Alberto Della Rossa, l’intervista!


Alberto si è concesso in questa tediosa, a causa delle mie domande, intervista. Autore e musicista che ho apprezzato tantissimo nell’antologia letale di N di MeNare. Da non perdere!

Piccolo appunto. Avevo inserito una domanda riferita all’intervista genereale di Ignoranza Eroica ora sopressa, cercando di fare il simpatico ad un battuta che aveva scritto. La risposta è stata che non era lui. Convitissimo di non sbagliare, sono andato a rivedere e…aveva ragione lui, l’autore era un altro, nella fattispecie Angelo Berti. Ci siamo fatti due risate, consapevoli del mio precoce invecchiamento!

Intervista Ironica a Ignoranza Eroica

  1. Domanda di rito iniziale: chi è Alberto della Rossa?

Un disadattato. Uno che pensa troppo e brontola anche peggio, gattaro e musicista (o almeno ci provo). Poi c’è la scrittura, che è anche il mio lavoro: sono un copywriter. Una di quelle persone di merda che solletica bisogni inesistenti con frasi mielose che parlano al cuore delle massaie. That’s marketing baby. Di una cosa sono sicuro: è meno divertente di quanto sembri.

  1. Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura?

Da bambino avevo un Amiga500, c’era un programma di videoscrittura. Sceglievo font gotici improbabili e scrivevo storie di scuole per ragazzini mutanti. In pratica mi ero inventato gli X-Men, senza nemmeno sapere cosa fossero. La realtà è che volevo fuggire dal divorzio dei miei genitori, ero arrabbiato e incattivito. A prescindere dalla storia strappalacrime, ho iniziato a leggere a quattro anni e mezzo e da allora non mi sono più fermato.

  1. Il tuo primo racconto pubblicato?

Il racconto vincitore dell’edizione 2006 di Scheletri, Palla di Vetro. La versione originale è stata scritta sui banchi delle superiori. Se lo rileggo adesso rischio le convulsioni, la prosa è indecente.

  1. Scrivi solo fantasy?

Scrivo soprattutto ALTRO. Il fantasy è sesso occasionale della peggior specie, di quello fatto da ubriaco con l’amica brutta di quella che ti piace.

  1. Hai scritto diversi racconti presenti in Scheletri. Che cosa puoi raccontarci al riguardo?

Che più che su Scheletri ho scritto moltissimo sulla Tela Nera e su Minuti Contati. Sulla Tela ho conosciuto (e mi sono mazzuolato allegramente) con Marco Cardone, Livio Gambarini, Polly Russell e tanti altri brutti ceffi del giro. Poi sono approdato a Minuti Contati, che mi ha accompagnato per un paio d’anni. Ho smesso dopo aver vinto la Quarta Era. È stato un anno fenomenale, in gioco c’erano bei nomi. Alla fine l’ho spuntata io, ma non è stato facile. Però mi sono portato a casa degli amici di penna e in qualche caso di vita.

  1. Sei parte della masmada di N da meNare con il racconto L’eredità di Burva. Come è nata la collaborazione ?

Semplice: sono stato chiamato da Mazza per un concorso nel concorso, che poi si è trasformato nello Schiaffantasi. Dopo dieci minuti si ruttava, si dicevano bestialità e si parlava di puttane: l’Ignoranza Eroica era appena nata. Ho comprato il dominio il giorno stesso e con Mazza e Sensolini abbiamo messo in piedi la baracca. Su N di meNare avrei dovuto partecipare con il racconto arrivato secondo allo Schiaffantasi (Cuore di Cane), ma era un po’ troppo amaro e grim per lo spirito becero dell’antologia. Allora ho scritto l’Eredità di Burva, che poi altro non è che la prova generale di un romanzo di fantascienza che ho in cantiere.

  1. L’autore che più ti ha influenzato?

Troppi davvero. Tra tutti, forse, London e McCarthy, ma anche Maupassant se la cava bene.

  1. Che cosa serve fondamentalmente a un autore per riuscire a farsi notare?

La faccia come il culo.

  1. Come sei organizzato per la stesura di uno scritto?

Idea generale, suddivisione per punti, snodi principali della trama e poi mando tutto a puttane. A parte gli scherzi, cerco di scrivere un canovaccio dettagliato e poi cerco di seguire il filo della verosimiglianza.

  1. Il momento che ami e odi di più dalla prima battuta scritta alla pubblicazione?

Il momento che amo è quando riesco a commuovermi leggendo ciò che ho scritto. Significa che – nonostante l’abbia scritto io – il passaggio ha la forza necessaria per farmi entrare nei panni del lettore. Il momento che odio di più, invece, è quando non riesco ad andare avanti e rimango bloccato su una pagina per ore. Terribile. Ad ogni modo sono uno scrittore molto lento, con un’indole decisamente Flaubertiana. In pratica un cagacazzi nevrotico.

  1. Progetti per il futuro?

Editare e pubblicare il romanzo di viaggio “Tra risaie e rododendri”, finire il romanzo fantasy storico “La Madre dei Mazapegul” e scrivere le “Avventure del Bordello Volante”.

  1. Autore che ami e leggi spesso?

Questa è facile: Pratchett.

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3 risposte a "Alberto Della Rossa, l’intervista!"

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