intervista a Christian Sartirana


Ho avuto il piacere di incontrare dal vivo Christian a Strani Mondi, il tempo di un paio di battute ma sono bastate a rendere unico l’incontro (ho anche avuto il piacere di veder nascere un progetto, tra lui e altri due autori, mentre sorseggiavo una birra, che sembra essere giunto a buon fine- esaltantante esserne stato testimone-).

Ho pubblicato in ritardo l’intervista, come al solito, causa esigenze di vita ma stasera finilamente posso deidcare un po’ di tempo al mondo che amo di più in assoluto e di cui Christian ne fa parte a pieno titolo.

Nasce l’undici novembre del 1983 a Casale Monferrato. Cresciuto nell’entroterra siciliano che lascia raggiunta la maggiore età per tornare nella sua terra natia, che fa da sfondo a molte delle sue storie. Vive in un paesino del pavese, dove lavora come rilegatore e restauratore di libri antichi insieme alla sua compagna illustratrice con la quale condivide il brand Book Cemetery.

Autodidatta, esordisce nel 2013 con il racconto Le croste (Quasar n.1 Edizioni della vigna), successivamente è apparso con il racconto Blocco Creativo nell’antologia curata da Nicola Lombardi “Malombre” (Dunwich Edizioni 2015). Con il racconto Gabbie è presente nell’antologia “Sotto un cielo rosso sangue” a cura di Luigi Boccia. Nel 2017 con il romanzo breve Le cose oscure (Delos Digital a cura di Luigi Boccia) e con il racconto sulle orme di Lovecraft, finalista del Premio John W. Polidori per la letteratura Horror, pubblicato con Nero Press nel 2017 nella collana “Insonnia”. Ha collaborato con tre scenografie per la Graphic novel Ombre-Fantasmi del tempo di guerra (Weir Book 2017).

***

  1. Chi è Christian Sartirana?

Un trentacinquenne sottopeso di sangue piemontese, siculo e ligure. Lavora come insegnante di legatoria giapponese, artigiano rilegatore e restauratore di libri antichi e, negli ultimi due anni, anche come scrittore di libri per l’infanzia. Lavorerebbe volentieri anche nell’ambito della letteratura weird, ma quella parte, più che un lavoro, è ancora una paghetta. Ma non preoccupatevi che arriverà anche lì.

  1. Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura?

A undici anni, battendo a macchina le mie ricerche sugli aracnidi. Non erano tanto le storie a interessarmi, quanto il volume di carta scritta. La vista delle pagine battute a macchina mi riempiva il cuore e i polmoni, non saprei come spiegarlo meglio. Ero fissato già con l’horror e crescendo ho cominciato, molto lentamente (infatti scriverò i miei primi racconti intorno ai vent’anni), a unire le due cose.

  1. Il tuo primo racconto pubblicato?

Le Croste: una storia horror/sci-fi sulla rivista specializzata Quasar n.1 pubblicata della casa editrice (che abbiamo rischiato di perdere recentemente) Edizioni della Vigna. Era una storia carina, sempre ambientata nella mia Casale Monferrato, sulla fine della civiltà umana. Era il non troppo lontano 2103.

  1. Perché racconti storie weird e di orrore?

Perché ho avuto un’infanzia di merda e dopo un po’ che la mangi perfino quella riesce a creare dipendenza.

  1. Perché scrivi?

Forse perché ho passato molti periodi della mia vita da solo e scrivere è un’attività solitaria che ti riempie parecchio.

  1. L’autore che ti ha più influenzato?

Direi che se la giocano Lovecraft e Ramsey Campbell, anche se ormai non li leggo quasi più. No, aspetta…  mentre lavoro ascolto degli audiolibri di Lovecraft su youtube.

  1. Che cosa serve fondamentalmente a un autore per riuscire a farsi notare?

Mah, direi talento, impegno, tempo, ma anche (e non poca) capacità nel creare relazioni e fortuna.  Diciamo che nel nostro ambiente (quello della narrativa del fantastico è piccolo e si vede tutto abbastanza chiaramente) è tutto un passaparola. Ci si compra, ci si legge, ci si recensisce a vicenda e in non pochi casi si tratta di rapporti “interessati”. Prendi il Bram Stoker Award, dove praticamente c’è una ristretta cerchia di autori che si premiano da soli, scambiandosi queste statuette dalla forma pesantemente fallica che non riesco proprio a capire come le scrittrici possano sopportare. Quest’anno a te, quello prossimo a lui ecc. Per carità, ci saranno (ci sono!) di certo anche spazi in cui regna ancora la genuinità, ma per come la vedo io sembriamo spesso un branco di sopravvissuti a una mega catastrofe che per non crepare di fame sono ricorsi al cannibalismo.

Vuoi farti notare da un editore? Scrivi un buon libro che vada incontro alle tendenze generali del momento (ma con dignità) e vendi un sacco di copie, sbattiti.

Vuoi farti notare da un lettore? Porta il tuo libro ovunque, parla, spiegati, raccontati senza riserve. Impara dalle sue critiche e correggi la tua produzione. Diventa un bravo artigiano, insomma. Se invece vuoi fare il genio solitario tutto di un pezzo, ricordati che Lovecraft è morto solo, giovane, povero… e c’è mancato poco che non morisse pure vergine! Poi, per carità, ci sono anche quelli che senza sbattersi troppo piacciono a tutti. Ma certe cose sono imprevedibili.

  1. Come sei organizzato per la stesura di uno scritto?

Organizzato? Eh?

Scherzo, ma non troppo…

Per un sacco di tempo ho scritto finché non sbattevo la testa contro un editor che mi salvava il culo. Se dovevo scrivere un romanzo, di solito, avevo solo una vaga idea in testa e andavo avanti fino alla fine e senza mai guardarmi alle spalle. Tipo la fuga in bicicletta di Bill e Richie in It. Al galoppo Silver!

Questa tecnica però è pessima. Crei un sacco di materiale inutile (tipo il girato di Inland Empire di Lynch) e ci metti una vita a finire una roba (non so quanti romanzi ho nel cassetto), infatti ho sempre scritto più che altro racconti.

Ultimamente però, dopo la “mazzoliata” di un agente letterario e gli insulti di vari colleghi, mi sono messo d’impegno e sto migliorando parecchio. Prendo appunti più dettagliati e ripasso il testo sino allo sfinimento. Comunque l’unico metodo efficace che conosco è questo: scrivere un soggetto, scrivere il romanzo, leggere il tutto per capire dove tagliare e aggiungere. Quindi rileggere, tagliare e aggiungere. Rileggere, tagliare e aggiungere, rileggere, tagliare e aggiungere, rileggere, tagliare e aggiungere… finché non arriva Sant’Editor. Per il momento sono fermo qui. Ma sta funzionando.

Lo vedrete con il mio primo romanzo.

  1. Il momento che ami e odi di più dalla prima battuta scritta alla pubblicazione?

Alla fine di un racconto, o di un romanzo, mi sento male, come svuotato e mi deprimo a tal punto che quasi vorrei non aver scritto nulla. Direi che quello è il momento peggiore.

Un momento che amo molto, invece,  è quando devi seguire la creazione della cover e della grafica in generale del libro. È una cosa che mi rilassa.

  1. Hai pubblicato con Acheron, che cosa si prova a far parte di un selezionatissimo gruppo scelti per la qualità e la particolarità del prodotto?

Provo una bella sensazione a lavorare con Acheron. Samuel Marolla è indubbiamente l’editore che mi ha aiutato di più e che ha creduto maggiormente nel mio lavoro. Ha entusiasmo, passione, intuito, disciplina nell’editing, ma sa anche lasciare spazio. Per carità, a volte scompare nel nulla e tu non sai se minacciarlo o telefonare a Chi l’ha visto?, ma è fatto così e gli voglio bene lo stesso. Dio solo sa quante ne sopporterà lui dagli autori che non è certo un popolo di gente facile! Tornando ad Acheron direi che è in assoluto la migliore casa editrice nel settore, sia per un autore alle prime esperienze, che per uno più collaudato. Sono dei gran lavoratori e lo dimostra la rapidità con cui crescono e sono sicuro che, presto o tardi, invaderanno il mondo. Spero di pubblicare ancora per loro.

  1. Che altri scritti possiamo gustare di tua penna?

Se non volete leggere le mie fiabe (anche se non vi farebbe male, soprattutto Groviglio) di disponibile c’è solo La gente della Marea, un mio tributo a Lovecraft ambientato in Sardegna. Poi ci sono i due racconti nelle antologie di autori vari: Blocco creativo che è la breve storia di un pittore pazzo, scritta in seconda persona e che trovate su “Malombre” Dunwich Edizioni e poi Gabbie, che riprende un po’ Le facce bianche e che trovate in “Sotto un cielo rosso sangue” Weird Books. Avevo un altro racconto lungo, che sarebbe il the beginning di La porta che c’è su Ipnagogica, pubblicato nella collana Horror Story di Delos, ma l’ho fatto ritirare dal mercato, perché non mi piaceva niente di come l’avevano curato. Lo ripubblicherò io in carta, più avanti. Poi c’è altra roba che nemmeno considero. Per il momento solo questo, ma sto arrivando con molte novità. Aspettatemi.

  1. Raccontaci qualcosa del tuo ottimo lavoro “Ipnagogica”. Di che cosa si tratta?

Innanzitutto grazie per l’ottimo. E che cos’è? È la mia prima vera antologia di racconti, pubblicata circa un anno e mezzo fa con Acheron Books. Si tratta di cinque storie più weird che horror, dove cerco di uscire dai soliti confini del genere, puntando su storture e atmosfere angoscianti, labirinti malati della psiche ecc. Per questi motivi a molti è piaciuta e ad altri per niente, mentre alcuni l’hanno reputata interessante per la sua particolarità, facendo dei piacevoli accostamenti con Thomas Ligotti, Ramsey Campbell e Kafka. È un lavoro che va letto con attenzione, magari un paio di volte, soprattutto per alcuni racconti come La porta o Le facce bianche. Non molti lettori hanno questa abitudine (o attitudine a recepire certe cose) e di conseguenza alcuni di loro l’hanno trovato più enigmatico che emozionante. Eppure (mi rivolgo a questi lettori) provate, se ne avete voglia, a rileggerlo a mente aperta e vi assicuro che troverete numerose porticine che prima vi erano sfuggite. Le storie sono sincere e per sincere intendo che sono “mie esperienze di vita alterate”. È una raccolta dove più che la tecnica del romanziere, ho voluto dare vigore ad altri aspetti della letteratura. Parlo degli aspetti esplorativi, dei piccoli esperimenti insoliti, della genuinità degli argomenti. Non è un puro prodotto di artigianato letterario, ma più una sorta di mappatura  del disagio umano e sociale.

  1. Progetti per il futuro?

Una valanga. Fuori dal weird ho un romanzo hard boiled del quale sto ultimando l’ennesima stesura, la nuova fiaba illustrata dalla mia compagna che uscirà a settembre, più un testo weird per bambini appena consegnato all’editore. Sul fronte weird per adulti, invece, uscirà a breve un mio racconto inedito di genere “Strän” dal titolo Il paese tomba (se me lo cambiano li ammazzo) in una raccolta di autori vari curata da due cari amici. Poi c’è il romanzo pilota di Fossa & Magagna quasi pronto e infine sono partiti altri due progetti, ma non come autore, in territorio Acheron, dove cercherò di dare una bella botta all’horror italiano. Non fate domande, ma tenetevi pronti.

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