Intervista a Roberto D’Antona


Oggi ho l’onore di avere come ospite un regista italiano. Ironico, professionista e sognatore. Leggere le sue parole mi ha motivato ancora di più. Descrive a chiare lettere cosa significa avere passione e tramutare i pensieri in azioni. Grande Roberto e grazie mille per aver accettato senza riserve le mie domande.

Ricordo che è il mio primo regista!!! Dimensione Nera sta raggiungendo apici inaspettati (lo affermo da solo…heheh). Ora gustatevi le sue parole e fatevi o fate  un regalo a natale, i suoi film sono disponibili su

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  1. Chi è Roberto D’Antona?

Roberto D’Antona è un persona semplice che adora cucinare, anche se il suo piatto preferito è la pizza come le Tartarughe Ninja, che vive con i suoi adorabili micetti e che adora viaggiare e che, nei momenti di pausa, si diverte con i videogiochi… Ah quasi dimenticavo, è innamorato del cinema e vive per esso.

  1. Regista, sceneggiatore e attore da dove nasce la tua voglia di lasciare il segno?

Avevo 6 anni quando su Italia 1 vidi per la prima volta Grosso Guaio a Chinatown di John Carpenter, un film che mi ha letteralmente stregato e che da allora lo guardo almeno 10 volte all’anno, un film che mi ha fatto innamorare del cinema. Poi ho “conosciuto” Jim Carrey grazie al film The Mask e da lì è nata la mia passione per la recitazione. I miei coetanei di 11 anni solitamente si divertivano giocando con le figurine, con le biglie, coi giocattoli e per carità lo facevo anche io, ma ho anche preso in accordo con mia madre la videocamera a cassette di famiglia e ho girato di nascosto un cortometraggio horror con i miei amici dell’epoca. Da lì in poi, è diventata una vera e propria droga.

  1. Come si diventa Roberto D’Antona?

Mangiando pizza almeno tre volte a settimana e lavorando dalla mattina alla sera senza alcuno spazio per una vita sociale. (ride) Credo che Roberto D’Antona sia un grande sognatore che ha fatto del suo sogno un vero e proprio lavoro, ma non bisogna diventare Roberto D’Antona, al massimo bisogna fare come lui: darsi da fare fin da subito, studiare e lavorare sodo costantemente per le proprie ambizioni senza pensare a cosa fanno gli altri ma lavorando sodo su sé stessi, con la consapevolezza di migliorare costantemente è che si può sempre fare di più.

  1. Per chi è ha digiuno come me, cosa succede dietro la macchina da presa, ci puoi descrivere l’iter della realizzazione? Dall’idea alla visione finale?

Le idee per i miei film arrivano quasi sempre mentre faccio la doccia, probabilmente perché è l’unico momento in cui sono davvero rilassato. Una volta arrivata l’idea, la elaboro e la sviluppo in un lungo trattamento, dopodiché la presento al mio socio e fondatore della L/D Production Company, Annamaria Lorusso, e se l’idea convince anche lei allora si parte con lo sviluppo della sceneggiatura (che spesso la sviluppo dalle 4 alle 6 stesure) per poi proporla agli altri produttori della nostra azienda e a produttori esterni per poi poter iniziare la fase di pre-produzione che a parer mio è la più importante. Un’ottima pre-produzione è la base principale per la riuscita di un buon film. E poi dalla pre-produzione si arriva sul set, poi alla post-produzione e infine alla distribuzione, sempre se con quest’ultima non ci siano accordi presi già in fase di pre-produzione.

  1. Hai ricevuto parecchi premi, sia come attore ad esempio per l’interpretazione del folle sadomasochista Condom nel film Insane come Best Supporting Actor agli American Movie Awards 2015, sia come regista. Qual è il segreto del tuo successo?

Credo che la mia strada per il successo sia ancora lunga, ma mi auguro di aver imbroccato quella giusta e se così fosse, uno degli elementi più importanti del mio carattere è la determinazione. Sono una persona molto determinata e quando decisi di intraprendere questo cammino molto difficile mi feci una domanda “Cosa sei disposto a perdere per amor del cinema?” la mia risposta fu: “Tutto.” Vivo per esso, studio e lavoro costantemente su me stesso per migliorare, questo grazie anche ai consigli che mi vengono dati da chi mi è vicino, dai commenti della critica, ascoltando il pubblico e soprattutto ammirando e imparando dai grandi maestri. Il sacrificio e la determinazione sono fondamentali per raggiungere traguardi importanti.

  1. Parliamo della tuo film Fino all’inferno. Qui le domande sono tante (perdonami sono logorroico anche scrivendo): Quali sono le location? Quanti attori e comparse? In quanto tempo è stato girato? Di che cosa parla?

Il set di Fino All’Inferno è stato molto movimentato, abbiamo girato principalmente in provincia di Novara (Oleggio, Bellinzago Novarese, Castelletto Sopra Ticino, Trecate, Alzate di Momo) per poi spostarci verso Varese, Vercelli, Pavia e infine fra i boschi sulle montagne ai confini con la Svizzera. Il cast è composto da 128 attori (comparse comprese) che per una piccola produzione, sono tantissimi. Però, il record è stato raggiunto con il mio film successivo grazie a un cast composto da ben 146 attori. Le riprese di Fino All’Inferno sono state suddivise in 32 giornate di lavoro consecutive. Il film parla di tre rapinatori in fuga verso una nuova vita che incrociano la propria strada con una donna e suo figlio e con la tragica maledizione che portano con sé. A dare loro la caccia, l’ex boss malavitoso per cui lavoravano e una misteriosa organizzazione segreta composta da uomini senza scrupoli. A questa folle corsa in camper verso l’inferno si uniranno a loro una gelosa fidanzata e un ex-sbirro dai metodi sbrigativi. In palio, la vita del bambino e il futuro del mondo.

  1. Quanto pesa in termini di visibilità produrre in Italia e non in America ad esempio?

Per quanto mi/ci riguarda, ci piace produrre film in Italia e siamo fieri di poterlo fare nel nostro Stato per il nostro Paese. Sicuramente una piccola fetta del pubblico Italiano (purtroppo) tende ancora a non supportare pienamente i prodotti nostrani in generale, ma tende a essere solitamente più fiducioso nei confronti del cinema straniero, che per carità è grandioso. Ma io sono molto fiducioso! Il cinema Italiano negli ultimi anni sta producendo tanti bei film soprattutto “diversi”, che per carità soggettivamente possono piacere e non piacere, ma non si può negare il fatto che tanti bravissimi registi emergenti e non, stanno realizzando con il supporto di grandi e piccole produzioni, film decisamente differenti e dal respiro internazionale rispetto a quei titoli a cui siamo stati abituati fino a qualche anno fa. Io credo che il cinema italiano e i talenti italiani abbiano tanto, tantissimo da raccontare e sono convinto che tutti noi siamo sulla strada giusta.

  1. Progetti futuri?

Sono in fase di post-produzione con il film The Last Heroes Gli Ultimi Eroi, la mia più grande avventura cinematografica di genere fantasy/horror, un film che realizza non solo un mio grande desiderio ma anche quello di Annamaria che ha sviluppato con me il soggetto. Il film sarà pronto per il 2019 e non vedo l’ora di poter mostrare qualcosa in più al pubblico. Per quanto riguarda la nostra azienda, posso dire che  siamo in piena attività ormai da due anni e che produciamo in media uno/ due prodotti all’anno e per il prossimo anno, se tutto procede secondo i piani, torneremo sul set per un nuovo film di genere thriller. In contemporanea a tutto ciò, stiamo anche lavorando sodo per avviare un progetto molto grosso e importante per il nostro team, un progetto ambizioso di cui al momento non possiamo parlare.

  1. Un aneddoto durante le riprese del film Fino all’inferno?

Apro la pergamena (ride). Ci sono state tante situazioni esilaranti e molto simpatiche sul set, come per esempio le vecchiette che si fermavano a guardare spaventate dall’esterno della farmacia (nonostante ci fossero gli avvisi) mentre mettevamo in scena una finta rapina, oppure vedere gli attori girare in mutande con – 6 gradi in montagna, oppure girare una scena all’interno della Fabbrica della Birra non accorgendoci che la Lorusso a furia di bere birra era diventata un tantino brilla e non smetteva più di ridere, o ancora, una volta mentre parlavo con la pistola in mano, ho premuto per sbaglio il grilletto facendo partire un colpo a salve proprio sul microfono della presa diretta rischiando di far diventare sorda la mia povera Aurora (ride). Insomma, ci siamo divertiti ma è stato anche tanto faticoso, come quella  volta che abbiamo lavorato per 72 ore consecutive con soltanto 4 ore di sonno in totale per quanto mi riguarda e un clima glaciale, con due viaggi A/R fino ai confini con la Svizzera, con tanto di riprese di una sparatoria molto complessa che abbiamo girato il giorno seguente in una location molto particolare. Ecco forse questo non so se lo rifarei (ride

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