intervista a David Giuntoli


Classe 1967, nasce a Lucca, pisano da una vita. Infermiere; da sempre appassionato di letteratura horror, fantasy, fantascienza e giochi di ruolo.

Ha scritto il racconto Il mago (genere realismo magico) entrato a far parte della raccolta Pisani all’uscio dedito da Ensemble nel 2013.

Nel 2015 sono usciti due sue racconti in due diverse antologie: Il ribelle gentile (genere drammatico/storico) per Vituperio delle genti edito da MDS e Il premio (genere horror/erotico) per Sex Grindhouse edita da Il Foglio.

  1. Chi è David Giuntoli?

David Giuntoli è nato cinquantuno anni fa a Lucca, ma vive da sempre a Pisa. E’ una pentola a pressione piena di idee che si materializzano in forma di romanzi, racconti, storie per giochi di ruolo, trame per cene con delitto; e ogni idea che prende forma cede il posto a una nuova.

  1. Quando hai iniziato a scrivere?

Ho ricordi di storie abbozzate su quaderni risalenti alla mia infanzia. Ho sempre scribacchiato, ma ho cominciato a dare forma concreta alle mie idee quasi cinque anni fa, in seguito a un grave problema di salute che mi ha costretto ad avere molto tempo libero

  1. Di che cosa ti occupi oltre la scrittura?

Sono infermiere. Amo il cinema e ho provato pure a cimentarmi nella sceneggiatura e nella regia. Presto ne vedrete i risultati. Amo i giochi in scatole a quelli di ruolo.

  1. Quali sono i fondamentali concetti per chi vuole gettarsi (come me) nel mondo della scrittura creativa?

Credo che sia necessario leggere molto per imparare le tecniche e trovare il proprio stile. Scrivere rileggendo quel che abbiamo prodotto provando a scriverlo di nuovo secondo una prospettiva diversa, per trovare quella che più si addice al nostro stile. Scrivere quello che ci piace non cercando di compiacere possibili lettori; tanto non si potrà mai accontentare tutti.

  1. Parliamo del tuo Il segnato. Di che cosa parla?

E’ un fantasy gotico. E’ il primo libro di una trilogia che parte come fantasy per sconfinare successivamente nella fantascienza. La storia si svolge in un medioevo fittizio, alternativo a quello della nostra realtà, ma per molti aspetti simile a esso non fosse che forze oscure hanno cominciato ad aggirarsi nel cuore della notte ghermendo gli umani che osano avventurarsi fuori dalle loro case dopo il calare delle tenebre. Un uomo misterioso col corpo coperto da tatuaggi, si aggira per il centro Europa con una ragazzina, piuttosto discinta e provocante. Nessuno sa cosa cerchino, ma chiunque li incontra intuisce di essere al cospetto di esseri dotati di grandi poteri. Il primo libro racconta la storia di quell’uomo, Kaspar e di quella ragazza, Isabelle, esplorando il loro passato e il loro presente. Non voglio rivelare altro a parte che è in atto un grande inganno di cui è vittima l’intera razza umana, perché non è morto ciò che può giacere in eterno. E in strani eoni anche la morte può morire.

E con questa frase credo che molti di voi avranno capito di cosa stiamo parlando e quale è stata una delle fonti di ispirazione de “il Segnato”

  1. Che tipo di difficoltà hai avuto nella stesura dell’opera?

E’ un’opera complessa strutturata a capitoli che si svolgono nel presente alternati ad altri che raccontano il passato. Il lettore avrà la sensazione di leggere storie autoconclusive fino a che non arriverà a circa metà del libro dove capirà di essere di fronte a un affresco complesso dove quello che sembrava secondario assume improvvisamente un ruolo di primaria importanza e soprattutto dove tutto è connesso. La prima difficoltà è stata dosare questo legame, rivelando le cose al momento giusto e non troppo presto o troppo tardi. L’altra difficoltà è stata quella di non presentare un personaggio di cui non si capisce lo scopo per tutto il primo capitolo. Per farlo ho usato il punto di vista dei terzi, di coloro che lo incontrano. Non troverete mai neanche un accenno a ciò che Kaspar pensa finché non arriverete al secondo capitolo dove diventa lui stesso narratore.

  1. Libro o autore che ti ha ispirato?

Tanti.  A partire da H.P.Lovecraft, di cui sono un grane fan, passando dal manga Berserk senza dimenticare Moorcock con il suo multiverso ben presente nel ciclo de “Il segnato”. Naturalmente l’heroic fantasy il cui capostipite è il Conan di Howard.

  1. In questo periodo stai lavorando a qualche nuovo incubo?

Sto finendo il terzo e ultimo volume de “Il segnato” e poi comincerò a lavorare a una cosa molto diversa. Un pulp molto particolare.

  1. Esistono altre tue opere, racconti o quant’altro on line?

Online no, ma ho partecipato a molte antologie di case editrici locali, che spaziano dall’horror, alla fantascienza, al drammatico, all’erotico al noir.

  1. Come giudichi l’editoria italiana?

Non ho molto esperienza con le case editrice, ma ho la sensazione che in alcuni casi manchi l’idea del rischio editoriale. Sono tutti disposti a fari scrivere per la gloria. Peggio ancora dietro compenso e in quest’ultimo caso vi dico: lasciate correre e passate ad altro. Però sto conoscendo realtà piccole ma non piccolissime, come la Watson o la Dunwich che mi pare che vadano in controtendenza.

 

I pirati del multiverso. Il segnato: 2

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