intervista a Roberto Piccinini


Ho incontrato l’autore a Strani mondi ma non siamo riusciti a parlare come si deve, però ci siamo accordati per sentirci con calma. Ecco il risultato. Domani al suo stand,  cercherò di tediarlo un po’ di più…

  1. Chi è Roberto Piccinini?

 

Roberto Piccinini è un operaio cartario di 53 anni. Sono sposato con Laura e ho un figlio, Stefano, di 31 anni. Abito a Porcari, un paese di 7.000 anime che dista 15 km da Lucca. Amo leggere, ho una collezione quasi completa di romanzi Urania e da sempre compro una quantità enorme di fumetti.

 

  1. Il tuo primo racconto pubblicato?

 

Non ho pubblicato nessun racconto, il mio primo lavoro è stato scrivere il libro “Io e gli zombie” che ha incontrato i favori della casa Editrice Edikit, di Tommaso Marzaroli, ed è stato stampato: ho avuto la fortuna di fare centro al primo colpo.

 

  1. Perché Zombie?

 

Sono rimasto affascinato dai film di Romero. I vampiri li ho sempre considerati dei Radicalchic boriosi chiusi nei loro castelli, i lupi mannari pensano solo al branco, mentre lo zombie è un mostro che puoi combattere a viso aperto, a meno che non ti ritrovi davanti gli zombie da corsa tipo World War Z. Gli zombie sono i peones dei film del terrore, non hanno sindacati e si accontentano di una mano da sgranocchiare

  1. Sei al quarto volume della tua opera. Puoi anticiparci qualcosa?

 

Posso solo dire che ci saranno degli sviluppi inaspettati. Non aggiungo altro, anche l’anteprima di lettura che trovate sulla pagina Facebook io e gli zombie è di solo 10 pagine, altrimenti si svelerebbero troppe cose.

  1. Un consiglio per chi sta iniziando l’avventura della scrittura come me?

 

Non sono in grado di dare consigli, anche perché io non ho mai tenuto neanche un diario, né scrivevo la lista della spesa. Quando a scuola c’era da fare un tema di italiano, di quattro colonne, battevo la testa sul banchino dalla disperazione. Poi un giorno, dopo una chiacchierata con un mio amico, ho avuto un flash dell’inizio e della fine del libro. I primi tentativi di scrittura furono disastrosi, avevo iniziato il racconto in terza persona, ma non lo sentivo mio, allora sono passato alla prima persona e il lavoro procedeva meglio. Quando mi sentii pronto feci leggere la bozza a vari amici che mi gratificarono con un feedback positivo. A quel punto spedii il manoscritto a varie case editrici.

 

  1. Sei organizzato per la stesura di uno scritto o vai a braccio?

 

Di solito vado a braccio, solo in alcuni casi faccio una ricerca su internet, come ora che sto scrivendo una space opera.

  1. Il momento che ami e odi di più dalla prima battuta scritta alla pubblicazione?

 

La parte che amo è quando scrivo la parola “fine” in calce allo scritto, dal quel momento mi sento realizzato. Quella che odio di più e dover aspettare la copertina del volume.

 

  1. Libro o film che ti ha segnato?

 

Il libro che mi ha segnato è “Sandokan” di Emilio Salgari, amo le sue ambientazioni esotiche. Il film è “Lo squalo”, mi ha rovinato per sempre il piacere di fare un bagno in mare.

 

  1. In Italia si può vivere di sola scrittura?

 

Non penso, almeno che tu non venda quanto un Faletti o un Volo o una Troisi, altrimenti rimane un hobby che può dare delle soddisfazioni.

 

  1. Progetti per il futuro?

 

Sto finendo di scrivere il seguito ideale di “Io e gli zombie”, che potrà essere letto anche da chi non avrà letto “Io e gli zombie”, vedremo se avrà la fortuna di andare in stampa. Nel cassetto ho anche un Fantasy, una serie di racconti e, come ho detto sopra, sto scrivendo una space opera.

 

  1. Hai letto qualche altra produzione italiana simile? Mi riferisco ad esempio a Zetafobia di Gualtiero Ferrari. Diversità rispetto al suo lavoro?

 

L’unico che ho letto “Roma città morta. Diario di un apocalisse”. Non ho mai letto “Zetafobia”, mi riprometto di leggerlo appena riuscirò a reperirlo in cartaceo, non amo gli ebook. Nel mio libro ho cercato di stare il più possibile vicino alla realtà, ci sono pochissime armi da fuoco e tanto Italico ingegno.

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