Due chiacchere con Angelo Berti


Autore di molte opere, scrittore affermato e una persona disponibilissima. Questo è Angelo Berti! Ho avuto il piacere di incontrarlo a Strani Mondi per un breve momento ed è stato disponibile a farsi stolkerare dal sottoscritto (autografo e qualche domanda, niente di più, non dovete preoccuparvi). Volevo sapere di più e grazie alla sua bontà nel dedicarmi tempo, sono riuscito a colmare le mie lacune nell’intervista qui sotto!

Per chi ama il genere sicuramente da non perdere!

  1. Chi è Angelo Berti?

Lo dico spesso: l’anagrafe è ingrata, ma lo spirito non se n’è ancora accorto. Nonostante la navigazione fino a quest’età sia stata abbastanza tormentata (ma anche varia e, sotto un certo punto di vista, avventurosa), non mi lascio schiacciare dalle preoccupazioni della vita e sono ancora capace di convivere con i miei sogni. Sogni che non sono illusioni: anni di esperienza mi aiutano a tenere i piedi saldamente ancorati a terra.

Ho anche una grande passione: scrivere.

  1. Il tuo primo racconto pubblicato?

Mi chiedi uno sforzo di memoria immane. Se ti riferisci alla mia prima pubblicazione in assoluto, in realtà è stata una poesia. Nel lontano 1981. Magari ti interessa una curiosità: il primo racconto pubblicato è arrivato dopo il mio quarto romanzo, anche perché, ti confesso, ritengo il racconto una delle forme di espressione creativa più difficili. Ogni volta che provo a scriverne uno, mi vengono in mente azioni e risvolti e… il racconto diventa un romanzo.

  1. In che genere della scrittura ti identifichi?

Mi piace cimentarmi in vari generi. Ho scritto High Fantasy, Urban Fantasy, Sword & Sorcery, un romanzo storico, due fantastorici e uno storico mitologico. Un horror thriller e una fiaba dark. L’ambientazione fantastica mi è congeniale: una gabbia dorata, ma con la porta aperta.

  1. Sei parte della masnada di N da meNare con il racconto L’ignoranza uccide. Com’è nata la collaborazione?

È stata una trappola! Mi sono lasciato coinvolgere nel primo torneo Schiaffantasy, con il solo scopo di contribuire a un’idea che ho subito trovato divertente e interessante. Ma, come ho già accennato, non mi ritengo adatto ai racconti e così è stato anche per quello che ho scritto per il torneo. Ma sai, come si dice, è una cosa tra amici, butta giù qualcosa… Un corno! Mi telefona Jack (Sensolini) e mi dice che inserirà il racconto in un’antologia. Un’idea nata durante il torneo. Non me la sono sentita di dire di no e così sono diventato Ignorante ad Honorem!

  1. Un consiglio per chi sta iniziando l’avventura della scrittura come me?

Te ne do tre: Leggere, per imparare; Leggere, per confrontarsi; Leggere, per migliorarsi.

  1. Sei organizzato per la stesura di uno scritto o vai a braccio?

Sono un istintivo. Quando comincio a scrivere non so nemmeno io dove arriverò e come. L’inizio è sempre così. Ad un certo punto però sono obbligato a strutturare l’ambientazione e i personaggi, per non perdere la linea della storia e cominciare a determinare gli sviluppi della trama e le conseguenze delle azioni dei personaggi. Valuto le curve di tensione, la linea temporale, ecc. ecc. Puoi paragonarmi a uno scultore che abbozza una statua senza un’idea precisa e poi, con calma, la rifinisce.

  1. Il momento che ami e odi di più dalla prima battuta scritta alla pubblicazione?

La parte che amo di più è equamente divisa tra la fase documentale e quella creativa. Odio invece con tutto me stesso le revisioni. Non l’editing, bada bene. Ma leggere, rileggere e rileggere ancora sapendo benissimo che quando finirà nelle mani di un editor troverà qualcosa che non va, mi fa crescere l’ansia.

  1. Libro o film che ti ha segnato?

Se posso cito due libri. Per primo, senza classifica di merito, Il Barone Rampante di Calvino. Forse è proprio grazie a questo libro che ho imparato a convivere con sogni e realtà. Il secondo è La Spada di Shannara. È il libro che mi ha avvicinato al Fantasy, ma soprattutto è per me un potente ricordo legato a mia madre. Me lo regalò a Natale nel 1978. Poi ogni anno, sempre a Natale (fin quando hanno programmate così le nuove uscite) arrivava un libro di Terry Brooks in regalo. Fin quando, proprio una vigilia di Natale, mia madre è stata vinta da una lunga e dolorosa malattia. Per me è diventato quasi un rito, ogni anno il 24 dicembre, prenderlo in mano e leggere qualche pagina. Mi riporta indietro nel tempo, quando ero assorto nella lettura in poltrona, a fianco di mio fratello, mentre mia madre spadellava in cucina, aiutata da mio padre, per preparare il pranzo natalizio. Percepisco i suoni e gli odori e anche se è un momento di profonda malinconia, mi porta molta serenità.

  1. In Italia si può vivere di sola scrittura?

Qualcuno ci riesce. Ma parliamo di scrittura, quindi non solo di attività letteraria. Non solo di pubblicazioni. Chi riesce a vivere SOLO con i libri sono un numero statisticamente non significativo. Questo se vogliamo attenerci alla definizione di vivere e non di sopravvivere. Ammiro chi ci riesce, ma è una forzatura. Personalmente mi sono reso conto che per quanto ami la scrittura e potrei potenzialmente sopravvivere, preferisco avere altre fonti di reddito. Soprattutto vivere momenti al di fuori della scrittura mi permette di avere sempre storie nuove da raccontare. Se non vivi la vita, non puoi descriverla.

  1. Progetti per il futuro?

Sono esageratamente impegnato nella stesura di nuovi lavori. Ho preso impegni disumani, promettendo di consegnare tre nuovi romanzi entro il 2019 (per le uscite del 2020). Dei quali due li devo ancora cominciare. Poi ho le revisioni dei romanzi che usciranno il prossimo anno (dovrebbero essere due o tre, ancora sto definendo con gli editori). Ultimo, ma non ultimo, un progetto sociale molto interessante che ha scadenza anch’esso nel 2019. Nel mezzo inserisci presentazioni, consulenze, articoli, ecc. E anche un altro lavoro. Ma ce la posso fare.

  1. Dove cominciare con le letture per seguirti?

A chi me lo chiede, rispondo sempre: dal prossimo! In realtà sono affezionato a tutti i miei lavori. Se però devo proprio indicarne uno dico certamente Nonaroth, edito da Watson edizioni, editato dalla mano sapiente dell’amico Alfonso Zarbo e con all’interno i meravigliosi saggi di Lavinia Pinello e Lavinia Scolari. È una fiaba dark che coinvolge molto emotivamente. E poi è arrivato in finale al Premio Italia come miglior romanzo fantasy pubblicato nel 2017.

Grazie per le belle domande e ancora grazie per l’attenzione che mi hai riservato. Un caro abbraccio a te e a tutti i tuoi lettori.

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