allora?

Lo pubblico per capire cosa devo cambiare nel stile e cosa devo fare per migliorare, una piccola prova del fuoco. E’nata da una costola di un altro racconto a cui sto lavorando e in qualche modo racconta l’ansia di prestazione che sto vivendo adesso. Chiaramente estremizzata come piace a me. Difficile dire da dove giunga l’ispirazione, autori più autorevoli di me ci hanno ricamato storie incredibili, ho provato nel mio piccolo a dire la mia. Amo scrivere e voglio scrivere, questo è quello che conta…almeno credo. Volevo omaggiare tutti ma mi era impossibile in queste poche parole… Ci siete tutti voi scrittori che mi avete ispirato!!!

Buona lettura! Fatemi sapere…

btr

L’ispirazione

 

Erano mesi che cercava l’ispirazione per il suo romanzo. Da pochi giorni, si era rivelata. All’inizio un brusio sottile nella testa, per poi amplificarsi sino a silenziare tutto.

Lei aveva ragione. Lo sentiva! Prima però voleva terminare il quinto.

Tornò nella stanza e fu investito dall’odore penetrante. Carta macerata e umori oramai impregnavano i muri.

All’inizio dell’anno dopo innumerevoli tentativi inutili di scrittura, aveva provato un’altra strada. Aveva comprato decine di copie dei suoi unici autori e aveva iniziato a mangiarle.

I suoi golem di carta lo fissavano dagli angoli della stanza. Musolino, Conconi, Arona e Borroni. Immortalati in pose rigide di riflessione. Non era servito lo sforzo. Loro erano rimasti in perenne silenzio.

Prese Debbi e iniziò a strappare le poche pagine rimaste. Creando delle striscioline per masticarle meglio. Da settimane aveva eliminato completamente il resto delle cibarie. Birra e parole, come unico nutrimento! Parte del pastone lo ingoiava, parte lo usava per formare i corpi. Ora stava lavorando sul Re. Il volto, ancora acerbo, si stava formando. Paolo Di Orazio era sul punto di nascere.

«Voi avete qualcosa da dire?»

Niente, il nulla. Aveva distrutto il computer, dato fondo ai soldi, lasciato il lavoro e per cosa? Per fortuna la Voce era giunta promettendogli gloria eterna.

Poche ore dopoaveva terminato. Un piacere ammirarlo.

Aspettò  la notte e iniziò finalmente dopo mesi a scrivere, ma non su semplice carta.

Prese l’alcool e cosparse la casa. Per ultimo lo studio, le sue opere e infine lui stesso.

Il fiammifero cadde e tutto fu avvolto dal calore.

Un dubbio percorse il suo corpo emaciato. La Musa era un falso, un’allucinazione da mancanza di cibo. Scacciò il pensiero e mentre le fiamme divampavano, rise.

Lui stesso avrebbe alimentato il fuoco della storia. Lui stesso sarebbe stato la storia.

L’unica che poteva scrivere!

 

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