Intervista a Laura Silvestri


Oggi ascoltiamo le parole di una giovane scrittrice, ma non per produzione, facente parte della banda, che mi ha tenuto compagnia quest’estate, con i loro racconti bizzarri e bislacchi. Cito in anteprima una frase che mi ha colpito e che è mia in qualche modo:

…continuare a scrivere, non perdere il vizio. Soprattutto, non perdere il sogno.

Questa è Laura Silvestri!

intervista ironica a Ignoranza Eroica

  1. Chi è Laura Silvestri?

Buona domanda. Ad avercela, una risposta. Dietro la maschera di donna adulta standard modello Mamma Lavoratrice 1.0 credo si nasconda qualcosa. Non so ancora bene cosa sia, ma intanto lo riverso in tutte le cose improbabili che scrivo.

  1. Il tuo primo racconto pubblicato?

Se non sbaglio “Come la Luna e il Sole”, edito da Wizards&BlackHoles. Buffo a dirsi, si trattò di un racconto su commissione: avevo inviato una storia sci-fi all’editore;  gli era piaciuta, ma aveva urgente necessità di racconti fantasy. Così in un paio di settimane ho scritto questo Sword&Sorcery senza troppe pretese, di puro intrattenimento: inseguimenti nella giungla, rovine maledette eattrazioni pericolose.

  1. A quale genere di scrittura pensi di appartenere?

Non sono un’appassionata delle etichette, direi che “letteratura fantastica” sia un buon contenitore. La mia passione è lo Sword&Sorcery, ma non disdegno incursioni nel realismo magico e nella fantascienza sociale.

  1. Sei parte della masnada di N da meNare con il racconto Maschiacce.Com’è nata la collaborazione?

Per caso, come molte cose belle della vita. Conoscevo uno dei due fondatori, Luca Mazza, perché avevamo lavorato insieme all’antologia “Thanatolia”. Ho iniziato a seguire la pagina Facebook di Ignoranza Eroica e l’ho trovata subito nelle mie corde. Un giorno hanno chiesto ai lettori di cimentarsi in haiku ignoranti: io mi sono divertita a sparare tre versetti di femminismo da taverna. Sono piaciuti, mi hanno reclutata al volo quale “quota rosa” del movimento. Da allora sforno per loro storie di guerriere post-apocalittiche incazzate nere, perché il mondo ne ha chiaramente un gran bisogno.

  1. Un consiglio per chi sta iniziando l’avventura della scrittura come me?

A costo di sbrodolare ovvietà, direi: scrivere tanto e leggere di più. Buttarsi nelle iniziative, partecipare ai concorsi, cercare di farsi leggere. Ma soprattutto, più di ogni altra cosa, accettare le critiche con riconoscenza e farne tesoro, perché è da quelle che si impara.

  1. Sei organizzata per la stesura di uno scritto o vai a braccio?

Nella scrittura, come nella vita, sono una pianificatrice. Non amo i salti nel vuoto, per cui prima di iniziare a scrivere cerco di preparare una scaletta dettagliata. A volte abbozzo anche i dialoghi più importanti, e soltanto quando sono abbastanza convinta della storia do il via alle danze.

  1. Hai scritto molto. Qual è il tuo lavoro che apprezzi di più?

La risposta vera sarebbe “quello che ancora devo scrivere”, nel senso che soffro di quel senso di orrore cosmico che coglie certi autori quando riprendono in mano i propri lavori, e quindi mi auguro di continuare a migliorare col tempo. Comunque, per temi e messaggio, sono molto affezionata a “Materia Grigia”, un racconto lungo (o forse romanzo breve) di fantascienza sociale edito da Delos Digital. Parla della mia Roma, di un futuro non troppo lontano, di integrazione e diversità. Di amicizia, soprattutto.

  1. Quale consigli, come opera, per iniziare a leggere le tue creazioni?

Sicuramente il suddetto “Materia Grigia” è un buon punto di partenza, come pure l’altro mio titolo edito nella collana Futuro Presente, “La notte in cui tutte le donne”. Mi rendo conto però di essermi descritta in primis come amante dello Sword&Sorcery, per cui non posso che consigliare l’antologia “Thanatolia” (Watson Edizioni), anche perché mi vede in compagnia di autori di grande talento, che non necessitano di presentazioni (non mi dilungo ma cito, doverosamente, almeno gli ideatori del setting, Lorenza Davia e Alessandro Forlani).

  1. Libro o film che ti ha segnato?

Anche qui corro un alto rischio di banalità, ma devo dire “Il Signore degli Anelli” (mi riferisco al romanzo, ma ammetto di non disdegnare i film). Da bambina adoravo le favole, ne leggevo e inventavo ogni volta che potevo. Da adulta sentivo la mancanza di un mondo immaginifico che credevo fosse appannaggio della sola infanzia. E poi, a vent’anni, col capolavoro di Tolkien fra le mani, ho scoperto che mondi meravigliosi, magia e grandi ideali non dovevano per forza sparire dalla mia vita. Una sorta di rivelazione che ha segnato gli anni e i desideri  a venire.

  1. In Italia si può vivere di sola scrittura?

Ahimè, temo di no, a meno di non arrivare nel gotha deipubblicati da quelle due o tre case editrici “big” che da sole saturano le librerie. E anche lì non credo che ci si arricchisca. Ma sarebbe bellissimo, davvero. Se qualche altro autore ti dovesse svelare il segreto per riuscirci, mi raccomando, fammelo sapere.

  1. Progetti per il futuro?

Tanti, per fortuna. Due romanzi in fase di editing che dovrebbero vedere a breve la pubblicazione, e una mezza dozzina di altre iniziative a cui sto partecipando con racconti. Spero di migliorare poco a poco, ho ancora tanta strada da fare. Per questo penso che l’importante sia mettere un piede dopo l’altro: continuare a scrivere, non perdere il vizio. Soprattutto, non perdere il sogno.

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